“Oramai sono vecchio, ma combatterò fino all’ultima mia energia il suo tentativo di ricostruzione della retorica del fascismo”. Mario Monti sceglie parole durissime davanti a Roberto Vannacci e trasforma uno dei confronti più attesi del Forum TEHA di Cernobbio in uno scontro che va ben oltre la polemica personale.
Di fronte ci sono l’ex presidente del Consiglio, europeista e sostenitore di una maggiore integrazione tra gli Stati membri, e il leader di Futuro Nazionale, che considera invece l’attuale Unione europea una costruzione da rifondare profondamente restituendo competenze e potere alle nazioni.
Il dibattito, intitolato “Il progetto europeo tra integrazione e sovranità: il punto di vista italiano”, finisce così per mettere a confronto due concezioni quasi opposte dell’Europa, dello Stato nazionale e perfino dell’identità italiana. Ed è proprio su quest’ultimo terreno che Monti porta l’attacco più pesante, accusando Vannacci non di voler materialmente ricostituire il Partito fascista, ma di recuperarne quella che considera la componente culturale e psicologica più pericolosa.
Monti a Vannacci: “Vedo la retorica e lo spirito del fascismo”
Monti distingue esplicitamente la propria accusa dall’ipotesi di ricostituzione del partito fascista, tema sul quale nelle ultime settimane sono stati presentati esposti alla magistratura.
“Non vedo in lei la ricostituzione del Partito Fascista”, dice rivolgendosi direttamente a Vannacci. Quello che l’ex premier sostiene di riconoscere è invece “un aspetto del fascismo” che sarebbe “già in atto”.
Secondo Monti, nel discorso politico del leader di Futuro Nazionale riemergerebbero “la narrativa, la retorica e lo spirito del fascismo”, attraverso l’esaltazione della superiorità dell’Italia e degli italiani rispetto agli altri popoli.
È un’accusa politica, non giudiziaria, ma formulata senza sfumature.
Monti concentra la propria critica soprattutto sul meccanismo attraverso il quale il nazionalismo costruisce consenso: l’idea di un Paese che non riceverebbe dagli altri il rispetto che merita e che dovrebbe quindi reagire riaffermando con forza la propria identità.
L’ex presidente del Consiglio lo definisce “complesso di Calimero”: il rischio, secondo lui, è alimentare nei cittadini la convinzione di essere vittime di poteri esterni e utilizzare l’orgoglio nazionale come compensazione rispetto ai problemi economici e sociali che la politica non riesce a risolvere.
Il timore di Monti: “Ricostruire la psicologia dell’italietta”
È qui che l’attacco dell’ex premier diventa ancora più politico.
Monti dice di temere la ricostruzione psicologica di una “italietta”, nella quale l’identità nazionale finisca per diventare uno strumento attraverso il quale compensare la mancanza di crescita e benessere.
Il ragionamento è netto: quando i governi non riescono a garantire maggiore prosperità ai cittadini, la tentazione della politica può diventare quella di offrire loro qualcos’altro su cui costruire consenso, a cominciare dalla rivendicazione identitaria e dalla contrapposizione con un nemico esterno.
Per Monti è esattamente questo il pericolo del nazionalismo contemporaneo.
E il riferimento non riguarda soltanto Vannacci. L’ex premier colloca il fenomeno all’interno di un quadro internazionale più ampio, nel quale vede populisti e nazionalisti spesso agire, paradossalmente, contro gli interessi delle stesse popolazioni che dichiarano di voler difendere.
Vannacci: “L’Europa fortunatamente sta cambiando”
La visione presentata da Roberto Vannacci parte invece da una diagnosi completamente diversa.
Per il leader di Futuro Nazionale il problema non è l’eccesso di nazionalismo, ma l’eccesso di centralizzazione europea.
