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Putin vuole piegare l’Ucraina col buio: il piano attribuito a Mosca e gli attacchi già iniziati

Un documento che Kiev dice di aver intercettato descrive una campagna contro elettricità, riscaldamento e acqua nelle grandi città. Il New York Times ne ha ottenuto una copia, senza poterla autenticare in modo indipendente. Gli attacchi alla rete energetica e ai collegamenti di Kiev, invece, sono già documentati. È su questa distinzione che va letto il rischio del prossimo inverno.

Un ponte sul Dnipro reso impraticabile, quartieri senza corrente, nuovi attacchi contro le infrastrutture energetiche. In un servizio di Tgcom24 questi episodi vengono letti come i primi segnali di una strategia russa per «piegare» l’Ucraina prima dell’inverno. È un’ipotesi che trova riscontro nelle valutazioni ucraine e in un documento esaminato dalla stampa internazionale. Occorre però distinguere ciò che Mosca sta già facendo dal piano che le viene attribuito.

La distinzione conta. Presentare ogni dettaglio del documento come una decisione accertata del Cremlino sarebbe scorretto. Trattarlo come una semplice voce significherebbe ignorare gli attacchi in corso e quanto accaduto alla popolazione ucraina negli inverni precedenti.

Il documento e il suo limite: non è stato autenticato

Secondo una ricostruzione del New York Times, ripubblicata dal Philadelphia Inquirer, il ministro ucraino dell’Energia Denys Shmyhal ha mostrato a interlocutori europei un documento che Kiev descrive come un piano russo intercettato. Il giornale ne ha ottenuto una copia, datata agosto, ma precisa di non aver potuto verificarne autonomamente l’autenticità.

Il testo descriverebbe una campagna condotta con un massimo di mille ordigni tra missili, droni e bombe. Non significa «mille missili», né che tutti questi attacchi siano già stati ordinati o eseguiti. La sequenza prevista sarebbe concentrata su tre punti della rete: prima le sottostazioni occidentali attraverso cui l’Ucraina importa elettricità dall’Europa, poi gli impianti idroelettrici, infine le strutture elettriche che collegano alla rete le tre centrali nucleari ancora in funzione nelle aree controllate da Kiev.

Nel documento figurerebbero anche stazioni di pompaggio e impianti per le acque reflue. Kiev, Kharkiv e Odessa sarebbero tra le città indicate come obiettivi principali, con l’intenzione di ridurre drasticamente la disponibilità di corrente e riscaldamento. La cifra del 90% citata nella ricostruzione riguarda l’effetto che il presunto piano vorrebbe ottenere, non un’interruzione già avvenuta o una previsione certa.

C’è un secondo elemento da tenere distinto. In un’intervista a Reuters del 3 ottobre, Volodymyr Zelensky ha affermato che l’intelligence ucraina dispone di documenti relativi a una nuova linea russa, estesa a infrastrutture, trasporti e altri obiettivi civili per spingere gli abitanti ad abbandonare le città. Non è stato dimostrato pubblicamente che i documenti evocati dal presidente e quello esaminato dal New York Times siano lo stesso testo. Entrambe le affermazioni vanno quindi attribuite alle rispettive fonti.

Che cosa è già successo a Kiev

Il pericolo non dipende soltanto da quel documento. Nell’attacco della notte tra il 29 e il 30 settembre, missili e droni russi hanno colpito l’area di Kiev e la rete energetica, provocando interruzioni di corrente. Le autorità ucraine hanno segnalato vittime e feriti negli attacchi avvenuti nel Paese. La Russia ha rivendicato di aver preso di mira anche impianti energetici; l’effettiva entità dei danni ai singoli siti non è verificabile in ogni caso dall’esterno. Sono gli elementi raccolti dall’Associated Press.

Nei giorni successivi sono stati colpiti anche i collegamenti stradali sul Dnipro. Il 2 ottobre, secondo il sindaco di Kiev citato dall’AP, tre ponti hanno subito chiusure totali o parziali. È un tipo di pressione diverso dal tentativo di distruggere una centrale: rallenta gli spostamenti quotidiani, ostacola la logistica e costringe la città a impiegare risorse per riparazioni e percorsi alternativi.

Per l’Institute for the Study of War, la maggiore pressione aerea sulle città potrebbe riflettere anche la difficoltà russa di ottenere risultati decisivi sul terreno. È una valutazione degli analisti, non una spiegazione confermata da Mosca. La logica militare ipotizzata è comunque chiara: se il fronte non produce la resa ucraina, colpire i servizi da cui dipende la vita delle città può aumentare il costo della resistenza.

Perché una sottostazione può contare quanto una centrale

La rete elettrica non è fatta soltanto di impianti che producono energia. Le sottostazioni la trasformano e la distribuiscono; i collegamenti con l’Europa permettono di importarla quando la produzione nazionale non basta. Distruggere o isolare uno di questi nodi può lasciare un’area senza corrente anche se altrove gli impianti continuano a funzionare. La Commissione europea ricorda che la sincronizzazione tra le reti ucraine ed europee consente proprio questi flussi di sostegno.

