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La vittoria dell’AfD non e’ un incidente locale: il voto che mette sotto pressione Germania ed Europa

Vittoria Afd Sassonia

Ci sono risultati elettorali che cambiano un governo e altri che, pur senza consegnare immediatamente il potere a chi vince, cambiano il modo in cui un sistema politico deve guardare a se stesso. Il 43,8% ottenuto da Alternative fur Deutschland in Sassonia-Anhalt appartiene alla seconda categoria. AfD non avra’ automaticamente il governo del Land: ha conquistato 39 seggi sugli 83 del nuovo Parlamento regionale, mentre per la maggioranza assoluta ne servono 42. Ma liquidare il risultato come l’ennesima anomalia della Germania orientale sarebbe un errore altrettanto grave.

Il dato politicamente piu’ importante non e’ infatti soltanto che AfD abbia piu’ che raddoppiato il 20,8% del 2021. E’ che la Cdu sia precipitata al 17,2%, venti punti in meno rispetto a cinque anni fa, e che tutto questo sia avvenuto con un’affluenza record del 77,8%. Non siamo quindi davanti a una minoranza estremamente mobilitata che approfitta dell’astensione degli altri. Quasi otto elettori su dieci sono andati a votare e piu’ di quattro su dieci hanno scelto un partito il cui ramo regionale e’ classificato dall’intelligence interna della Sassonia-Anhalt come formazione di estrema destra. E’ questo il dato dal quale bisogna partire per capire perche’ il voto di domenica riguarda molto piu’ di Magdeburgo.

AfD ha vinto, ma il vero sconfitto e’ il sistema che la teneva ai margini

Per anni la strategia della politica tedesca nei confronti di AfD e’ stata sintetizzata dalla parola Brandmauer, il muro tagliafuoco: nessuna alleanza e nessuna collaborazione strutturale con il partito della destra radicale. Finche’ AfD raccoglieva il 10, il 15 o anche il 20% dei voti, quella scelta poneva problemi politici ma non rendeva impossibile costruire maggioranze alternative. Con il 43,8%, la situazione cambia radicalmente.

La nuova composizione del Landtag rende evidente il problema. AfD avra’ 39 deputati, la Cdu 15, mentre Spd, Verdi e Linke ne avranno otto ciascuno e il Bsw di Sahra Wagenknecht cinque. Per costruire una maggioranza parlamentare senza AfD servirebbe, aritmeticamente, mettere insieme praticamente tutto il resto del Parlamento, compresi partiti divisi da differenze profonde su economia, immigrazione, politica estera e rapporto con la Russia. In alternativa sara’ necessario immaginare formule di governo di minoranza sostenute o tollerate dall’esterno.

Il cordone sanitario non e’ dunque formalmente caduto. Ma da oggi costa molto di piu’ mantenerlo. E questo e’ probabilmente il primo effetto destinato a pesare anche sul resto della Germania: piu’ AfD cresce, piu’ escluderla dal governo obbliga gli altri partiti a coalizioni sempre piu’ larghe, fragili e difficili da spiegare agli elettori.

Qui nasce anche il principale rischio per le forze tradizionali. AfD puo’ presentarsi contemporaneamente come vincitrice delle elezioni e come forza alla quale viene impedito di governare. E’ una condizione politicamente molto favorevole per un partito antisistema: consente di rivendicare il consenso senza assumersi ancora pienamente la responsabilita’ del governo e, nello stesso tempo, di accusare gli altri partiti di costruire alleanze innaturali con il solo obiettivo di tenerlo fuori dal potere.

Per Friedrich Merz e’ molto piu’ di una sconfitta regionale

La seconda conseguenza riguarda direttamente il cancelliere Friedrich Merz. In teoria la Sassonia-Anhalt e’ soltanto uno dei sedici Lander tedeschi e un’elezione regionale non dovrebbe essere trasformata automaticamente in un referendum sul governo federale. In pratica, pero’, le dimensioni del risultato rendono impossibile separare completamente le due questioni.

