Prima i militari, adesso anche gli appartenenti alla Polizia di Stato e agli altri corpi a ordinamento civile. Intorno a Futuro Nazionale, il movimento politico guidato da Roberto Vannacci, si moltiplicano gli esposti che chiedono alla magistratura di verificare quale sia il ruolo di uomini in divisa ancora in servizio all’interno o nell’area dell’organizzazione politica.
L’ultimo atto è stato presentato alla Procura di Roma dal Fronte Antifascista, attraverso il suo coordinatore nazionale, l’avvocato Antonio Fiumefreddo. Non si tratta, però, della prima iniziativa giudiziaria che riguarda il movimento: la Procura militare di Roma ha già avviato accertamenti preliminari sulla posizione di appartenenti alle Forze Armate, mentre alla Procura ordinaria è arrivato anche un altro esposto nel quale viene chiesto di valutare, tra le altre ipotesi, una possibile violazione della legge Scelba.
Occorre chiarire subito un punto: gli esposti contengono richieste di accertamento e non dimostrano l’esistenza di reati. Per quanto riguarda la Procura militare, sono stati avviati accertamenti preliminari; sugli altri atti spetterà alla magistratura ordinaria stabilire se e come procedere. Le informazioni disponibili non consentono quindi di attribuire responsabilità penali alle persone citate.
Il nuovo esposto sui poliziotti
Il nuovo fronte riguarda in particolare Polizia di Stato e altri corpi di polizia a ordinamento civile. Il Fronte Antifascista sostiene di avere raccolto una serie di informazioni pubbliche su persone provenienti dalle forze dell’ordine che avrebbero partecipato, con ruoli differenti, alle attività dell’area politica costruita attorno a Vannacci.
L’integrazione presentata alla Procura di Roma chiede di verificare se tra iscritti, dirigenti, coordinatori territoriali e attivisti pubblicamente esposti di Futuro Nazionale vi siano appartenenti alle forze di polizia ancora in servizio e, soprattutto, quale sia l’effettiva natura della loro partecipazione.
Il materiale indicato dai promotori dell’esposto comprenderebbe post sui social network, fotografie, video, comunicati, interviste e immagini relative a manifestazioni pubbliche. Uno degli aspetti sui quali viene chiesto di fare chiarezza riguarda l’eventuale utilizzo della qualifica professionale, del grado, dell’uniforme o dell’esperienza maturata nelle forze dell’ordine per sostenere un’attività politica.
È importante, tuttavia, distinguere le affermazioni contenute nell’esposto dai fatti già accertati: sarà eventualmente la Procura a stabilire se le situazioni segnalate abbiano una qualche rilevanza giuridica.
Il caso della Campania
Tra gli episodi che è possibile ricostruire attraverso fonti pubbliche ce n’è uno che risale allo scorso febbraio e riguarda la Campania.
Domenico Di Cicco, indicato come referente del “Team Vannacci Vesuvii – Beato Vincenzo Romano” di Torre del Greco, annunciò pubblicamente l’adesione del gruppo al progetto di Futuro Nazionale. Nel presentare la realtà territoriale spiegò di essere un ausiliare della Guardia di Finanza e indicò come vicepresidente del gruppo Pasquale Scognamiglio, agente della Polizia di Stato.
La circostanza fu riportata all’epoca da diverse testate locali e precede quindi l’attuale esposto.
Questo elemento, però, non consente da solo di affermare che Scognamiglio abbia successivamente assunto una carica formale nella struttura di Futuro Nazionale. La dichiarazione documenta la sua indicazione come vicepresidente del precedente Team Vannacci nel momento in cui quel gruppo annunciava l’adesione al nuovo progetto politico.
È precisamente questo tipo di sovrapposizione tra vecchi comitati, nuove strutture territoriali e persone appartenenti alle forze dell’ordine che gli autori dell’esposto chiedono ora alla magistratura di approfondire.
Torino e il convegno con Vannacci
Un’altra situazione citata riguarda Torino e conduce a Eugenio Bravo, segretario provinciale del SIULP, il Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia.
Il 12 maggio il SIULP di Torino organizzò un convegno al quale partecipò Roberto Vannacci, dedicato a temi quali remigrazione, certezza della pena e tutela delle forze dell’ordine. L’evento risulta dalla stessa documentazione pubblicata dal sindacato.
Bravo era stato inoltre indicato dalla stampa come vicino politicamente a Vannacci e come figura legata a uno dei precedenti Team sorti nell’area del movimento “Il Mondo al Contrario”.
Anche in questo caso, tuttavia, bisogna evitare di trasformare una vicinanza politica in una carica che non risulta accertata. Quando a giugno il suo nome circolò in relazione alla futura organizzazione torinese di Futuro Nazionale, Bravo negò che fosse in corso una sua competizione per la guida locale del partito, dichiarando che il proprio interesse riguardava le idee e i progetti della nuova forza politica.
La partecipazione o l’organizzazione di un incontro pubblico con un esponente politico, inoltre, non permette da sola di concludere che esista un incarico all’interno del suo partito. Anche questo è uno degli aspetti sui quali occorre distinguere i fatti documentati dalle interpretazioni.
Gli ex poliziotti presenti nel movimento
La ricostruzione diventa ancora più delicata quando si passa dagli appartenenti alle forze dell’ordine ancora in servizio a quelli ormai in pensione.
Tra Ragusa e Siracusa, ad esempio, Giovanni Sgarioto, ex sovrintendente capo della Polizia di Stato, è stato indicato dalla stampa locale tra i partecipanti all’assemblea costituente di Futuro Nazionale. A Marsala, invece, il coordinatore di un comitato locale, Francesco Pace, è stato presentato come ispettore della Polizia di Stato in quiescenza.
Sono elementi utili per comprendere la composizione dell’area che si sta aggregando intorno a Vannacci, ma non possono essere assimilati alla posizione di un poliziotto o di un militare ancora in servizio.
La distinzione è essenziale. Una persona che ha concluso il proprio rapporto di servizio non è sottoposta agli stessi obblighi derivanti dallo status di appartenente in attività alle forze dell’ordine.
Cosa possono fare politicamente poliziotti e militari
È proprio qui che la vicenda diventa più complessa di quanto possa apparire.
La questione non riguarda il diritto di un poliziotto o di un militare ad avere opinioni politiche personali, ma i limiti derivanti dalla particolare funzione pubblica svolta da chi appartiene alle Forze Armate o alle forze di polizia.
Per la Polizia di Stato, la legge 121 del 1981 contiene precise disposizioni finalizzate a preservare l’imparzialità del corpo. Gli appartenenti alle forze di polizia devono mantenersi fuori dalle competizioni politiche, non possono partecipare in uniforme a riunioni e manifestazioni di partiti e organizzazioni politiche e sono sottoposti a limiti rispetto alla propaganda politica.
Il quadro sull’iscrizione ai partiti e soprattutto sulla possibilità di ricoprire incarichi politici è però più articolato di una semplice formula “possono iscriversi ma non possono avere cariche”. Il vecchio articolo 114 della legge 121/1981 prevedeva infatti la possibilità di introdurre temporaneamente limitazioni all’iscrizione ai partiti per determinate categorie di personale, una disciplina che ha avuto successive proroghe.
Per i militari il quadro è ancora differente e deve essere letto alla luce delle norme sull’ordinamento militare e della giurisprudenza amministrativa. Proprio la questione della partecipazione di militari in servizio alla struttura di Futuro Nazionale è al centro degli accertamenti preliminari già avviati dalla Procura militare di Roma.
Il problema, dunque, non può essere risolto stabilendo semplicemente se una persona “sia di destra” o condivida le idee di Vannacci. Il punto è verificare quale attività politica abbia concretamente svolto, con quale ruolo e in quale condizione di servizio.
I tre fronti arrivati davanti alla magistratura
A questo punto intorno a Futuro Nazionale si possono distinguere tre vicende diverse, che rischiano di essere confuse se vengono raccontate come un’unica “inchiesta su Vannacci”.
La prima riguarda la Procura militare di Roma. Dopo un esposto del Sindacato dei Militari, il procuratore Marco De Paolis ha disposto accertamenti preliminari sulla posizione di appartenenti alle Forze Armate all’interno della struttura organizzativa di Futuro Nazionale.
Come abbiamo già ricostruito su La Voce Nuova, al momento dell’avvio di questi accertamenti non risultavano persone indagate. L’obiettivo dichiarato dalla Procura militare è verificare l’eventuale esistenza di fatti di propria competenza riguardanti soggetti sottoposti alla giurisdizione militare.
Il secondo fronte nasce da un altro esposto del Sindacato dei Militari alla Procura ordinaria di Roma. In questo caso viene chiesto ai magistrati di valutare il programma, alcune dichiarazioni pubbliche e la comunicazione politica di Futuro Nazionale anche rispetto alla possibile applicabilità della legge Scelba, che vieta la riorganizzazione del disciolto partito fascista.
Anche questa è, allo stato, un’ipotesi formulata dai denuncianti, non una conclusione della magistratura.
Il terzo fronte è quello aperto dal Fronte Antifascista, che porta invece all’attenzione della Procura ordinaria la possibile presenza di appartenenti alle forze di polizia a ordinamento civile nella struttura o nelle attività politiche di Futuro Nazionale.
La Procura di Roma dovrà valutare gli esposti
Nella giornata del 4 settembre è emerso un ulteriore aggiornamento. Gli atti arrivati alla Procura ordinaria di Roma dovranno essere sottoposti a una prima valutazione dell’ufficio guidato dal procuratore Francesco Lo Voi.
Sarà la Procura a stabilire se gli elementi contenuti negli esposti giustifichino l’apertura di ulteriori approfondimenti e l’eventuale assegnazione del fascicolo a un magistrato.
È un passaggio da seguire con attenzione, ma che non deve essere anticipato giornalisticamente: presentare un esposto non significa che le persone indicate siano indagate, né che i fatti descritti costituiscano necessariamente un reato.
Il nodo vero: uomini in divisa e organizzazione politica
Al netto delle diverse iniziative giudiziarie, dalla documentazione pubblicamente disponibile emerge comunque un fenomeno che merita di essere raccontato: nell’area politica costruita intorno a Roberto Vannacci sono presenti o sono state attive diverse persone provenienti dalle Forze Armate e dalle forze dell’ordine.
In alcuni casi si tratta di ex militari o ex poliziotti ormai in pensione, liberi quindi di svolgere attività politica secondo le regole comuni. In altri compaiono persone indicate dalle fonti pubbliche come ancora in servizio. Ed è soprattutto su queste ultime che si concentrano adesso le richieste di verifica.
Ciò che resta da accertare è qualcosa di molto più preciso: quante di queste persone abbiano effettivamente aderito a Futuro Nazionale, quali incarichi eventualmente ricoprano e se tali attività siano compatibili con il loro status professionale.
Gli esposti non forniscono ancora una risposta. Pongono la domanda alla magistratura.
Ed è questa distinzione che permette di comprendere la vicenda senza anticipare conclusioni che, allo stato delle informazioni disponibili, nessuno può ancora considerare accertate.

