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Alluvione tra Nepal e Tibet, almeno 95 morti e centinaia di dispersi: due italiani coinvolti

Alluvione 2

È un bilancio drammatico e ancora provvisorio quello della devastante alluvione che ha colpito l’area al confine tra Nepal e Tibet cinese. Almeno 95 persone sono morte, 93 sono rimaste ferite e centinaia risultano disperse dopo una frana che ha provocato l’improvvisa esondazione del fiume Bhote Koshi. Tra le persone delle quali non si hanno ancora notizie figurerebbero anche centinaia di turisti stranieri.

Ci sono inoltre due cittadini italiani bloccati insieme alla loro guida a monte della frana. Le loro condizioni, ha assicurato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, sono buone e i due connazionali sono in contatto con la diplomazia italiana. Secondo quanto riferito dalla Farnesina, al momento non risultano altri italiani coinvolti nel disastro. In tutto il Nepal e nella regione tibetana sono registrati circa 90 connazionali, un dato che riguarda comunque un territorio molto più ampio rispetto alla sola zona interessata dall’emergenza.

Frane e inondazioni, si indaga sulle cause

La catastrofe si è verificata nella mattinata di mercoledì 26 agosto e ha interessato una vasta area montuosa tra il Nepal settentrionale e la regione autonoma cinese del Tibet. Secondo la ricostruzione riportata dalCorriere della Sera, tra le ipotesi al vaglio c’è anche quella di un possibile legame tra la frana e un terremoto di magnitudo 4.4 registrato in Tibet poco prima del disastro, a una profondità di circa dieci chilometri. Al momento, tuttavia, non è stata stabilita con certezza una relazione diretta tra il sisma e il movimento franoso.

La frana ha interessato la contea di Gyirong, importante punto di collegamento tra Cina e Nepal, e ha contribuito all’esondazione improvvisa del Bhote Koshi. Il presidente cinese Xi Jinping ha ordinato di compiere «il massimo sforzo» per soccorrere la popolazione e raggiungere le aree isolate. Le operazioni sono però ostacolate dal maltempo, dai danni alle vie di comunicazione e dalle difficili condizioni del territorio.

Centinaia di dispersi, molti sono turisti stranieri

Uno degli aspetti più preoccupanti riguarda il numero delle persone che non risultano ancora rintracciabili. Secondo i media nepalesi, che citano il Nepal Tourism Board, sarebbero 403 i dispersi, 62 dei quali nepalesi. Gli stranieri dei quali non si avrebbero notizie sarebbero invece 341. Tra loro figurerebbero 133 cittadini indiani, 47 statunitensi, 34 australiani, 33 britannici, 24 canadesi e 19 malesi. Nell’elenco compaiono inoltre cittadini di numerosi Paesi europei e asiatici. Anche queste cifre sono tuttavia da considerare provvisorie, mentre le autorità cercano di ricostruire la posizione dei gruppi turistici che si trovavano nell’area al momento dell’alluvione. Fonti sudcoreane hanno inoltre segnalato che alcuni cittadini della Corea del Sud impegnati in un impianto idroelettrico potrebbero non essere ancora compresi nei conteggi ufficiali.

«Villaggi e ponti spazzati via»

In Nepal le conseguenze più pesanti si registrano nelle aree di Syapru Besi e Timure e nei distretti di Rasuwa e Nuwakot. Le testimonianze raccolte sul posto descrivono uno scenario di enorme devastazione. Autorità locali citate dalla Reuters parlano di villaggi, ponti e infrastrutture travolti dalla violenza dell’acqua e del fango. Nel distretto di Nuwakot sarebbero stati distrutti anche numerosi ponti in cemento.

Le difficoltà nei collegamenti complicano il lavoro dei soccorritori. Alcuni elicotteri carichi di aiuti diretti verso Rasuwa sono stati costretti a tornare indietro a causa delle condizioni meteorologiche. Secondo ilKathmandu Post, sono stati comunque organizzati decine di voli tra mezzi privati e militari dall’aeroporto internazionale di Kathmandu verso le zone colpite. Almeno 114 persone sarebbero già state portate in salvo nell’area del fiume Bhote Koshi.

I due italiani sono in buone condizioni

La Farnesina sta seguendo l’emergenza attraverso l’Unità di crisi, in coordinamento con il Consolato generale d’Italia a Calcutta, il Consolato onorario a Kathmandu e l’Ambasciata italiana a Pechino. Tajani ha confermato che i due italiani interessati dall’emergenza sono al sicuro: «Sono in buone condizioni, vengono assistiti dalla nostra diplomazia». Il ministero li aiuterà a lasciare l’area e a rientrare quando le condizioni lo consentiranno. Al momento non risultano altri connazionali coinvolti.

Per le emergenze, la Farnesina mette a disposizione il numero dell’Unità di crisi +39 06 36225. Il Consolato generale d’Italia a Calcutta è raggiungibile al +91 9831212216, mentre per la Cina il numero di emergenza dell’Ambasciata italiana a Pechino è +86 139 0103 2957.

Mobilitata anche l’Europa

Alla macchina dei soccorsi si sta affiancando la mobilitazione internazionale. Il premier indiano Narendra Modi ha assicurato la disponibilità dell’India a fornire assistenza umanitaria e a collaborare con le autorità nepalesi. Anche l’Unione europea si è attivata. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha annunciato l’attivazione del servizio satellitare Copernicus, che consentirà di mappare le aree investite dall’alluvione e fornire informazioni utili alle squadre impegnate sul terreno. Bruxelles si è detta pronta a mobilitare ulteriori aiuti. Le ricerche proseguono, ma il maltempo e l’isolamento di numerose località fanno temere che il bilancio possa ancora aggravarsi. Con almeno 95 vittime e centinaia di persone delle quali non si hanno notizie, quella tra Nepal e Tibet si presenta già come una delle più gravi catastrofi che abbiano colpito la regione negli ultimi anni.