La Cdu governava il Land dal 2002 e nel 2021 aveva ottenuto il 37,1%. Cinque anni dopo e’ scesa al 17,2%, meno della meta’ di AfD. Secondo un sondaggio realizzato in occasione del voto, l’87% degli elettori della Sassonia-Anhalt si e’ dichiarato insoddisfatto del governo federale. AfD, inoltre, non e’ piu’ soltanto forte nei Lander orientali: le rilevazioni nazionali la collocano ormai intorno al 28% e ai vertici delle intenzioni di voto in Germania.

Sarebbe sbagliato proiettare automaticamente il 43,8% di Magdeburgo sull’intero Paese. La Germania orientale presenta caratteristiche economiche, demografiche e storiche particolari, e AfD vi ottiene da tempo risultati molto superiori alla media occidentale. Ma sarebbe altrettanto sbagliato continuare a utilizzare questa specificita’ come rassicurazione. Un partito che a livello nazionale vale ormai piu’ di un quarto dell’elettorato e che in alcune regioni sfiora la maggioranza assoluta non puo’ piu’ essere descritto come fenomeno periferico.

Per Merz si apre quindi una doppia pressione. Da una parte dovra’ difendere il muro contro AfD; dall’altra dovra’ rispondere a quella parte della Cdu che potrebbe chiedere una linea piu’ dura su immigrazione, sicurezza, energia e rapporti con Bruxelles per recuperare gli elettori perduti. Ed e’ proprio qui che il successo di AfD puo’ spostare la politica tedesca anche senza entrare al governo: costringendo gli altri a inseguirne temi e linguaggio.

Non e’ soltanto immigrazione: dietro il voto c’e’ una crisi piu’ profonda

Sarebbe riduttivo interpretare il risultato esclusivamente come una rivolta contro l’immigrazione. Il tema ha certamente avuto un peso importante nella campagna di AfD, ma il consenso raccolto dal partito incorpora questioni molto piu’ ampie: il rallentamento dell’economia tedesca, la crisi industriale, il costo dell’energia, il rapporto tra Germania orientale e occidentale, la sfiducia verso Berlino e Bruxelles e, soprattutto nei Lander dell’Est, una percezione della Russia molto diversa da quella dominante nell’attuale governo federale.

AfD propone forti restrizioni all’immigrazione, ma chiede anche di ristabilire relazioni economiche con Mosca, ridurre il sostegno all’Ucraina e mette in discussione alcuni dei pilastri dell’attuale costruzione europea, fino alla permanenza della Germania nell’euro. Sono posizioni che spiegano perche’ la sua crescita venga osservata con particolare attenzione nelle altre capitali.

Il voto arriva oltretutto in un momento nel quale i rapporti tra Berlino e Mosca sono tornati a livelli di tensione altissimi, dopo che il governo tedesco ha attribuito alla Russia il tentato attacco con droni all’aeroporto di Lipsia/Halle. Proprio mentre il governo Merz irrigidisce la propria posizione verso il Cremlino, una parte sempre piu’ consistente dell’elettorato orientale premia una forza che propone la direzione opposta.

E’ una contraddizione destinata a pesare nella politica tedesca e, indirettamente, anche in quella europea.

Per l’Europa il problema e’ che la Germania non e’ un Paese qualsiasi

Una vittoria analoga in un piccolo Stato europeo avrebbe un significato politico importante, ma non produrrebbe gli stessi effetti. La Germania e’ ancora la maggiore economia dell’Unione, uno dei principali contributori al bilancio comunitario e, insieme alla Francia, uno dei due Paesi senza i quali difficilmente possono avanzare i grandi dossier europei.

Per questo la crescita di una forza apertamente euroscettica in Germania produce conseguenze potenzialmente molto piu’ profonde rispetto alla crescita di movimenti analoghi altrove. Un’AfD capace un giorno di condizionare il governo federale potrebbe mettere in discussione contemporaneamente politica migratoria, sostegno all’Ucraina, rapporti con la Russia, transizione energetica, integrazione europea e perfino l’architettura dell’euro.

