Il musicista accusa il comitato elettorale a sostegno del presidente americano di aver utilizzato senza autorizzazione il brano del 1989 durante un comizio in Ohio. Per il cantautore, la canzone rappresenta una critica alla retorica politica e ai suoi messaggi. Un caso simile era già arrivato in tribunale nel 2020.
Neil Young torna a scontrarsi con Donald Trump sul terreno della musica e del diritto d’autore. Il cantautore canadese-statunitense ha avviato un’azione legale da 10 milioni di dollari contro il Trump 47 Committee, il comitato di raccolta fondi a sostegno del presidente americano, contestando l’utilizzo non autorizzato di “Rockin’ in the Free World”, uno dei suoi brani più celebri, pubblicato nel 1989. La notizia è stata riportata dalla Bbc. Al centro della controversia c’è la riproduzione della canzone prima dell’ingresso di Trump sul palco, durante un comizio organizzato il 12 ottobre in Ohio. Secondo quanto sostenuto nell’atto depositato in tribunale, l’utilizzo del pezzo costituirebbe un’esecuzione pubblica senza la necessaria licenza.
«Non concederei mai l’autorizzazione»
Nella causa federale, articolata in cinque pagine, i legali di Young sostengono che Trump fosse consapevole della necessità di ottenere un’autorizzazione per utilizzare il brano durante gli eventi elettorali. Il documento afferma inoltre che il musicista non ha mai concesso la licenza richiesta e che non avrebbe intenzione di farlo. Secondo l’accusa, la canzone sarebbe stata utilizzata anche in numerosi altri comizi. La posizione dell’artista non riguarda soltanto la tutela dei diritti sulla propria musica, ma anche il significato politico che attribuisce al pezzo. Young, vincitore di un Grammy e da tempo critico nei confronti delle politiche di Trump, descrive “Rockin’ in the Free World” come una canzone che mette a confronto le promesse della politica americana con la realtà quotidiana delle persone più vulnerabili: poveri, senzatetto ed emarginati. Per il cantautore, il messaggio del brano è incompatibile con la figura e le posizioni del presidente statunitense. L’utilizzo durante un evento a sostegno di Trump, dunque, rappresenterebbe una scelta in contrasto con il significato che Young riconosce alla propria opera.

Il precedente del 2020
Non è la prima volta che il musicista porta la campagna di Trump davanti a un giudice per l’utilizzo della sua musica. Nel 2020, durante la precedente corsa alla Casa Bianca del presidente repubblicano, Young aveva già intentato una causa per la riproduzione di “Rockin’ in the Free World” e di “Devil’s Sidewalk”.
Quella controversia si era conclusa con un accordo raggiunto dalle parti poco tempo dopo. Il nuovo procedimento riapre quindi uno scontro già emerso durante la campagna elettorale di sei anni fa e conferma la contrarietà dell’artista all’impiego dei suoi brani negli eventi politici di Trump.
La vicenda si inserisce nel più ampio dibattito sull’uso della musica nelle campagne elettorali americane, dove artisti e titolari dei diritti contestano talvolta l’associazione delle proprie opere a candidati o messaggi politici che non condividono. In questo caso, Young chiede un risarcimento di 10 milioni di dollari e sostiene che la riproduzione del brano sia avvenuta senza autorizzazione. Sarà il procedimento giudiziario a stabilire gli eventuali profili di responsabilità.