“L’Europa fortunatamente cambia”, sostiene Vannacci, indicando le difficoltà attraversate da diversi governi europei e l’avanzata delle forze sovraniste e della destra radicale come dimostrazione di una trasformazione politica ormai in corso.
Nel suo intervento cita la crescita di Rassemblement National in Francia e dell’AfD in Germania e richiama le posizioni assunte da Paesi come Ungheria e Slovacchia nei confronti di Bruxelles.
La conclusione è che l’attuale costruzione europea abbia esaurito la propria capacità di produrre consenso e risultati.
Vannacci utilizza una formula destinata a sintetizzare la sua proposta: non “ReArm Europe”, ma “ReBorn Europe”. Non semplicemente riarmare l’Europa, dunque, ma farla rinascere attraverso un cambiamento radicale della sua architettura politica.
“Bruxelles è diventata una cattedra impositiva”
È questo il cuore della proposta vannacciana.
L’Unione europea, secondo il leader di Futuro Nazionale, dovrebbe tornare a essere una piattaforma di collaborazione tra Stati sovrani, smettendo di comportarsi come una “cattedra impositiva” dalla quale arrivano direttive e regolamenti.
Vannacci contesta in particolare l’idea di trasferire ulteriori competenze alle istituzioni europee.
La posizione di Monti va nella direzione opposta: davanti a problemi globali che i singoli Stati europei non sono più in grado di affrontare da soli, servirebbe maggiore capacità decisionale comune.
Vannacci ribalta il ragionamento. Secondo lui non avrebbe senso consegnare altro potere a istituzioni che, nella sua valutazione, non avrebbero ottenuto i risultati promessi dopo oltre trent’anni di integrazione.
La proposta è conservare a livello europeo ciò che funziona e “restituire alle nazioni” le competenze che coinvolgono identità, responsabilità e controllo democratico.
Lo scontro sull’unanimità
Una delle differenze più concrete riguarda il funzionamento delle istituzioni europee.
Da tempo una parte delle forze europeiste propone di superare il principio dell’unanimità in alcuni settori strategici, per evitare che un singolo governo possa bloccare decisioni condivise dagli altri Stati membri.
Vannacci difende invece esattamente quel meccanismo.
“L’unanimità non è una patologia ma una garanzia”, sostiene.
Il suo ragionamento è che, se una proposta non riesce a convincere tutti gli Stati, la risposta non dovrebbe essere cambiare il sistema di voto ma migliorare la proposta stessa.
Per Vannacci l’interesse nazionale italiano continua a esistere e l’unanimità serve proprio a impedire che ventisei Paesi possano imporre una decisione al ventisettesimo.
È probabilmente uno dei punti nei quali emerge più chiaramente la distanza con Monti: per l’uno la sovranità nazionale rimane il principale presidio democratico; per l’altro l’Europa deve acquisire strumenti sufficienti per esercitare una sovranità comune in un mondo dominato da grandi potenze.
Vannacci contro l’Europa che “uniforma”
Il leader di Futuro Nazionale allarga poi la critica dal funzionamento delle istituzioni alla dimensione culturale dell’integrazione.
Chiede un’Europa che stabilisca gli obiettivi ma lasci agli Stati “libertà di iniziativa”, che non cerchi di uniformare le società nazionali e che, nelle sue parole, smetta di “multiculturalizzarsi e fluidizzarsi”.
Il ragionamento lega direttamente identità e sviluppo economico.
Secondo Vannacci, se una comunità non riesce più a immaginarsi nel futuro come gruppo sociale coeso, diminuisce anche la propensione a investire, fare impresa e costruire industria.
È proprio questo passaggio a rendere il confronto di Cernobbio qualcosa di più di una discussione tecnica sulle competenze dell’Unione europea.
Dietro la parola “sovranità” emergono infatti due diverse concezioni della società.
