Commercio, energia, materie prime critiche, sicurezza e sostegno a Kiev: Bruxelles punta a rafforzare i rapporti con Ottawa e apre all’ipotesi di un’associazione più stretta con l’Unione. Ma sullo status di “membro associato” emergono divergenze tra i governi europei.
L’Europa guarda sempre più al Canada come a un partner strategico per affrontare un ordine internazionale diventato meno prevedibile. Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, assieme ai dazi e alle sue pressioni, ha accelerato un riavvicinamento che ora Bruxelles e Ottawa vogliono trasformare in una cooperazione più ampia, capace di andare oltre i tradizionali rapporti commerciali.
È questo il contesto del vertice Ue-Canada in programma a Montréal, dove la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il primo ministro canadese Mark Carney puntano a imprimere una svolta alle relazioni bilaterali. L’obiettivo è rafforzare i legami economici e politici, ma anche costruire strumenti comuni per ridurre le vulnerabilità che entrambe le parti hanno sperimentato negli ultimi mesi. La pressione esercitata da Washington ha contribuito a cambiare le priorità. I dazi statunitensi, le dichiarazioni di Trump sull’annessione del Canada e gli attacchi alle istituzioni multilaterali hanno alimentato in Europa la ricerca di maggiori margini di autonomia. Per Ottawa, invece, la necessità di diversificare le relazioni internazionali è diventata particolarmente urgente, vista la profonda integrazione dell’economia canadese con quella degli Stati Uniti.
Il messaggio politico che arriva da Montréal è chiaro: Europa e Canada intendono rafforzarsi reciprocamente per evitare che le proprie scelte economiche e strategiche dipendano eccessivamente dalle decisioni di una singola potenza.
La risposta europea alla politica di Trump
Per Bruxelles, il Canada può diventare uno dei partner più vicini al di fuori del continente europeo. La prospettiva è emersa con forza a settembre, quando von der Leyen ha invitato Carney a intervenire al Parlamento europeo in occasione del discorso sullo stato dell’Unione, proponendo di esplorare per Ottawa una nuova forma di partecipazione alle strutture europee: quella di “membro associato”.
Carney ha rilanciato l’idea durante il suo intervento a Strasburgo, sostenendo la necessità di un’alleanza fondata su sicurezza e prosperità condivise. Alla vigilia del vertice ha descritto il partenariato auspicato come abbastanza solido da impedire a soggetti esterni di dettare le scelte dei due interlocutori, ma anche abbastanza aperto da consentire ad altri Paesi di unirsi. È una visione che si contrappone, sul piano politico, alla logica di America First promossa da Trump. Non si tratta necessariamente di sostituire il rapporto con gli Stati Uniti, ma di evitare che la dipendenza da Washington limiti la capacità europea e canadese di agire autonomamente.
Von der Leyen, intervenendo al C.D. Howe Institute, ha definito le due parti sistemi complementari e ha sostenuto che esistono ampi margini per approfondire la collaborazione. La scelta di Montréal, città che unisce una forte identità nordamericana a una marcata eredità europea, offre una cornice simbolica a questa ambizione.

Energia e materie prime: l’interesse concreto di Bruxelles
Dietro le dichiarazioni politiche ci sono interessi economici molto precisi. Il vertice dovrebbe favorire una maggiore cooperazione in materia di commercio, investimenti, catene di approvvigionamento, intelligenza artificiale, clima, sicurezza e Artico. Tra i dossier più importanti figurano anche le materie prime critiche e il gas naturale liquefatto. Il Canada può contribuire a ridurre alcune delle dipendenze che pesano sull’Unione europea. Bruxelles è alla ricerca di forniture alternative di minerali strategici, indispensabili per numerose tecnologie industriali e per la transizione energetica, in un momento in cui la dipendenza dalla Cina è considerata un rischio economico e geopolitico.
Anche l’energia rappresenta un terreno di possibile convergenza. Ottawa dispone di margini per aumentare le esportazioni di gas naturale liquefatto, mentre l’Europa continua a cercare fornitori affidabili e a contenere i costi energetici. Una collaborazione più stretta potrebbe quindi rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e rendere meno vulnerabili le filiere industriali.
L’agenda comprende inoltre l’eventuale maggiore partecipazione canadese ai programmi europei, tra cui Horizon ed Erasmus. L’intento è estendere la cooperazione anche alla ricerca, all’innovazione e agli scambi, creando legami che non dipendano esclusivamente dalle decisioni dei governi in carica.
