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Ucraina, Mosca minaccia Londra: «Possibili attacchi contro siti militari britannici»

Guerra Ucraina Putin

La diplomazia rallenta e torna a salire la tensione tra Russia e Occidente. Mosca minaccia possibili attacchi contro installazioni militari britanniche in risposta all’impiego da parte dell’Ucraina di armi fornite da Londra, mentre dal Cremlino arrivano segnali di una possibile intensificazione delle operazioni contro Kiev e altre città ucraine. A lanciare l’avvertimento al Regno Unito è stata Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo. Secondo Mosca, la risposta agli attacchi condotti dall’Ucraina sul territorio della Federazione potrebbe interessare «qualsiasi installazione militare britannica» presente in Ucraina e potenzialmente anche altrove. Le dichiarazioni arrivano mentre i tentativi di trovare una soluzione negoziale alla guerra sembrano attraversare una nuova fase di stallo.

Mosca valuta un’intensificazione degli attacchi

Secondo quanto riferito da Bloomberg sulla base di fonti vicine al Cremlino, la Russia starebbe valutando un’escalation delle operazioni militari attraverso un maggiore impiego di missili balistici convenzionali contro obiettivi ucraini. Tra i possibili bersagli ci sarebbero infrastrutture strategiche e la stessa Kiev. Le informazioni, provenienti da fonti anonime, non costituiscono l’annuncio ufficiale di una nuova offensiva, ma descrivono un clima sempre più difficile all’interno del quale i margini della diplomazia sembrano essersi ridotti. Vladimir Putin non sarebbe intenzionato a modificare i propri obiettivi sotto la pressione delle sanzioni occidentali o degli attacchi ucraini contro raffinerie, infrastrutture energetiche e reti logistiche russe.

Lo stesso presidente russo ha recentemente accusato Kiev di aver aperto un «vaso di Pandora» con gli attacchi in profondità sul territorio della Federazione, sostenendo che Mosca dispone degli strumenti necessari per colpire i settori più vulnerabili dell’economia ucraina. Da parte russa cresce inoltre l’accusa nei confronti dei Paesi Nato, considerati sempre più direttamente coinvolti nel conflitto attraverso la fornitura di armi, informazioni di intelligence e assistenza militare a Kiev.

Kiev: nuovi colloqui possibili a settembre

Nonostante il deterioramento del quadro, l’Ucraina non considera definitivamente chiusa la strada del negoziato. Kyrylo Budanov, capo dell’ufficio presidenziale ucraino, ha indicato settembre come possibile momento per una ripresa dei colloqui con la Russia. Kiev auspica anche un nuovo coinvolgimento degli Stati Uniti. «Lo spero», ha risposto Budanov alla domanda sulla possibilità di un incontro diretto tra negoziatori russi e ucraini, spiegando che nelle prossime settimane potrebbero esserci nuove iniziative diplomatiche.

Resta però enorme la distanza sulle condizioni necessarie per arrivare a un accordo. Uno dei principali ostacoli continua a essere il futuro dei territori occupati. Kiev respinge la richiesta di Mosca di ottenere il controllo dell’intera regione di Donetsk, comprese aree che l’esercito russo non è riuscito a conquistare militarmente. Anche le aspettative russe legate ai precedenti contatti tra Putin e Donald Trump si sarebbero progressivamente ridimensionate.

Il capo della Cia a Mosca

A confermare che i canali di comunicazione non sono completamente interrotti è stata la recente visita a Mosca del direttore della Cia John Ratcliffe, che ha incontrato Sergei Naryshkin, capo del Servizio di intelligence estera russo. I dettagli dei colloqui non sono stati resi pubblici. Naryshkin ha definito l’incontro parte della normale attività tra servizi di intelligence. Secondo ilWall Street Journal, tuttavia, Washington avrebbe voluto anche mettere in guardia Mosca dalle conseguenze di qualsiasi iniziativa militare contro un Paese appartenente alla Nato. La testata americana riferisce di valutazioni dell’intelligence statunitense sulla possibilità che Putin possa, nei prossimi anni, tentare di verificare la capacità di reazione dell’Alleanza attraverso un’azione limitata, eventualmente contro un Paese baltico.

Uno scenario che potrebbe comprendere forme molto diverse di aggressione, da operazioni informatiche fino a un’incursione militare circoscritta. Il Cremlino respinge completamente questa ricostruzione. Dmitry Peskov ha definito le notizie su presunti progetti russi contro la Nato degli «spauracchi» privi di qualsiasi rapporto con le reali intenzioni di Mosca.

Il rischio nucleare resta basso

Il peggioramento delle relazioni ha riportato anche il tema delle armi nucleari tattiche nel dibattito interno russo. Secondo le fonti citate da Bloomberg, alcuni esponenti dell’ala più radicale tornerebbero a discutere di questa eventualità come extrema ratio. Non risultano tuttavia segnali concreti di preparativi russi per l’impiego di armi nucleari in Ucraina. Alexander Gabuev, direttore del Carnegie Russia Eurasia Center, considera il rischio estremamente basso: Mosca dispone ancora di numerose possibilità per aumentare la pressione militare attraverso armamenti convenzionali senza oltrepassare la soglia nucleare.

È proprio sul terreno convenzionale, dunque, che potrebbe consumarsi la prossima fase della guerra. Tra le minacce russe contro obiettivi britannici, gli attacchi ucraini in territorio russo e negoziati ancora senza una soluzione, il rischio immediato non sembra essere il passaggio alla guerra nucleare, ma un ulteriore allargamento dell’escalation tra Mosca, Kiev e i Paesi che sostengono l’Ucraina.