Per Vannacci l’identità nazionale è un elemento da preservare e rafforzare anche di fronte ai processi di integrazione e multiculturalismo. Per Monti, quando questa identità viene trasformata nella convinzione di una superiorità nazionale e nella contrapposizione con gli altri popoli, si entra invece nel terreno del nazionalismo.
Monti cita Camus: “Amo troppo il mio Paese per essere nazionalista”
La risposta dell’ex premier passa anche attraverso una frase attribuita ad Albert Camus.
Monti afferma di amare profondamente l’Italia, ma proprio per questo di non considerarsi nazionalista: “Amo troppo il mio Paese per essere nazionalista”.
La distinzione che propone è quella tra patriottismo e nazionalismo.
Si può essere orgogliosi della propria identità, sostiene in sostanza Monti, senza trasformare questo sentimento nell’idea che il proprio popolo sia superiore agli altri o che il rapporto tra nazioni debba necessariamente diventare una competizione.
Poi arriva un altro riferimento storico.
Monti ricorda il gennaio 1995, quando François Mitterrand pronunciò davanti al Parlamento europeo uno dei suoi ultimi grandi discorsi.
Il presidente francese, ormai gravemente malato, concluse con un ammonimento diventato celebre: “Le nationalisme, c’est la guerre”, il nazionalismo è la guerra.
Per Monti quella frase conserva tutta la sua attualità.
Vannacci respinge l’accusa: “Sono convinzioni personali”
Il leader di Futuro Nazionale respinge completamente l’interpretazione dell’ex presidente del Consiglio.
Secondo Vannacci, l’idea che il suo progetto politico rappresenti una ricostruzione della narrativa fascista sarebbe una convinzione personale di Monti che non corrisponde alla realtà.
Futuro Nazionale, sostiene, è un partito rivolto al futuro e al “rilancio nazionale”, che punta a valorizzare identità, radici e storia italiana.
Per l’ex generale, esaltare questi elementi non significa sostenere una superiorità razziale o ricostruire il fascismo, ma svolgere quella che considera la funzione naturale di una forza politica che intende rappresentare gli interessi del proprio elettorato.
La distanza tra i due, dunque, rimane intatta anche sul significato della parola identità.
Ciò che Monti interpreta come il possibile punto di partenza di una retorica nazionalista, Vannacci lo considera invece il presupposto stesso di una politica nazionale.
Le inchieste su Futuro Nazionale entrano nel confronto
Inevitabilmente a Cernobbio si parla anche delle vicende che negli ultimi giorni hanno coinvolto Futuro Nazionale.
Vannacci assicura di non essere “preoccupato nella maniera più assoluta” dagli accertamenti e dagli esposti presentati alla magistratura.
Il leader di Futuro Nazionale sottolinea che gli accertamenti della Procura militare riguardano la posizione di appartenenti alle Forze Armate e non direttamente lui o il partito.
Quanto all’esposto nel quale viene chiesto alla magistratura ordinaria di valutare anche l’eventuale applicabilità della legge Scelba sulla ricostituzione del disciolto partito fascista, Vannacci definisce l’ipotesi “ridicola”, “fantasiosa” e addirittura “fantascientifica”.
L’ex generale si dice convinto che alla fine sarà la stessa magistratura a consegnare a Futuro Nazionale una sorta di “patente di non fascisti”.
Anche su questo punto occorre mantenere la distinzione emersa nelle ricostruzioni degli ultimi giorni: gli esposti contengono richieste di accertamento e ipotesi formulate dai denuncianti, mentre gli accertamenti preliminari della Procura militare non equivalgono all’accertamento di reati né, allo stato delle informazioni disponibili, a un’indagine penale nei confronti di Vannacci.
Monti: “Il suo programma viola la Costituzione”
Lo scontro non si ferma però al fascismo.
Monti contesta anche la compatibilità di alcuni punti del programma di Futuro Nazionale con l’attuale impianto costituzionale italiano.
