Alle 18 il Consiglio dei ministri esamina il documento che aggiorna crescita, deficit e margini di spesa. Tajani annuncia circa 7 miliardi di maggiore indebitamento, ma serviranno il voto del Parlamento e il confronto con Bruxelles. Energia, tasse e difesa sono i capitoli da osservare: le misure definitive arriveranno con la legge di Bilancio.
Il Consiglio dei ministri convocato per le 18 del 2 ottobre (tra meno di un’ora, ndr) deve approvare il Documento programmatico di finanza pubblica, il DPFP. È il testo con cui il governo aggiorna le previsioni economiche e indica il quadro entro cui costruirà la legge di Bilancio per il 2027-2029. Nella stessa riunione è attesa una relazione sullo scostamento di bilancio.
Antonio Tajani ha anticipato la cifra politicamente più rilevante: circa 7 miliardi di euro di maggiore indebitamento «per quest’anno», collegati alla flessibilità europea in materia di difesa ed energia. Ma il numero, da solo, non dice ancora quali interventi saranno finanziati. E soprattutto non va presentato come un fondo di 7 miliardi già disponibile per la manovra del 2027: lo scostamento annunciato riguarda il 2026 e deve seguire un percorso parlamentare ed europeo.
Il DPFP servirà proprio a capire come il governo intende tenere insieme queste due scadenze: rispondere all’emergenza energetica attuale e preparare la prossima manovra senza perdere il controllo di deficit e debito.
Che cos’è il DPFP e che cosa deve contenere
Per il secondo anno il Documento programmatico di finanza pubblica prende il posto della vecchia Nota di aggiornamento al DEF, mentre la normativa italiana viene adattata alle nuove regole europee. Non è una legge che modifica subito tasse o bonus: è il documento che fissa le previsioni e gli obiettivi sui quali quelle misure saranno poi scritte.
La risoluzione approvata dalla Commissione Bilancio della Camera specifica ciò che il governo deve trasmettere. Il DPFP aggiornerà anzitutto le stime a legislazione vigente: quanto crescerebbe l’economia e come andrebbero entrate, spese, deficit e debito se non venissero introdotte nuove misure. Dovrà poi presentare un quadro programmatico, che incorpori le scelte previste dall’esecutivo e sia coerente con il percorso di spesa concordato con l’Unione europea.
La risoluzione chiede anche una prima articolazione degli interventi della prossima manovra con i relativi effetti finanziari. È il passaggio più interessante per famiglie e imprese: il documento potrebbe indicare, per esempio, quanto il governo intende destinare alle varie priorità, pur senza contenere ancora tutte le norme, le platee e i requisiti che compariranno nel disegno di legge di Bilancio.
Dovranno inoltre essere aggiornati lo stato delle riforme e degli investimenti del Piano strutturale di bilancio e gli indicatori di benessere equo e sostenibile. Nel precedente DPFP, esaminato dai Servizi studi della Camera, erano presenti sia lo scenario tendenziale sia quello programmatico: il confronto fra i due permette di misurare che cosa il governo si aspetta dalle proprie scelte.
Il primo numero da cercare: la crescita
Ad aprile, nel Documento di finanza pubblica 2026, il governo aveva ridotto la previsione di crescita del PIL allo 0,6% sia per il 2026 sia per il 2027. Aveva inoltre stimato un rapporto deficit/PIL al 2,9% nel 2026 e al 2,8% nel 2027. Questi sono i riferimenti di partenza, non le nuove cifre che usciranno dal Consiglio dei ministri.
Il DPFP dirà se la stima di crescita per il 2026 verrà rivista e quale traiettoria il governo immagina per gli anni successivi. Una correzione al rialzo potrebbe migliorare le entrate previste, ma non produrrebbe automaticamente risorse libere da spendere: conteranno anche l’andamento dei prezzi, il costo degli interessi sul debito e le spese che aumentano insieme all’inflazione.
Proprio l’inflazione rende l’aggiornamento più delicato. Secondo le stime preliminari dell’Istat, a settembre i prezzi al consumo sono saliti del 4,2% su base annua, dal 3,3% di agosto. L’accelerazione è legata soprattutto all’energia. Per le famiglie significa perdita di potere d’acquisto; per molte imprese, maggiori costi di produzione. Per lo Stato significa dover valutare nuove richieste di sostegno mentre resta vincolato a un percorso di riduzione del deficit.
I 7 miliardi annunciati da Tajani: perché non sono ancora spesa decisa
Tajani ha detto che il governo intende deliberare uno scostamento di circa 7 miliardi per il 2026 e che il Parlamento potrebbe votarlo verso metà ottobre. Accanto al DPFP, al Consiglio dei ministri è infatti attesa una relazione alle Camere sulla modifica degli obiettivi di finanza pubblica.
