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Bologna, il poliziotto ferito negli scontri: «Non una protesta, ma guerriglia urbana»

Guerriglia Urbana

«Quella di Bologna è stata una vera e propria guerriglia urbana». A dirlo all’«Adnkronos» è Luca Calabrese, dirigente del Sindacato autonomo di polizia (Sap) e agente del Reparto Mobile di Bologna, rimasto ferito durante gli scontri scoppiati lunedì sera nel corso del presidio organizzato dopo la morte di Abderrahim Fakir. Tra gli appartenenti alle forze dell’ordine si contano complessivamente 64 feriti.

Intervistato dall’Adnkronos, Calabrese ricostruisce quanto accaduto e sostiene che la manifestazione sia degenerata a causa dell’intervento di gruppi organizzati estranei al nucleo iniziale del corteo. Secondo il poliziotto, nelle prime fasi della manifestazione il clima, pur teso, era rimasto sotto controllo. In testa al corteo, racconta, c’erano familiari, amici e membri della comunità del giovane morto, persone che avrebbero cercato di evitare qualsiasi escalation di violenza. La situazione sarebbe cambiata con l’arrivo di gruppi riconducibili ai centri sociali e di manifestanti con il volto coperto, già muniti di bottiglie e altri oggetti da utilizzare negli scontri. «Quando iniziano a infiltrarsi persone di questo tipo prendono il sopravvento, come spesso accade», afferma Calabrese.

Da quel momento, spiega, la tensione sarebbe rapidamente sfociata negli scontri. Prima gli slogan, poi il contatto diretto con gli agenti, quindi il lancio di bottiglie di vetro, pietre, cartelli stradali, reti metalliche e perfino biciclette, utilizzate anche per improvvisare barricate. «Solo io ho sparato oltre cinquanta lacrimogeni», racconta, descrivendo una situazione che definisce «incontenibile».

Calabrese è tra gli agenti rimasti feriti durante gli scontri. Racconta di essere stato colpito ripetutamente da pietre di medie e grandi dimensioni, riportando contusioni al ginocchio e alla spalla. Anche il lanciatore di lacrimogeni che impugnava è stato colpito durante gli scontri. Dopo oltre vent’anni trascorsi nel Reparto Mobile di Bologna, il poliziotto sostiene di aver affrontato molte situazioni difficili, ma osserva come il livello della violenza sia progressivamente aumentato. «Non ci si abitua mai», spiega. «Quello che preoccupa è che si sta alzando sempre di più il livello dello scontro contro le forze dell’ordine. Vediamo scene alle quali in Italia non eravamo abituati. Le frange più estreme stanno diventando sempre più violente».

Pur riconoscendo che eventuali responsabilità saranno accertate dall’autorità giudiziaria, Calabrese sottolinea come episodi di questo tipo lascino un segno in chi indossa una divisa. «Il nostro compito è garantire l’ordine pubblico, ma alla fine della giornata ciascuno di noi vuole semplicemente tornare a casa dalla propria famiglia sano e salvo», osserva.

Secondo il dirigente del Sap, per abbassare la tensione serve anzitutto un cambio di clima nel dibattito pubblico. «Occorre più buon senso, dalla politica fino all’ultima delle persone», afferma, aggiungendo che parole e comportamenti di chi ricopre ruoli pubblici possono avere un impatto significativo sull’opinione pubblica e contribuire ad alimentare ulteriormente lo scontro.

Il sindacalista esprime infine rammarico anche per quella che considera una solidarietà insufficiente da parte delle istituzioni cittadine. Riferendosi al sindaco di Bologna, Matteo Lepore, osserva che, al di là dei messaggi pubblicati sui social, si sarebbe aspettato «una presa di posizione più netta» e «qualche parola di vicinanza» nei confronti degli agenti rimasti feriti durante gli scontri.