Vannacci aveva anticipato l’obiezione sostenendo che nel programma “non c’è nulla fuori dalla Costituzione” e ricordando che la Carta repubblicana è stata modificata numerose volte dal 1948.
Il leader di Futuro Nazionale pone quindi una domanda: se la Costituzione dovesse essere scritta oggi, dopo quasi ottant’anni, sarebbe identica a quella originaria?
Alla richiesta di indicare concretamente quali articoli vorrebbe modificare, tuttavia, Vannacci non entra nel dettaglio e spiega che il partito non dispone ancora di una proposta definita.
Anche questo confronto rimanda alla questione centrale emersa a Cernobbio: quanto deve cambiare l’assetto istituzionale esistente per rispondere alle trasformazioni politiche e sociali degli ultimi anni?
Monti vede nell’indebolimento delle istituzioni comuni un rischio. Vannacci vede invece proprio nelle istituzioni sovranazionali e nei vincoli esistenti una parte del problema.
Anche la presenza di Vannacci a Cernobbio aveva provocato polemiche
Lo scontro era iniziato, in realtà, ancora prima che Monti e Vannacci salissero sul palco.
La decisione degli organizzatori del Forum TEHA di invitare il leader di Futuro Nazionale aveva provocato la protesta di Carlo Calenda, che aveva annunciato di voler disertare l’appuntamento accusando il Forum di riservare all’ex generale un trattamento privilegiato.
Gli organizzatori avevano respinto l’accusa.
Valerio De Molli, amministratore delegato di The European House – Ambrosetti, aveva rivendicato la scelta sostenendo che lo spirito del Forum sia proprio quello di consentire il confronto tra interlocutori anche profondamente distanti tra loro.
Vannacci, del resto, arriva a Cernobbio in una fase nella quale Futuro Nazionale sta cercando di trasformarsi da fenomeno politico costruito intorno alla figura dell’ex generale in una forza organizzata sul territorio.
La sua presenza in uno dei luoghi simbolo dell’establishment economico e politico italiano assume quindi inevitabilmente anche un significato di legittimazione politica.
Due idee dell’Europa che difficilmente possono incontrarsi
Alla fine il passaggio sulla “retorica fascista” è inevitabilmente quello destinato a dominare i titoli.
Ma fermarsi lì significa perdere la parte più interessante del confronto.
A Cernobbio Mario Monti e Roberto Vannacci hanno rappresentato due risposte radicalmente differenti alla stessa domanda: che cosa deve diventare l’Europa in un mondo nel quale gli Stati Uniti guardano sempre più ai propri interessi, la Russia ha riportato la guerra nel continente e la Cina compete con l’Occidente sul terreno industriale e tecnologico?
Per Monti la risposta passa da una maggiore integrazione: singolarmente, gli Stati europei sono troppo piccoli per competere con le grandi potenze e devono quindi condividere una parte crescente della propria sovranità.
Per Vannacci la diagnosi è quasi rovesciata: proprio il trasferimento di potere verso Bruxelles avrebbe indebolito le nazioni, prodotto un eccesso di regolazione e allontanato le istituzioni dai cittadini. La soluzione sarebbe dunque recuperare sovranità nazionale e trasformare l’Unione in una struttura di cooperazione tra Stati.
Non è soltanto una disputa sull’Europa.
È uno scontro tra integrazione e sovranità, identità europea e identità nazionale, patriottismo e nazionalismo, decisione comune e diritto di veto.
Ed è probabilmente per questo che Monti ha scelto di chiudere senza la prudenza che normalmente caratterizza i confronti istituzionali.
“Combatterò fino all’ultima mia energia il suo tentativo di ricostruzione della retorica del fascismo”.
Vannacci considera quell’accusa completamente infondata.
Ma proprio la distanza tra queste due letture racconta perché il confronto di Cernobbio non sia stato soltanto un duello tra un ex presidente del Consiglio e un ex generale: **è stato un anticipo di uno dei conflitti politici