Ucraina, il test della sicurezza comune
Il sostegno all’Ucraina è un altro punto centrale del confronto. Mentre la Russia prosegue la sua guerra, Kiev deve affrontare un significativo fabbisogno finanziario per il bilancio del 2027, stimato in circa 70 miliardi di euro. Secondo il quadro delineato in vista del vertice, l’Unione europea sarebbe pronta a coprire circa due terzi di questa cifra, pari a 46 miliardi di euro, e vorrebbe coinvolgere altri partner, a partire dal Canada, nel finanziamento della parte restante. La richiesta europea è che il contributo canadese sia aggiuntivo rispetto agli impegni già assunti. In questo schema, l’eventuale partecipazione di Ottawa al prestito europeo da 90 miliardi di euro non verrebbe conteggiata come parte del nuovo sostegno richiesto.
Il dossier ucraino permette di misurare la portata concreta dell’avvicinamento tra Bruxelles e Ottawa. L’intesa non riguarda soltanto la difesa degli interessi economici: punta anche a consolidare una convergenza sulle questioni di sicurezza e sulla risposta all’aggressione russa. La presenza a Montréal del presidente del Consiglio europeo António Costa, dell’alto rappresentante per la politica estera Kaja Kallas e di nove commissari europei conferma il peso politico attribuito all’incontro. L’ambizione è sviluppare rapporti più stretti non soltanto tra esecutivi, ma anche tra parlamenti e istituzioni giudiziarie.
Il nodo del “membro associato” divide l’Europa
La nuova intesa, tuttavia, non è priva di ostacoli. Alla vigilia del vertice è emersa una divergenza sulla possibilità di attribuire al Canada lo status di “membro associato” dell’Unione europea. La Germania ha esercitato pressioni per eliminare ogni riferimento esplicito a questa formula dalla dichiarazione congiunta. Il testo finale, secondo quanto riportato, punta invece a un impegno per un’“associazione sempre più stretta”.
La distinzione non è soltanto terminologica. La proposta di un legame simile a quello dell’adesione, ma senza ingresso formale nell’Unione, solleva interrogativi sul grado di integrazione possibile e sui confini politici e istituzionali del progetto europeo. Berlino aveva introdotto la definizione di “membro associato” all’inizio dell’anno nel contesto dell’Ucraina, senza abbandonarla nonostante le reazioni contrastanti.
Von der Leyen, dal canto suo, ha continuato a sostenere l’idea. La sua impostazione è quella di un’associazione senza adesione formale, ma con ambizioni e obiettivi comuni più ampi rispetto a quelli dei partenariati tradizionali. L’intento è avvicinare Ottawa alle strutture europee senza trasformare la cooperazione in un percorso di ingresso nell’Ue.
La divergenza mostra che la ricerca di nuovi alleati pone anche una questione interna: fino a che punto l’Unione è pronta ad ampliare le proprie forme di integrazione per rispondere a un contesto geopolitico mutato?

Un’intesa che guarda oltre il vertice
Bruxelles sta valutando anche un incontro, entro il prossimo anno, tra l’intero Collegio dei commissari e il governo canadese. Si tratterebbe di un formato riservato a occasioni considerate particolarmente rilevanti, utilizzato di recente con l’India, un altro Paese che le tensioni commerciali e politiche legate a Trump hanno avvicinato all’Europa. L’eventuale iniziativa indicherebbe che il vertice di Montréal non è concepito come un appuntamento isolato, ma come l’avvio di una collaborazione destinata a consolidarsi nel tempo.
Resta da capire quanto rapidamente le dichiarazioni politiche si tradurranno in accordi operativi e quanto sarà possibile superare le differenze tra i governi europei sulla forma istituzionale del rapporto. Commercio, energia, materie prime e sostegno all’Ucraina offrono già terreni concreti su cui lavorare; la discussione sullo status associato, invece, rivela che l’Unione deve ancora definire i limiti della propria apertura.
La posta in gioco è più ampia delle relazioni bilaterali. Per l’Europa, rafforzare il legame con il Canada significa ampliare la rete di partner affidabili in una fase di incertezza nei rapporti transatlantici. Per Ottawa, significa ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti e diversificare le proprie opzioni economiche e strategiche.
Montréal diventa così il luogo in cui una storica amicizia viene ripensata alla luce di nuove vulnerabilità. L’obiettivo condiviso è costruire un’alleanza abbastanza forte da garantire maggiore autonomia, senza chiudersi a eventuali nuovi interlocutori. Resta da vedere se questa ambizione riuscirà a trasformarsi in una struttura stabile di cooperazione e in una risposta duratura ai cambiamenti dell’ordine internazionale.
