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Regeni, il patto militare con l’Egitto slitta alla Camera: “Relatore impossibilitato”, ma Malaguti vota in Aula

Tre giorni dopo la sentenza sul sequestro di Giulio Regeni, la commissione Difesa rinvia l’esame della proroga dell’intesa con il Cairo. I tabulati segnalati da Repubblica documentano la presenza mattutina del relatore alla Camera: non spiegano da soli la sua disponibilità nel pomeriggio. Resta la domanda politica su come il governo intenda proseguire la cooperazione militare con l’Egitto.

Il provvedimento era nell’agenda della commissione Difesa della Camera. Poi, alla vigilia della seduta del 1° ottobre, è arrivato ai deputati un messaggio che annunciava la cancellazione della parte dei lavori dedicata al parere sulla proroga della cooperazione militare fra Italia ed Egitto. Il relatore, Mauro Malaguti di Fratelli d’Italia, veniva indicato come impossibilitato a partecipare. Nella stessa comunicazione si spiegava che il testo non sarebbe stato calendarizzato a breve in Aula.

A sollevare il caso è stata Repubblica, che ha ricostruito il cambio di programma e consultato i tabulati delle votazioni alla Camera. Secondo il quotidiano, Malaguti aveva partecipato ai voti in Aula dalle 9:20 del mattino del 1° ottobre. È un elemento che merita una spiegazione, ma occorre essere precisi: la presenza a un voto mattutino non prova, da sola, che il deputato fosse disponibile per una seduta di commissione prevista dopo i lavori dell’Aula. Non consente quindi di presentare l’impedimento come falso. Consente, però, di chiedere perché sia stato rinviato proprio quel passaggio e quando l’esame riprenderà.

Che cosa doveva fare la commissione Difesa

Il testo in questione è il disegno di legge C. 2960, relativo alla ratifica di uno scambio di note fra Italia ed Egitto per prorogare il Memorandum sulla cooperazione nel settore della difesa firmato nel 1998. Non si trattava della votazione finale della Camera sull’accordo. La commissione Difesa era chiamata a esprimere un parere alla commissione Affari esteri, che segue il provvedimento in sede referente prima dell’eventuale passaggio in Assemblea.

La distinzione conta. Il rinvio non equivale alla bocciatura dell’intesa, né interrompe per decisione parlamentare la cooperazione militare fra Roma e il Cairo. Ferma un passaggio dell’iter di ratifica.

Nella convocazione della commissione Difesa pubblicata dalla Camera, aggiornata il 29 settembre, l’esame del C. 2960 compariva fra i lavori del 1° ottobre, con Malaguti indicato come relatore e votazioni previste. Repubblica riferisce che il successivo contrordine è stato comunicato ai componenti della commissione nella serata del 30 settembre. È in questa sequenza — una convocazione, un rinvio alla vigilia e la sentenza Regeni appena pronunciata — che nasce il caso politico.

Un accordo che va oltre una formalità

Il Senato ha approvato il disegno di legge il 9 giugno 2026; alla Camera il testo risulta ancora in esame. Le note diplomatiche che il Parlamento è chiamato a ratificare sono state scambiate nel 2025 e mirano a prolungare la validità del Memorandum del 1998 fino alla conclusione di un nuovo accordo.

I documenti della Camera descrivono una cornice di cooperazione che comprende addestramento, scambio di informazioni e materiali, formazione militare e programmi relativi agli equipaggiamenti. La relazione che accompagna il provvedimento presenta la proroga come uno strumento per assicurare continuità alle attività già in corso o programmate. Sarebbe improprio sostenere che il voto riguardi, di per sé, una specifica vendita di armi. Sarebbe altrettanto improprio liquidarlo come un adempimento privo di significato politico.

Il punto è diventato più delicato dopo la sentenza del 28 settembre. La Corte d’assise di Roma ha condannato in primo grado tre appartenenti ai servizi di sicurezza egiziani a dieci anni per il sequestro di Giulio Regeni. Il quarto imputato è stato assolto; la sentenza non ha attribuito una condanna per l’omicidio. La decisione non è definitiva. Ma ha reso ancora più difficile trattare il rapporto con il Cairo come se la vicenda del ricercatore italiano potesse restare fuori dalla discussione parlamentare.

L’orario dei tabulati e la domanda che resta

Le fotografie dei tabulati delle votazioni possono mostrare una circostanza precisa: Malaguti ha preso parte ai lavori dell’Aula negli orari che vi sono indicati. È un fatto distinto dalla sua partecipazione alla successiva seduta della commissione Difesa. Le immagini, dunque, non devono diventare la “prova” di un impedimento inventato. Il loro valore giornalistico è un altro: rendono legittimo chiedere una spiegazione più puntuale del cambio di programma.

Un’assenza del relatore può avere ragioni ordinarie; un provvedimento può essere rinviato anche perché non è imminente il suo arrivo in Aula. Sono le motivazioni richiamate nella comunicazione ai deputati, secondo quanto riportato da Repubblica. Ma HuffPost riferisce anche che, per fonti della maggioranza, dopo la sentenza Regeni far avanzare l’accordo proprio in questi giorni è stato giudicato politicamente inopportuno. È una ricostruzione attribuita a quelle fonti, non una motivazione formalizzata negli atti.

Le due spiegazioni non si escludono necessariamente. Resta però una differenza fra rinviare una seduta per un impedimento contingente e decidere di prendere tempo su una scelta politicamente difficile. Nel primo caso basta fissare una nuova data. Nel secondo occorre dire quale posizione si intende assumere.

Il nodo per il governo

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha difeso la scelta di mantenere aperti i canali con l’Egitto, sostenendo che interromperli potrebbe allontanare l’obiettivo di ottenere verità e giustizia per Regeni. Il Parlamento ha ora davanti una domanda concreta, che non si risolve dichiarandosi favorevoli o contrari al dialogo in astratto: quali risultati l’Italia chiede al Cairo e come intende valutarli mentre porta avanti la cooperazione nel settore della difesa?

La maggioranza può sostenere che i rapporti militari rispondano a interessi strategici dell’Italia. Le opposizioni possono contestare che sia opportuno prorogarli nelle condizioni attuali. Sono posizioni da discutere apertamente, con un voto e con responsabilità riconoscibili. Lasciare il provvedimento sospeso può evitare lo scontro nell’immediato, ma non scioglie la contraddizione fra la richiesta di collaborazione sul caso Regeni e la volontà di dare continuità a un’intesa con lo stesso Stato.

Il rinvio della commissione Difesa, per ora, non cambia la linea italiana verso l’Egitto. La rende però più visibile. Dopo la sentenza, la questione non è soltanto se il relatore potesse essere presente a una seduta. È quando il Parlamento tornerà a esaminare l’accordo e quali risposte il governo porterà a quella discussione.

Fonti