Cinquemila dollari a ogni adulto americano se i Repubblicani conquisteranno le prossime elezioni di midterm. È la promessa lanciata da Donald Trump durante la convention repubblicana di Dallas, dove il presidente ha trasformato ancora una volta la politica americana in uno spettacolo fatto di slogan, attacchi agli avversari e promesse destinate a far discutere.
La cifra, però, non è soltanto simbolica. Secondo le stime riportate da Reuters, considerando circa 270 milioni di adulti negli Stati Uniti, il costo complessivo dell’operazione arriverebbe a circa 1.350 miliardi di dollari. Un’enormità che rende il cosiddetto “dividendo Trump” uno dei passaggi più sorprendenti della campagna in vista delle elezioni di metà mandato.
Trump ha legato esplicitamente la promessa alla vittoria repubblicana. Il messaggio rivolto agli elettori è semplice: le midterm devono essere affrontate come se il suo stesso nome fosse sulla scheda. Per il presidente, perdere significherebbe mettere a rischio alcune delle sue principali politiche, dall’immigrazione ai tagli fiscali, fino alla sicurezza. Nel suo intervento, durato un’ora e 45 minuti, Trump ha definito ripetutamente “comunisti” i candidati democratici, accusandoli di voler “distruggere il Paese”. Ma il tono dello speech è stato tutt’altro che istituzionale. Il presidente ha alternato attacchi politici, battute, aneddoti e improvvisazioni, abbandonando spesso il testo preparato sul gobbo.
È quello che Trump chiama “the weave”, l’intreccio: passare da un argomento all’altro, aprire una parentesi, raccontare un episodio e poi tornare al punto di partenza. Una tecnica che il presidente rivendica come parte del proprio stile e sulla quale ha ironizzato lui stesso, spiegando che se un giorno non dovesse più riuscire a ritrovare il filo del discorso, allora sarà evidente che “è andato”.
Anche le battute sui candidati hanno contribuito al clima da show. Parlando del candidato al Senato Ken Paxton, Trump ha scherzato sul suo modo di vestirsi, di parlare e persino sul suo aspetto, prima di definirlo comunque il più grande attorney general nella storia del Texas. Ma dietro lo spettacolo c’è una campagna elettorale molto concreta. Trump ha annunciato che nei prossimi due mesi sarà impegnato in una vera e propria tournée politica: vuole visitare tutti i 35 Stati e distretti considerati in bilico, tornando in alcuni di essi anche due o tre volte per sostenere i candidati repubblicani.

Il tema centrale è quello che più preoccupa gli americani: il costo della vita. Trump ha promesso di rendere permanenti i tagli alle tasse e ha parlato di una riforma dell’assistenza sanitaria, sostenendo anche la necessità di obbligare le compagnie assicurative a comunicare in modo trasparente i prezzi delle prestazioni.
Il problema è che la stessa amministrazione deve fare i conti con l’aumento dei prezzi legato alla crisi internazionale. Trump ha difeso infatti la guerra contro l’Iran, nonostante le conseguenze sui costi della benzina e degli alimenti. La sua argomentazione è stata netta: se Teheran può rappresentare una minaccia nucleare, allora la scelta americana di intervenire sarebbe inevitabile. A Dallas non sono mancati neppure segnali di apertura oltre il tradizionale schieramento repubblicano. Il senatore democratico della Pennsylvania John Fetterman è comparso sul palco per sostenere il collega repubblicano David McCormick, evocando la possibilità di una collaborazione bipartisan. Ma la serata ha mostrato anche una fotografia meno trionfale di quella raccontata dal presidente. Nell’arena sono rimasti diversi posti vuoti, mentre Trump ha insistito più volte sul fatto che lo stadio fosse completamente pieno e che ci fosse una lunga fila all’esterno, invitando il pubblico a non credere alle versioni dei “fake media”.
La partita delle midterm, dunque, è già cominciata. E Trump sembra avere scelto la sua strategia: trasformare il voto in un referendum sulla propria presidenza, promettendo agli americani non soltanto una nuova stagione politica, ma anche un assegno da 5mila dollari.
Resta da capire una cosa: chi pagherà il conto del “dividendo Trump”?