Da qui derivano gli effetti a catena. Senza elettricità si fermano le pompe dell’acqua, gli ascensori, parte delle comunicazioni e, in alcuni casi, i sistemi di riscaldamento. Un ospedale può disporre di generatori, ma deve poterli alimentare e mantenere. Una città può riparare una linea, ma il lavoro diventa più difficile se gli attacchi si ripetono o se mancano componenti di ricambio.

Non è uno scenario immaginario. La missione delle Nazioni Unite per i diritti umani in Ucraina ha documentato che nell’inverno 2025-2026 gli attacchi russi agli impianti energetici hanno lasciato milioni di persone con interruzioni prolungate di elettricità. Centinaia di migliaia di civili sono rimasti senza riscaldamento e acqua calda, talvolta per settimane. Le conseguenze hanno raggiunto scuole, strutture sanitarie e abitazioni.

Il riferimento alle centrali nucleari richiede particolare precisione. Il piano attribuito a Mosca parla di colpire le strutture elettriche che le collegano alla rete, non afferma un attacco diretto ai reattori. L’obiettivo descritto sarebbe costringerle a interrompere la produzione, privando il Paese di una quota essenziale della sua elettricità. Resta una prospettiva grave anche per la sicurezza degli impianti: l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha già documentato in passato come l’instabilità della rete possa ridurre la produzione delle centrali ucraine o far fermare un’unità. Questo non autorizza, però, ad annunciare un incidente nucleare come conseguenza inevitabile.

Le difese ucraine e il ruolo dell’Europa

L’Ucraina non arriva all’inverno senza preparazione. Ha riparato impianti, protetto alcune infrastrutture e installato unità di produzione più piccole, più difficili da neutralizzare tutte insieme. Secondo i dati riferiti da Shmyhal e riportati dal New York Times, in agosto il Paese disponeva di circa 15 gigawatt di capacità e puntava a superare i 21 entro fine anno, a fronte di un picco di domanda di circa 18 gigawatt nell’inverno precedente. Erano obiettivi formulati prima dei nuovi attacchi: non rappresentano una garanzia per i prossimi mesi.

La difficoltà maggiore è proteggere contemporaneamente città, centrali, sottostazioni e linee di trasmissione. Missili balistici e droni a reazione mettono sotto pressione difese che hanno bisogno di intercettori, aerei, personale e rifornimenti continui. Zelensky ha detto a Reuters che Kiev sta sperimentando nuovi sistemi meno costosi contro i droni più veloci, mentre resta urgente la disponibilità di munizioni per la difesa aerea. L’esito della campagna invernale dipenderà anche dalla capacità di sostituire ciò che viene distrutto tra un attacco e l’altro.

Per l’Europa, dunque, la risposta riguarda sia la difesa sia l’energia. La Commissione europea ha annunciato 920 milioni di euro per un piano energetico destinato all’inverno 2026-2027, oltre a 100 milioni per generatori d’emergenza e aiuti umanitari. Sono impegni importanti; la loro utilità concreta dipenderà dai tempi di consegna delle attrezzature, dalle riparazioni e dalla possibilità di mantenere aperti i collegamenti elettrici con l’Ucraina.

La guerra dell’energia e lo spazio per una tregua

Mosca presenta gli attacchi come una risposta ai raid ucraini contro le raffinerie russe e nega di voler colpire deliberatamente i civili. Kiev contesta questa versione. Zelensky ha annunciato che l’Ucraina intensificherà gli attacchi alle raffinerie, considerate una fonte di entrate per lo sforzo bellico russo, e ha dichiarato di non voler colpire indiscriminatamente obiettivi civili. Sono posizioni delle due parti; gli effetti dei singoli attacchi richiedono verifiche indipendenti.

Proposte per una tregua limitata agli impianti energetici sono state avanzate, secondo l’Associated Press, da diversi Paesi. Nessuna costituisce per ora un cessate il fuoco concordato. Zelensky ha detto a Reuters di non aver ricevuto segnali che Putin voglia discutere una sospensione degli attacchi all’energia.

Il piano esaminato dal New York Times potrebbe non essere autentico o potrebbe non essere eseguito nella forma descritta. Gli attacchi alla rete, ai servizi e ai collegamenti di Kiev sono invece già una realtà. Il prossimo inverno si giocherà sulla tenuta delle difese aeree, sulla rapidità delle riparazioni e sulla capacità europea di far arrivare aiuti prima che servano in piena emergenza. È lì che si misurerà se la pressione russa potrà davvero spezzare la vita delle città ucraine o se Kiev riuscirà, ancora una volta, a resistere.

Fonti consultate