Nulla di tutto questo accade oggi per effetto delle elezioni in Sassonia-Anhalt. La politica estera e le grandi scelte europee restano competenza del governo federale e AfD non ha nemmeno la certezza di guidare il Land appena conquistato. Ma il segnale e’ evidente: cio’ che fino a pochi anni fa appariva politicamente impossibile oggi e’ diventato almeno immaginabile.

Ed e’ esattamente questo che preoccupa le altre capitali.

La Francia guarda alla Germania e vede anche il proprio futuro

La reazione francese e’ stata immediata. A Parigi il risultato e’ stato letto come un segnale molto preoccupante per gli equilibri politici europei, non soltanto per cio’ che potrebbe accadere in Germania ma anche per le dinamiche interne alla Francia.

Parigi non guarda infatti soltanto a Berlino. Guarda inevitabilmente anche a se stessa. La Francia si avvicina alle presidenziali del 2027 con una destra nazionalista molto forte e con un sistema politico sempre piu’ frammentato. Vedere AfD superare il 40% nel Paese che per ragioni storiche era considerato il piu’ resistente alla possibilita’ di un’affermazione dell’estrema destra ha quindi un effetto psicologico e politico che attraversa l’intero continente.

Ma c’e’ anche un’altra implicazione. Se Berlino entra in una fase di instabilita’ politica e Parigi rimane attraversata da una crisi permanente degli equilibri interni, il tradizionale motore franco-tedesco dell’Unione europea diventa piu’ debole proprio nel momento in cui l’Europa deve affrontare guerra, energia, competitivita’ industriale, difesa e rapporti sempre piu’ complessi con Stati Uniti, Russia e Cina.

Il problema europeo, insomma, non e’ soltanto che cresca AfD. E’ che cresca mentre i partiti che hanno governato l’Europa negli ultimi decenni perdono contemporaneamente consenso e capacita’ di costruire maggioranze stabili.

Il voto tedesco divide anche la destra italiana

Le reazioni italiane mostrano bene come la vittoria di AfD non separi soltanto destra e sinistra, ma attraversi la stessa area conservatrice. Matteo Salvini ha festeggiato apertamente, congratulandosi con Alice Weidel e parlando di un risultato che dimostrerebbe l’esistenza di un’altra Europa possibile. Roberto Vannacci ha utilizzato il voto per sostenere che l’Europa cambia e per rilanciare la propria battaglia contro l’attuale costruzione comunitaria.

Di segno completamente opposto la posizione di Antonio Tajani, che ha definito il successo di AfD una pessima notizia e il partito tedesco una forza antitetica ai valori liberali e occidentali nei quali si riconosce Forza Italia. Giorgia Meloni, almeno nelle prime ore successive al voto, ha scelto invece di non commentare direttamente.

Questa distanza non e’ marginale. Rappresenta due diverse idee di destra europea. Da una parte c’e’ una destra che vuole cambiare gli equilibri dell’Unione ma restando dentro il sistema europeo e atlantico, posizione che Meloni ha sostanzialmente seguito al governo soprattutto sull’Ucraina. Dall’altra esiste una componente che guarda con maggiore simpatia ad AfD, e’ molto piu’ critica verso Bruxelles e propone una revisione profonda delle relazioni con Mosca.

La crescita del partito tedesco rafforza inevitabilmente questa seconda componente. E puo’ modificare anche gli equilibri politici all’interno dei singoli Paesi.

Non tutte le destre europee sono uguali

Sarebbe pero’ un errore mettere nello stesso contenitore AfD, Fratelli d’Italia, Rassemblement National, Lega e tutte le altre forze cresciute negli ultimi anni alla destra dei partiti popolari e conservatori tradizionali. Hanno origini, programmi, rapporti con l’Unione europea e posizioni internazionali differenti.

