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Omicidio Saman Abbas, Cassazione conferma le condanne: ergastolo definitivo per i familiari

Saman Abbas

Si chiude definitivamente uno dei casi di cronaca più drammatici degli ultimi anni. La Corte di Cassazione ha confermato le condanne per l’omicidio di Saman Abbas, la diciottenne di origine pachistana uccisa a Novellara, nel Reggiano, nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio 2021, dopo essersi opposta a un matrimonio combinato.

I giudici della Prima sezione penale hanno respinto i ricorsi presentati dagli imputati, rendendo definitive le pene decise dalla Corte d’Appello di Bologna nell’aprile 2025. Restano quindi gli ergastoli per i genitori della giovane, Habbar Abbas e Nazia Shaheen, e per i cugini Noman Ul Haq e Ijaz Ikram, riconosciuti colpevoli di omicidio e soppressione di cadavere.

Diventa definitiva anche la condanna a 22 anni di reclusione per lo zio Danish Hasnain, la cui pena era stata aumentata in appello dopo il riconoscimento delle aggravanti della premeditazione e dei motivi abietti, pur tenendo conto della collaborazione fornita per il ritrovamento del corpo.

La sentenza conferma integralmente la ricostruzione già accolta nei precedenti gradi di giudizio. In appello era stato ribaltato il verdetto di primo grado nei confronti dei due cugini, inizialmente assolti e successivamente condannati all’ergastolo.

Nel corso dell’udienza davanti alla Suprema Corte, la Procura generale aveva definito quello di Saman Abbas «non un delitto d’impeto, ma un’azione premeditata», sostenendo che alla giovane fosse stato negato perfino il diritto di scegliere autonomamente la propria vita. «Saman, anche se maggiorenne, non poteva decidere da sola della sua vita», aveva affermato il procuratore generale Marco Dall’Olio, parlando di «una storia agghiacciante» e di «un atto corale e premeditato».

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la ragazza fu uccisa nei pressi dell’abitazione di famiglia a Novellara e sepolta in una fossa poco distante dalla casa. A denunciare la sua scomparsa fu il fidanzato. Il corpo venne ritrovato il 18 novembre 2022, circa un anno e mezzo dopo il delitto, grazie alle indicazioni fornite dallo zio Danish Hasnain, arrestato in Francia dopo un periodo di latitanza.

Dopo la decisione della Cassazione, l’avvocata Valeria Miari, che ha assistito come parte civile il fratello di Saman, ha ricordato il peso che questa vicenda continuerà ad avere sulla sua vita: «La vita di Ali Haider sarà per sempre distrutta, non si riprenderà mai del tutto. Cerca comunque di andare avanti, sostenuto da una rete di istituzioni».