Nuovo scontro alla Camera sul tema della legge elettorale. L’Aula ha infatti respinto l’emendamento che proponeva il ritorno del voto di preferenza, una misura che avrebbe modificato le modalità di scelta dei rappresentanti da parte degli elettori. La bocciatura ha suscitato la delusione dei promotori della proposta, e in particolare di Giorgia Meloni: «Ci abbiamo provato. Ha vinto di nuovo la palude», scrive sui suoi canali social la premier.
Naufraga l’emendamento sulle preferenze: decisivo un solo voto
Sono bastati 188 voti contrari contro 187 favorevoli per decretare la bocciatura dell’emendamento sulle preferenze, presentato da Fratelli d’Italia insieme a Noi Moderati e Udc, e successivamente sostenuto anche da Lega e Forza Italia. A incidere sull’esito della votazione sarebbero stati anche i circa trenta voti mancanti, oltre ai cosiddetti “franchi tiratori”, che avrebbero contribuito alla sconfitta della maggioranza. Un sospetto che non può ricadere sui parlamentari del partito di Vannacci che hanno filmato, violando la segretezza della loro preferenza, il momento del voto, scongiurando, così, ogni accusa. L’esito negativo è stato un duro colpo per la premier, che ha commentato il risultato con un lungo messaggio:
‘’[…] Abbiamo provato a reintrodurre le preferenze nella legge elettorale dopo più di 30 anni di liste bloccate. