Dopo l’intervento per un adenocarcinoma polmonare, il Pontefice è in ripresa, ma la convalescenza impone una riorganizzazione degli impegni. Dalle decisioni della Segreteria di Stato alla diplomazia internazionale, fino alle scelte ancora in sospeso: perché la malattia del Papa può modificare gli equilibri di governo senza aprire una successione.
CITTÀ DEL VATICANO — Quando si ammala un Papa, la domanda non riguarda soltanto le sue condizioni di salute. Riguarda anche chi decide, chi coordina la macchina della Santa Sede e quanto possa cambiare la direzione di un pontificato quando il suo protagonista è costretto a rallentare.
È il tema al centro del retroscena firmato da Giacomo Galeazzi su La Stampa del 14 ottobre 2026, dedicato al cosiddetto «Fattore K» in Vaticano. Una formula che richiama, nell’accezione utilizzata nel dibattito politico, il cancro e che oggi torna d’attualità dopo l’intervento chirurgico a cui è stato sottoposto Leone XIV.
Il Pontefice, 71 anni, è stato operato al Policlinico Gemelli per un adenocarcinoma polmonare, con l‘asportazione del lobo inferiore del polmone destro. Il primo bollettino successivo all’intervento ha riferito un decorso regolare: Leone ha ripreso a camminare nella propria stanza, ha svolto fisioterapia respiratoria e ha ricominciato ad alimentarsi. È stato confermato che il recupero procede secondo le previsioni.
Il quadro clinico immediato, dunque, offre segnali incoraggianti. Ma sul piano istituzionale la questione è già aperta: la Chiesa non ha un vicepresidente del Papa e non esiste un meccanismo automatico che trasferisca tutti i suoi poteri a un altro cardinale in caso di malattia.
È qui che si misura la differenza tra un pontificato pienamente operativo e una fase di convalescenza. La Santa Sede continua a funzionare, gli uffici non chiudono e la diplomazia non si interrompe. Cambiano, però, il ritmo delle decisioni, la gestione degli appuntamenti e il margine d’iniziativa di chi lavora quotidianamente accanto al Pontefice.
Il primo cambiamento: gli impegni del Papa vengono ridimensionati
Il segnale più evidente è arrivato dall’agenda. La grande celebrazione sinodale prevista in piazza San Pietro, con la partecipazione dei presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo, è stata affidata al cardinale Luis Antonio Tagle, mentre Leone XIV è rimasto al Gemelli.
Non si tratta di un appuntamento ordinario: l’incontro rappresenta uno dei momenti più significativi del percorso sinodale avviato dalla Chiesa universale. La sostituzione del celebrante rende visibile una realtà concreta: quando il Papa non può essere presente, le attività ecclesiali possono proseguire attraverso altri responsabili, ma viene meno la sua partecipazione diretta. Secondo quanto ricostruito da Galeazzi su La Stampa, anche le conclusioni del confronto episcopale sarebbero destinate ad attendere il ritorno del Pontefice a pieno regime, così da consentirgli di intervenire personalmente.
Le udienze papali sono state annullate fino al 20 ottobre. È una sospensione temporanea, legata al recupero postoperatorio, non un cambiamento permanente del programma del pontificato. Resta inoltre da verificare come la convalescenza inciderà sugli impegni internazionali delle settimane successive, compreso il viaggio in Sudamerica previsto a novembre.
La differenza è sostanziale: gli appuntamenti possono essere delegati o rinviati, mentre le decisioni che richiedono la volontà personale del Pontefice non possono essere semplicemente trasferite a un sostituto.

Chi governa davvero quando il Papa è in convalescenza
È il nodo più delicato. Nella ricostruzione di Galeazzi, il centro operativo della Santa Sede continua a ruotare intorno alla Segreteria di Stato, con il cardinale Pietro Parolin, il Sostituto per gli Affari generali Paolo Rudelli e i responsabili di dossier finanziari e diplomatici, fra cui Giordano Piccinotti e Paul Gallagher. Il canonista Filippo Di Giacomo, citato nell’articolo di La Stampa, descrive questo nucleo come una sorta di war room: una struttura di coordinamento che mantiene operativa la macchina vaticana anche nelle fasi più complesse.
L’espressione è efficace per descrivere il lavoro quotidiano, ma va precisato un punto: non si tratta di un governo alternativo al Papa, né di un organo che acquisisce automaticamente tutti i suoi poteri. È piuttosto il livello organizzativo che permette alla Santa Sede di continuare a lavorare, gestire le urgenze, mantenere i rapporti con gli Stati e preparare le decisioni. La Segreteria di Stato è il principale organismo di coordinamento della Curia romana e svolge un ruolo centrale nella diplomazia pontificia.
I suoi responsabili possono assicurare continuità amministrativa e politica, ma il margine concreto di azione dipende dalla natura delle questioni e dalle competenze previste dall’ordinamento ecclesiastico. In altre parole, la macchina può procedere anche quando il Pontefice è lontano dal Palazzo Apostolico. Non significa, però, che ogni dossier possa essere chiuso senza il suo intervento.
È proprio questa distinzione a rendere la convalescenza una fase delicata: la continuità degli uffici è garantita, mentre la capacità di imprimere una direzione personale alle scelte più importanti può temporaneamente ridursi.