La stessa esperienza italiana dimostra che arrivare al governo puo’ modificare profondamente priorita’ e linguaggio. Giorgia Meloni, pur mantenendo un’impostazione conservatrice e una forte critica a diversi aspetti dell’Unione, ha costruito una politica estera saldamente collocata nella Nato, ha sostenuto Kiev e ha cercato di aumentare il proprio peso nelle istituzioni europee anziche’ proporre una rottura con esse.

AfD si colloca oggi su posizioni decisamente piu’ radicali, soprattutto su Russia, euro e integrazione comunitaria. E’ anche per questo che il risultato della Sassonia-Anhalt pone un problema differente rispetto alla semplice crescita elettorale della destra in Europa.

La questione non e’ piu’ soltanto quanto la politica europea si stia spostando verso destra. E’ quale destra finira’ per prevalere all’interno di questo spostamento.

Il paradosso del cordone sanitario

Il sistema politico tedesco si trova cosi’ davanti a un paradosso difficile da risolvere. Normalizzare AfD attraverso accordi di governo potrebbe contribuire a legittimare un partito la cui organizzazione in Sassonia-Anhalt e’ classificata dai servizi di sicurezza regionali come estremista di destra. Ma costruire coalizioni sempre piu’ larghe con l’unico obiettivo di escluderla rischia di rafforzare la sua narrazione contro il cosiddetto sistema.

E’ una trappola che non si risolve semplicemente scegliendo una delle due opzioni.

Il vero problema per Cdu, Spd, Verdi e sinistra tedesca e’ capire perche’ centinaia di migliaia di elettori che in passato votavano altre forze abbiano deciso consapevolmente di scegliere AfD, e quali risposte politiche siano possibili senza inseguirne le posizioni piu’ radicali.

Ignorare quelle domande significherebbe lasciare ad AfD il monopolio della protesta. Copiarne semplicemente il linguaggio significherebbe invece riconoscere implicitamente che la sua lettura della societa’ e’ quella corretta. E’ probabilmente questa la sfida piu’ difficile per il centro politico europeo nei prossimi anni.

Il risultato che rompe un’altra barriera

AfD non governa ancora la Sassonia-Anhalt. Questo e’ il primo elemento da ricordare per evitare letture eccessive. Ma una barriera politica e’ gia’ caduta: quella che permetteva di descrivere il partito come una forza forte ma strutturalmente minoritaria, destinata a rimanere lontana dalla soglia del potere.

Il 43,8%, con una partecipazione elettorale mai cosi’ alta nella storia del Land, dice qualcosa di diverso. Dice che in una parte della Germania AfD non e’ piu’ soltanto il voto degli arrabbiati ai margini del sistema: e’ diventata la scelta largamente prevalente dell’elettorato.

La Sassonia-Anhalt non e’ la Germania e la Germania orientale non e’ l’Europa. Ma sarebbe poco saggio utilizzare questa evidenza come tranquillante. AfD e’ gia’ ai vertici dei sondaggi nazionali e cio’ che accade oggi a Magdeburgo potrebbe anticipare un problema molto piu’ grande per Berlino.

Per l’Europa il messaggio e’ altrettanto chiaro. Per anni le forze tradizionali hanno confidato sulla possibilita’ di contenere le destre radicali attraverso cordoni sanitari, coalizioni e richiami ai rischi del passato. Questi strumenti possono ancora impedire loro di governare, ma non stanno impedendo loro di vincere le elezioni.

Ed e’ probabilmente questa la vera notizia arrivata dalla Sassonia-Anhalt. Non che l’Europa sia improvvisamente diventata tutta di estrema destra, ne’ che AfD sia gia’ alle porte della Cancelleria. Ma che il sistema politico costruito per tenerla ai margini oggi non basta piu’. E se la politica europea non riuscira’ a rispondere alle paure economiche, al declino industriale, alla questione migratoria e alla crescente distanza tra cittadini e istituzioni, il 43,8% di Magdeburgo potrebbe essere ricordato non come un’eccezione, ma come uno dei momenti in cui il baricentro politico del continente ha cominciato davvero a spostarsi.