Per autorizzare un maggiore indebitamento non basta l’annuncio di un ministro. La procedura prevista dall’articolo 6 della legge n. 243 del 2012 richiede una relazione che indichi misura, durata e finalità dello scostamento e un voto a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera. Il voto sullo scostamento è distinto dall’approvazione del documento di programmazione.
Resta poi il rapporto con le regole europee. La Commissione ha definito la possibilità di estendere alle misure di sicurezza energetica la clausola di salvaguardia nazionale già prevista per la difesa. Ma si tratta di una procedura da richiedere e valutare, non di un assegno automatico: la Commissione esamina le misure e può raccomandare al Consiglio di autorizzare la flessibilità.
Anche la lettera inviata da Giorgia Meloni a Ursula von der Leyen per chiedere maggiore elasticità sui costi dell’energia è ancora oggetto di esame. Bruxelles ha chiarito che non c’è una chiusura preventiva alla richiesta italiana, ma questo non equivale a una nuova autorizzazione già concessa.
Energia: investimenti e aiuti sulle bollette non sono la stessa cosa
È qui che il contenuto del DPFP sarà decisivo. Gli orientamenti europei sulla clausola energetica riguardano misure capaci di rafforzare la sicurezza e la resilienza del sistema, riducendo la dipendenza dai combustibili fossili importati. La Commissione prevede limiti specifici: fino allo 0,3% del PIL per anno per le misure energetiche e allo 0,6% cumulato nel periodo considerato, all’interno del tetto complessivo della clausola. Ogni intervento deve essere valutato secondo i criteri europei.
Un investimento nelle reti, negli approvvigionamenti o nella capacità del sistema di resistere alle crisi ha quindi un trattamento potenzialmente diverso da uno sconto generalizzato e temporaneo su una bolletta. Se il governo vuole finanziare aiuti immediati a famiglie e imprese, dovrà chiarire quali misure propone, quanto costano e con quali margini di bilancio le copre. Non basta chiamarle tutte «spese per l’energia» per farle rientrare nella flessibilità.
Il DPFP potrà mostrare l’indirizzo scelto: quante risorse per affrontare i rincari nell’immediato e quante per ridurre la vulnerabilità energetica negli anni successivi. Le modalità concrete di eventuali bonus, contributi o agevolazioni restano però materia dei provvedimenti che seguiranno.
Tasse, imprese, sanità: che cosa può emergere sulla manovra 2027
L’altro capitolo atteso è il fisco. Nella maggioranza resta aperta la discussione su un ulteriore intervento sull’IRPEF per i redditi medi. Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha inoltre prospettato nuove agevolazioni fiscali per i giovani e, a determinate condizioni, per gli immobili commerciali. Sono proposte politiche, non misure approvate.
Nel DPFP potrebbe apparire una prima indicazione del loro costo e di come il governo intenda finanziarle. Sarà un test più utile degli annunci: ridurre un’imposta in modo permanente richiede coperture altrettanto solide nel tempo. Lo stesso vale per eventuali incentivi alle imprese, interventi sulla casa e risorse aggiuntive per sanità e servizi.
Il documento dovrà inoltre rendere visibile il peso della difesa nel percorso di spesa. La flessibilità europea può consentire determinati investimenti aggiuntivi senza considerarli allo stesso modo nel controllo della traiettoria della spesa netta, ma non cancella il costo dell’indebitamento né il problema della sostenibilità del debito.
La vera verifica arriverà dopo il Consiglio dei ministri
Il DPFP è il primo testo sul quale misurare le priorità del governo; non è ancora la manovra. Dopo l’esame parlamentare, l’Italia dovrà inviare a Bruxelles il Documento programmatico di bilancio entro il 15 ottobre. Il disegno di legge di Bilancio, con le norme destinate a essere discusse dalle Camere, è atteso entro il 20 ottobre.
Fino a quando il testo approvato questa sera non sarà disponibile, alcune domande restano aperte: quale sarà il nuovo obiettivo di deficit per il 2026? Come verranno impiegati i circa 7 miliardi indicati da Tajani? Quale parte delle spese energetiche potrà effettivamente beneficiare della clausola europea? E quanto spazio rimarrà nel 2027 per tasse, sanità e sostegno ai redditi?
Sono le risposte che permetteranno di giudicare la prossima manovra. I 7 miliardi annunciati oggi non sono ancora la soluzione: il DPFP dovrà spiegare da dove nasce il margine, a quali interventi è destinato e quale conto lascia agli anni successivi.
Fonti
- Agenzia Nova, notizia sul Consiglio dei ministri e dichiarazioni di Tajani, 2 ottobre 2026
- Risoluzione della Commissione Bilancio della Camera sui contenuti del DPFP 2026, testo pubblicato da Agenparl
- Camera dei deputati, Documento di finanza pubblica 2026
- Commissione europea, orientamenti sulla flessibilità per la sicurezza energetica
- Istat, stima preliminare dei prezzi al consumo di settembre 2026
- Camera dei deputati, procedura parlamentare per l’autorizzazione dello scostamento
