Vai al contenuto

Chi è Martha Gellhorn, l’unica donna che lasciò Hemingway

Hemingway E Moglie

Si amarono tra le bombe, le macchine da scrivere e il whisky. Ma nessuno dei due era disposto a rinunciare alla propria libertà. La storia di Martha Gellhorn ed Ernest Hemingway.

«Perché dovrei essere una nota a margine nella vita di qualcun altro?». In questa frase c’è tutta Martha Gellhorn. E forse anche il modo migliore per ricordare Ernest Hemingway nell’anniversario della sua morte. Perché il grande scrittore americano fu molte cose: premio Nobel, reporter, avventuriero, autore di alcuni dei romanzi più importanti del Novecento. Ma fu anche l’uomo che incontrò una donna incapace di vivere all’ombra di chiunque, perfino della sua leggenda.

Si conobbero nel dicembre del 1936, allo Sloppy Joe’s Bar di Key West. Lui aveva trentasette anni, era già una celebrità della letteratura americana grazie aFiestaeAddio alle armi. Lei ne aveva ventotto, aveva già pubblicato due romanzi e si stava affermando come giornalista. Viaggiava con pochi soldi, una macchina da scrivere e una curiosità insaziabile. Tra loro fu attrazione immediata. Ma a unirli non furono soltanto l’amore e l’ammirazione reciproca. A legarli era soprattutto il giornalismo. Entrambi sentivano il bisogno di essere dove la Storia si stava compiendo. Fu così che partirono insieme per la guerra civile spagnola. Poi arrivarono la Cecoslovacchia, la Cina, la Finlandia, l’Europa che precipitava nel secondo conflitto mondiale. «Il luogo in cui voglio essere è dove esplode tutto, far parte della storia», diceva Martha. Non era una ricerca del pericolo fine a sé stessa, ma il desiderio di raccontare il presente nel momento in cui cambiava volto.

Hemingway Gellhorn

Erano reporter, ma anche scrittori. Due caratteri straordinariamente simili, due personalità ingombranti. Il loro amore aveva il rumore dei tasti di due macchine da scrivere che battevano nella stessa stanza, il profumo del tabacco, il sapore del whisky bevuto dopo una giornata trascorsa tra le bombe. Era una passione alimentata dalla stessa fame di vita. Nel 1940 si sposarono e si trasferirono nella Finca Vigía, a Cuba. Hemingway trovava in quella casa la quiete necessaria per scrivere. Martha, invece, la viveva come una parentesi. Non era fatta per restare ferma mentre il mondo bruciava. Quando scoppiò la Seconda guerra mondiale, volle tornare al fronte come inviata. Hemingway la seguì, ma qualcosa iniziò a incrinarsi. Lui, ormai consacrato come uno dei più grandi scrittori del suo tempo, faticava ad accettare che la sua Martha fosse sua pari anche sul piano professionale. Eppure era proprio quella donna ad averlo conquistato.

Durante il difficile viaggio in Cina le scrisse in una lettera parole di straordinaria tenerezza: «Sono perso senza di te. Con te mi diverto tanto perfino in un viaggio così schifoso». Era l’Hemingway innamorato, lontano dall’immagine del duro che la leggenda avrebbe consegnato ai posteri. Ma la competizione cresceva. Quando Martha Gellhorn partì per seguire gli Alleati in Italia e poi cercò di raggiungere la Normandia, Hemingway le rimproverò le continue assenze con una domanda destinata a diventare il simbolo della loro crisi: «Sei una corrispondente o una moglie nel mio letto?». Lei non rispose con le parole, ma con i fatti.

Il 6 giugno 1944 riuscì a salire clandestinamente su una nave ospedale diretta verso la Normandia e seguì da vicino lo sbarco alleato, diventando una delle pochissime corrispondenti di guerra presenti durante il D-Day. Mentre molti raccontavano la battaglia, lei posava il suo sguardo sui feriti, sopravvissuti e conseguenze umane della guerra. Era quello il giornalismo che aveva scelto.

Hemingway Gellhorn Foto

Il loro matrimonio, invece, era ormai arrivato al capolinea. Hemingway si era innamorato proprio di quella libertà che poi non riuscì più a sopportare. Martha non avrebbe mai rinunciato alla propria identità per diventare la moglie di uno scrittore, per quanto geniale. Così, nel 1945, prese una decisione che ancora oggi colpisce per la sua modernità: lasciò Ernest Hemingway. Rimane l’unica delle sue quattro mogli ad aver chiesto il divorzio. E la loro relazione continua ancora oggi a esercitare un fascino particolare. La giornalista Lilli Gruber l’ha raccontata nel libroLa guerra dentro. Martha Gellhorn e il dovere della verità, restituendo centralità a una figura troppo spesso ricordata soltanto come la moglie di Hemingway. Anche il film Hemingway & Gellhorn, interpretato da Nicole Kidman e Clive Owen, ha riportato sullo schermo una delle storie d’amore più affascinanti e tormentate del Novecento.

Ma sarebbe un errore raccontare Martha Gellhorn soltanto attraverso Hemingway. Fu una delle più grandi inviate di guerra del secolo scorso, testimone della guerra civile spagnola, dello sbarco in Normandia, del Vietnam e di molti altri conflitti. Continuò a viaggiare e a scrivere fino alla fine della sua vita, fedele a un’idea semplice e radicale: un giornalista deve essere presente dove la storia prende forma. È un richiamo, un istinto che comprende solo chi non sa immaginare nessun altro mestiere.

Martha Gellhorn

Oggi Ernest Hemingway resta uno dei giganti della letteratura mondiale. La sua prosa asciutta, essenziale, continua a influenzare scrittori di ogni generazione. Ma il tempo ha restituito anche a Martha Gellhorn il posto che meritava: non la moglie di Hemingway, bensì una delle più formidabili reporter del Novecento. E forse la frase con cui liquidò il loro matrimonio è diventata il manifesto di molte donne venute dopo di lei:«Perché dovrei essere una nota a margine nella vita di qualcun altro?».