Da aprile i collaboratori del presidente studiano come portare avanti l’agenda repubblicana anche in caso di sconfitta alle elezioni di midterm. Nel mirino poteri esecutivi, nuovi dazi, restrizioni sui visti e gestione dei fondi federali. Ma con una maggioranza democratica potrebbero moltiplicarsi anche le indagini parlamentari.
La Casa Bianca si prepara a un possibile ribaltamento degli equilibri a Washington, ma non intende considerarlo un ostacolo insormontabile. Se le elezioni di metà mandato di martedì dovessero consegnare ai democratici il controllo del Congresso, Donald Trump vuole comunque mantenere la capacità di realizzare le principali promesse della sua agenda politica. Per questo, secondo un’inchiesta di Reuters, da diversi mesi i suoi collaboratori stanno lavorando a una strategia che consenta all’amministrazione di agire anche senza il sostegno del Parlamento.
Il progetto, avviato ad aprile, punta a sfruttare al massimo le prerogative presidenziali, riducendo la dipendenza da nuove leggi approvate da Camera e Senato. Immigrazione, commercio, costo delle abitazioni e spesa pubblica sono alcuni dei settori sui quali la Casa Bianca vorrebbe continuare a intervenire anche con una maggioranza parlamentare ostile.
Il piano di Miller e Vought: più spazio ai poteri presidenziali
A coordinare il lavoro sono alcune delle figure più influenti dell’amministrazione: Stephen Miller, vice capo dello staff presidenziale, Russell Vought, direttore dell’Office of Management and Budget, e gli avvocati dell’ufficio legale della Casa Bianca. Il gruppo sta passando in rassegna gli strumenti che Trump potrebbe utilizzare senza una nuova autorizzazione legislativa, valutando anche i possibili ostacoli giuridici e le strategie per difendere le decisioni davanti ai tribunali.
Tra le misure allo studio figurano nuovi dazi sulle importazioni di minerali critici e turbine eoliche, ulteriori limitazioni ai visti destinati agli studenti stranieri e ai lavoratori temporanei provenienti dall’estero, oltre a iniziative per incidere sui costi delle abitazioni e delle costruzioni. Un altro capitolo riguarda le risorse economiche. Vought starebbe esaminando come utilizzare i finanziamenti già autorizzati dal Congresso per sostenere le priorità dell’esecutivo. Sul tavolo ci sarebbe anche una revisione delle regole che disciplinano l’assegnazione dei fondi federali, con l’obiettivo di attribuire maggiore discrezionalità ai funzionari scelti politicamente dalla Casa Bianca.
Trump sarebbe stato aggiornato sul piano e avrebbe partecipato alle discussioni. Una fonte vicina al dossier, citata da Reuters, lo descrive come «molto a suo agio» con l’eventualità di dover governare attraverso i poteri esecutivi in presenza di un Congresso controllato dai democratici.
Midterm, la Camera può cambiare colore
Il progetto nasce in vista di elezioni che potrebbero modificare sensibilmente i rapporti di forza a Washington. Per conquistare la Camera dei Rappresentanti, ai democratici servono quattro seggi aggiuntivi. Al Senato, invece, la competizione appare più incerta. Le rilevazioni indicano una possibile affermazione democratica alla Camera, uno scenario che costringerebbe Trump a confrontarsi con un Parlamento meno disponibile a sostenere le sue iniziative.
Il presidente ha già evocato questa prospettiva. Durante un’intervista al New York Post ha scherzato sulla possibilità di diventare «il signor veto», aggiungendo che, in un secondo momento, potrebbero comunque esserci margini per raggiungere accordi. Nell’ultimo mese Trump ha partecipato a diversi appuntamenti elettorali per sostenere i candidati repubblicani, consapevole che una sconfitta potrebbe complicare la seconda parte del suo mandato.

Il Congresso può frenare Trump, ma non fermarlo su tutto
Una vittoria democratica non priverebbe comunque il presidente dei poteri legati alla guida dell’esecutivo. Trump conserverebbe ampi margini di intervento in ambiti come il commercio, la politica estera e l’amministrazione federale, dove ha già fatto ricorso a ordini esecutivi e dichiarazioni di emergenza nazionale. Con una maggioranza democratica, il Congresso potrebbe bloccare o rallentare le nuove leggi e ostacolare alcune nomine presidenziali, comprese quelle per incarichi giudiziari.
Il presidente, dal canto suo, manterrebbe il potere di veto: per superarlo servirebbero maggioranze parlamentari particolarmente ampie. Le iniziative della Casa Bianca resterebbero comunque sottoposte al controllo dei tribunali, chiamati a valutarne la legittimità.
La vera incognita: le indagini dei democratici
Il terreno più delicato per Trump potrebbe però essere quello delle verifiche parlamentari. Se tornassero a controllare la Camera, i democratici avrebbero maggiori strumenti per avviare audizioni, convocare funzionari e richiedere documenti sull’attività dell’amministrazione.
Tra gli obiettivi discussi dall’opposizione ci sarebbe l’esame di eventuali utilizzi dei poteri presidenziali a vantaggio personale del presidente, dei suoi alleati o dei finanziatori politici. Anche su questo fronte la Casa Bianca si starebbe preparando: secondo Reuters, gli avvocati dell’amministrazione stanno valutando come gestire le richieste di informazioni e le citazioni parlamentari.
È stata inoltre chiesta al Dipartimento di Giustizia una valutazione sulla possibilità di invocare il privilegio esecutivo per proteggere dalle indagini alcune comunicazioni con consulenti esterni. La strategia della Casa Bianca, dunque, non si limita a immaginare come sopravvivere a una sconfitta elettorale. Punta a preservare la capacità di governo anche con un Congresso ostile, spostando una parte crescente dello scontro fuori dal Parlamento. Gli ordini presidenziali e le decisioni amministrative potrebbero diventare strumenti ancora più centrali, mentre tribunali e commissioni d’inchiesta si preparano a rappresentare i principali contrappesi. La partita di martedì non deciderà soltanto chi controllerà il Congresso: potrebbe stabilire anche dove si combatterà il confronto politico nei prossimi due anni.
