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Leonardo Maria Del Vecchio lascia EssilorLuxottica: i motivi dell’addio

Leonardo Maria Del Vecchio

L’addio di Leonardo Maria Del Vecchio a EssilorLuxottica non è soltanto l’uscita di scena di uno degli eredi del fondatore. Dietro la decisione di lasciare tutti gli incarichi nel colosso dell’occhialeria affiorano divergenze sulla gestione del gruppo, equilibri familiari mai del tutto risolti e tensioni maturate attorno a Delfin, la holding che custodisce una parte consistente dell’eredità finanziaria costruita da Leonardo Del Vecchio.

Il figlio del fondatore lascerà definitivamente EssilorLuxottica il 31 agosto. E lo farà accompagnando la decisione con parole tutt’altro che formali. Nella lettera con cui ha annunciato il passo indietro, Leonardo Maria Del Vecchio descrive infatti un’azienda diventata, a suo giudizio, più «distante» e «impersonale», nella quale si sarebbe progressivamente indebolito il legame con chi vi lavora. «L’entusiasmo non è quello di prima. Il senso di appartenenza non è quello di prima. La distanza si sente», scrive l’imprenditore, oggi alla guida di Lmdv Capital. Una critica che chiama inevitabilmente in causa l’attuale gestione e, in particolare, Francesco Milleri, l’uomo scelto dallo stesso Leonardo Del Vecchio per guidare il gruppo.

Le tensioni attorno alla cassaforte Delfin

Per comprendere fino in fondo la rottura bisogna però guardare anche fuori da EssilorLuxottica e spostarsi su Delfin, la holding lussemburghese attraverso la quale la famiglia controlla il 32,4% del gruppo dell’occhialeria e detiene partecipazioni di peso nel sistema finanziario italiano. Nel portafoglio della cassaforte figurano infatti circa il 17,5% di Monte dei Paschi di Siena, una quota vicina al 10% di Generali e il 2,7% di UniCredit. Un patrimonio enorme, al centro di equilibri familiari particolarmente complessi dopo la morte del fondatore nel 2022. Secondo quanto ricostruito dalCorriere della Sera, è proprio all’interno di Delfin che sarebbero maturate alcune delle frizioni che hanno preceduto l’uscita di Leonardo Maria da EssilorLuxottica.

La scorsa primavera il giovane Del Vecchio aveva tentato di acquistare il 25% della holding rilevando le partecipazioni dei fratelli Luca e Paola. Alla base del progetto ci sarebbe stata la difficoltà di trovare un equilibrio stabile tra gli otto eredi, alcuni dei quali intenzionati a cedere le proprie quote.

L’operazione era tutt’altro che marginale: avrebbe richiesto un finanziamento bancario nell’ordine dei 10 miliardi di euro. Il progetto, però, si è scontrato con la complessità delle garanzie necessarie. Lo statuto di Delfin non consentiva infatti di utilizzare le azioni della holding come pegno nei termini richiesti e gli istituti coinvolti avrebbero quindi rinunciato a sostenere l’operazione.

Il no del consiglio di amministrazione

A quel punto Leonardo Maria avrebbe cercato una soluzione attraverso lo stesso consiglio di amministrazione di Delfin, presieduto da Milleri. Anche questa strada, tuttavia, non ha portato al risultato sperato. La proposta è stata bocciata da quattro consiglieri su sei, tra i quali l’amministratore delegato Romolo Bardin. A favore si sono espressi invece Milleri e il notaio Mario Notari. La maggioranza del consiglio avrebbe ritenuto l’operazione troppo rischiosa per gli assetti della holding, che il cda è chiamato a preservare. È in questa fase, secondo la ricostruzione del Corriere, che i rapporti tra Leonardo Maria Del Vecchio e il management si sarebbero ulteriormente complicati. Milleri avrebbe comunque manifestato la disponibilità a cercare soluzioni alternative per superare lo stallo tra gli eredi. Una delle ipotesi prevedeva un intervento della stessa Delfin attraverso il riacquisto delle quote dei soci. Anche questa possibilità, però, avrebbe richiesto il consenso di almeno sei degli otto azionisti, maggioranza che non è stato possibile raggiungere.

Il peso delle vicende personali

Sul passo indietro di Leonardo Maria Del Vecchio potrebbero avere inciso anche fattori estranei agli equilibri strettamente finanziari. Sempre secondo ilCorriere della Sera, ai vertici di EssilorLuxottica non sarebbe stata gradita la forte esposizione mediatica legata alle recenti vicende personali e familiari dell’erede. Un elemento che si sarebbe aggiunto alle tensioni già esistenti sul piano societario. Resta ora da capire quali conseguenze avrà la separazione sull’immagine e sugli equilibri del gruppo. EssilorLuxottica sta attraversando una fase di profonda trasformazione, con Milleri impegnato a spingere l’azienda oltre il tradizionale mercato dell’occhialeria e verso settori considerati strategici per il futuro. Al centro ci sono soprattutto gli smart glasses e il med-tech, due ambiti sui quali il gruppo ha puntato per costruire una nuova fase di crescita. Una strategia che richiede tempo e investimenti e che il mercato sta ancora valutando.

Una partita che va oltre EssilorLuxottica

Le tensioni familiari rappresentano però una variabile difficile da ignorare. EssilorLuxottica ha risentito negli ultimi mesi anche dell’incertezza sugli equilibri della famiglia Del Vecchio e il nuovo strappo rischia di riportare l’attenzione proprio sulla governance. Nelle prime ore di contrattazione successive alla notizia dell’addio, il titolo ha registrato un calo contenuto, attorno allo 0,5%. Ma la questione più importante riguarda il medio e lungo periodo. Nella sua lettera Leonardo Maria Del Vecchio ha scelto infatti di colpire un punto particolarmente sensibile per qualsiasi grande multinazionale: il rapporto con le persone e la capacità di attrarre talenti. Quando scrive che «le persone lo sanno prima dei mercati», il messaggio supera il perimetro di una disputa familiare e diventa una critica al modello di gestione dell’azienda.

L’uscita da EssilorLuxottica chiude dunque un capitolo, ma non necessariamente la partita. Perché Leonardo Maria resta uno degli otto eredi di Leonardo Del Vecchio e, attraverso Delfin, gli equilibri della famiglia continuano a incrociarsi con quelli di uno dei maggiori gruppi industriali europei.