La rilevazione di ottobre fotografa un quadro sostanzialmente stabile, ma con alcuni movimenti significativi: Fratelli d’Italia sale al 26,7%, il Partito democratico raggiunge il 19,9% e il Movimento 5 Stelle il 14,9%. Arretra il partito di Vannacci, mentre la Lega recupera quasi un punto. Tra centrodestra e centrosinistra i rapporti di forza restano ravvicinati. A pesare, più di ogni altra variabile, è ancora l’ampia area di astensione e indecisione.
Il consenso di Roberto Vannacci rallenta, mentre i principali partiti italiani mostrano piccoli segnali di recupero. È questa una delle indicazioni più interessanti che emergono dall’ultima rilevazione sulle intenzioni di voto realizzata da Nando Pagnoncelli per il Corriere della Sera. Il partito Futuro nazionale scende infatti all’7,9%, perdendo quasi un punto rispetto al mese precedente. Sul fronte opposto, Fratelli d’Italia, Partito democratico e Movimento 5 Stelle registrano incrementi contenuti, ma sufficienti a consolidare le rispettive posizioni.
Il quadro complessivo, tuttavia, non segnala una trasformazione degli equilibri politici. Il centrodestra tradizionale mantiene le proprie percentuali, il centrosinistra avanza di poco e la distanza tra i due schieramenti continua a essere ridotta. La variabile che potrebbe davvero modificare gli attuali rapporti di forza resta un’altra: la quota di cittadini che non si riconosce in alcuna proposta politica o dichiara di non sapere ancora per chi votare.
Il partito di Vannacci perde quasi un punto
Il dato più evidente riguarda Futuro nazionale. La formazione guidata da Roberto Vannacci passa dall’8,8% rilevato a settembre al 7,9% di ottobre. Una flessione che interrompe, almeno per il momento, la fase di crescita del movimento e riporta l’attenzione sulla sua capacità di mantenere visibilità e attrattività nel panorama della destra italiana. Nell’analisi di Pagnoncelli, la contrazione potrebbe essere collegata a una minore esposizione pubblica del partito e alla strategia di contenimento degli spazi politici alla sua destra portata avanti dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Si tratta di una lettura possibile del risultato, non di una spiegazione dimostrata dai numeri: il sondaggio registra infatti il calo, ma non individua automaticamente le ragioni delle scelte degli elettori.
La flessione di Vannacci non produce, comunque, un immediato vantaggio per il resto del centrodestra. Se si considera la coalizione senza Futuro nazionale, il blocco di governo rimane fermo al 39,4%, esattamente come nella rilevazione di settembre. Includendo invece il partito di Vannacci, il cosiddetto centrodestra allargato si attesta al 47,3%, quasi un punto in meno rispetto al mese precedente.

Fratelli d’Italia resta primo, la Lega recupera terreno
All’interno della maggioranza, Fratelli d’Italia si conferma nettamente il primo partito. La formazione guidata da Giorgia Meloni raggiunge il 26,7%, con un lieve incremento rispetto alla precedente rilevazione. Un risultato che conferma la solidità del consenso intorno al partito della presidente del Consiglio, nonostante un ottobre caratterizzato da diverse difficoltà sul piano politico e sociale.
Il movimento più significativo nella maggioranza arriva però dalla Lega. Dopo il congresso che ha confermato Matteo Salvini alla guida del partito, il Carroccio sale dal 4,7% al 5,6%, recuperando quasi un punto. Un segnale positivo per il segretario, anche se la percentuale rimane distante dai livelli che la Lega aveva raggiunto nelle sue stagioni di maggiore espansione elettorale.
Di segno opposto l’andamento di Forza Italia, che arretra dal 7,3% al 6,3%. La flessione di un punto arriva in una fase in cui il partito deve fare i conti con tensioni interne e questioni legate alla gestione della leadership. Pagnoncelli richiama, in particolare, le difficoltà emerse nelle ultime settimane e le divisioni manifestatesi pubblicamente durante alcuni appuntamenti politici ed economici.
Nel complesso, dunque, la maggioranza conserva una posizione stabile se si guarda alla sua composizione tradizionale. Le variazioni tra i singoli partiti raccontano però dinamiche differenti: Fratelli d’Italia tiene, la Lega recupera e Forza Italia perde terreno.
Pd e Movimento 5 Stelle in lieve crescita
Sul versante delle opposizioni, il Partito democratico sale dal 19,5% al 19,9%. Un incremento limitato, ma che consente ai dem di consolidare la seconda posizione nella graduatoria nazionale. Anche il Movimento 5 Stelle guadagna terreno, passando dal 14,5% al 14,9%. Restano invece stabili Alleanza Verdi e Sinistra, al 6,3%. Piccole contrazioni interessano +Europa e Italia Viva, mentre Azione conferma il 3% già registrato a settembre. La somma delle forze riconducibili al centrosinistra arriva così al 44,9%, con un aumento di quattro decimi rispetto al mese precedente. Un risultato che conferma la consistenza dell’area progressista, ma che non basta da solo a delineare un vantaggio elettorale certo. Il dato, infatti, riguarda le intenzioni di voto per i singoli partiti e non necessariamente si traduce in modo automatico nel consenso a una coalizione.

Campo largo e centrodestra: la partita delle alleanze
Uno degli aspetti più rilevanti della rilevazione riguarda proprio il possibile effetto delle alleanze. Secondo le simulazioni richiamate da Pagnoncelli, il centrosinistra allargato, il cosiddetto Campo largo, potrebbe ottenere il premio di maggioranza previsto dalla nuova legge elettorale se il centrodestra si presentasse senza un accordo con Futuro nazionale.
Lo scenario cambierebbe in caso di un’intesa tra la coalizione di governo e il partito di Vannacci: in quel caso sarebbe il centrodestra allargato a risultare in vantaggio nella simulazione. È una prospettiva da considerare con cautela. Le coalizioni non sono ancora definite in ogni loro componente e il consenso attribuito ai singoli partiti non coincide necessariamente con quello che gli stessi partiti riuscirebbero a raccogliere presentandosi insieme. Inoltre, il quadro delle alleanze è ancora in evoluzione: nel centrodestra si è registrato l’ingresso di Sud chiama Nord, la formazione di Cateno De Luca, mentre nell’area del Campo largo è arrivata Rifondazione comunista. La fotografia del sondaggio, quindi, non permette di anticipare con certezza il risultato di una futura competizione elettorale. Mostra piuttosto quanto la costruzione delle coalizioni possa diventare decisiva in un sistema nel quale i due schieramenti si muovono su percentuali relativamente vicine.
Meloni e il governo recuperano un punto di gradimento
La rilevazione prende in esame anche il giudizio degli italiani sull’esecutivo e sui principali leader politici. Per il governo si registra un lieve miglioramento: l’indice di apprezzamento sale a 41, contro il 40 del mese precedente. Anche Giorgia Meloni guadagna un punto, passando da 41 a 42. Tra i leader, la variazione più evidente riguarda Matteo Salvini, il cui indice di gradimento passa da 20 a 22. Un piccolo recupero che Pagnoncelli mette in relazione con la conclusione del congresso della Lega e con la conferma della sua leadership. Non emergono, invece, cambiamenti particolarmente significativi per gli altri protagonisti della scena politica. Il dato è interessante soprattutto se rapportato alle difficoltà che hanno caratterizzato il mese di ottobre. Il governo ha dovuto affrontare proteste legate al costo dei carburanti, mobilitazioni di lavoratori e studenti, tensioni sociali e un confronto complesso sulla manovra finanziaria.
A questo si aggiungono le questioni industriali, a partire dalla crisi dell’ex Ilva, e le incertezze legate al percorso della nuova legge elettorale. Nonostante un contesto turbolento, il giudizio sull’esecutivo non mostra dunque un arretramento significativo. Le variazioni restano contenute e non sembrano indicare, almeno per ora, un cambiamento profondo nell’orientamento dell’opinione pubblica.

L’incognita decisiva resta l’astensione
C’è infine un dato che attraversa l’intera rilevazione e che potrebbe rivelarsi più importante delle oscillazioni registrate dai singoli partiti. L’area dell’incertezza e dell’astensione viene stimata complessivamente intorno al 41%: una quota enorme di elettorato che non esprime una scelta definita o non manifesta l’intenzione di recarsi alle urne. È proprio in questa parte dell’opinione pubblica che potrebbe giocarsi la partita decisiva. Recuperare qualche decimale tra gli elettori già orientati può modificare marginalmente gli equilibri, ma convincere una parte degli indecisi o degli astenuti a partecipare potrebbe produrre effetti molto più consistenti. Il sondaggio di ottobre restituisce, in definitiva, un sistema politico che cambia poco, pur attraversando un periodo di forte pressione.
Vannacci arretra, la Lega recupera, Pd e Movimento 5 Stelle crescono leggermente, mentre Fratelli d’Italia conserva la propria centralità. Ma la vera sfida, per tutti gli schieramenti, resta quella di trasformare un consenso ancora frammentato in una partecipazione elettorale concreta.
