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Guerra Usa-Iran, Teheran valuta di colpire basi americane in Europa. La Nato: «Pronti a difendere gli alleati»

Iran Usa

La guerra tra Stati Uniti e Iran rischia di allargare ulteriormente il proprio raggio. Teheran starebbe valutando la possibilità di colpireobiettivi militari americani in Europanel caso in cui Donald Trump decidesse una nuova escalation contro le infrastrutture iraniane. Un’ipotesi alla quale la Nato risponde assicurando di essere pronta ad affrontare eventuali minacce e a proteggere i Paesi dell’Alleanza.

A riferire dei piani iraniani è ilFinancial Times, che cita due fonti vicine al regime. Secondo il quotidiano britannico, tra gli obiettivi presi in considerazione figurerebbero installazioni statunitensi nell’Europa sudorientale, in particolare inBulgaria, dove il governo ha autorizzato l’utilizzo della base aerea di Bezmer per operazioni di rifornimento in volo dei velivoli americani.

Nelle valutazioni iraniane sarebbe entrata ancheCipro, dove a marzo la base britannica di Akrotiri era stata colpita da un drone. Le forze di Teheran avrebbero inoltre studiato la possibilità di prendere di mira i cavi sottomarini in fibra ottica che attraversano loStretto di Hormuz, ancora al centro dello scontro tra Washington e la Repubblica islamica. Il messaggio attribuito a Teheran è netto: se gli Stati Uniti dovessero tornare a colpire le infrastrutture iraniane, la risposta potrebbe non restare confinata al Medio Oriente. Una delle fonti citate dalFinancial Timessostiene che, davanti a una nuova offensiva americana, l’Iran non porrebbe «alcun limite» alla propria reazione.

La Nato: «Difenderemo tutti gli alleati»

Alle indiscrezioni ha risposto la Nato. Un funzionario dell’Alleanza, interpellato da LaPresse, ha ricordato che nel corso dell’anno le difese aeree Nato hanno già intercettato in quattro occasioni missili balistici iraniani diretti verso la Turchia. «La nostra postura di deterrenza e difesa è solida ed efficace», ha affermato, aggiungendo che la Nato è «pronta ad affrontare qualsiasi minaccia» e farà quanto necessario «per difendere tutti gli Alleati». Parole che fotografano il livello di tensione raggiunto dal conflitto, iniziato il28 febbraio con gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, nei quali è stato ucciso anche Ali Khamenei insieme a numerosi esponenti della leadership iraniana. Teheran aveva reagito colpendo Israele, le basi statunitensi nel Golfo e alcuni dei Paesi che le ospitano, oltre a bloccare lo Stretto di Hormuz.

Il memorandum in 14 punti raggiunto a giugno tra Washington e Teheran aveva aperto la strada a una tregua, ma l’intesa è entrata nuovamente in crisi dopo gli attacchi americani dell’8 luglio e la successiva risposta iraniana. I bombardamenti incrociati si sono poi fermati, mentreHormuz resta bloccatoe Trump sostiene che i negoziati per arrivare a un accordo stiano proseguendo.

Teheran avverte i Paesi del Golfo

A rendere ancora più delicato lo scenario è l’avvertimento rivolto dall’Iran agli Stati della regione che ospitano forze americane. Ali Abdollahi, capo di Stato maggiore delle forze armate iraniane, ha sostenuto che qualsiasi aiuto fornito all’apparato militare statunitense verrebbe considerato da Teheran come una partecipazione al conflitto. Nel mirino dell’Iran c’è in particolare l’attività degli aerei militari e dei velivoli utilizzati per il rifornimento in volo presenti nelle basi del Golfo. «Qualsiasi assistenza e facilitazione all’esercito aggressore degli Stati Uniti equivale alla partecipazione alle forze militari statunitensi», ha dichiarato Abdollahi secondo quanto riportato dall’agenziaFars. Intanto gliEmirati Arabi Uniti hanno annunciato la sospensione degli scambi commerciali e finanziari con l’Iran, dopo aver accusato Teheran di attacchi contro proprie imbarcazioni. Una decisione particolarmente significativa considerando gli stretti rapporti economici che, prima della guerra, legavano i due Paesi. L’Iran ha negato di aver lanciato missili contro gli Emirati.

La sfida su Hormuz

Al centro dello scontro rimane lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio mondiale dell’energia. Trump è tornato ad alzare i toni definendolo sui social addirittura «territorio degli Stati Uniti» e sostenendo che il passaggio sia aperto. Immediata la replica iraniana: «Presto correggeremo la sua illusione». Dietro la battaglia delle dichiarazioni resta un problema molto concreto:il controllo di Hormuz è ormai una delle principali leve strategiche di Teherane la sua chiusura continua ad avere conseguenze sulle rotte commerciali e sui mercati energetici internazionali.

A complicare ulteriormente il quadro c’è infine la Russia. SecondoNbc News, che cita un documento di un governo europeo,Mosca avrebbe trasferito all’Iran componenti per droni, munizioni ed esplosivi, attraverso il Mar Caspio, per contribuire alla ricostituzione degli arsenali iraniani dopo i combattimenti con gli Stati Uniti. La tregua formale, dunque, non coincide con una vera de-escalation. Mentre Washington e Teheran continuano a dichiarare aperta la strada del negoziato, sul terreno le parti si preparano all’eventualità opposta: un nuovo conflitto che, questa volta, potrebbe spingersi ben oltre i confini del Medio Oriente.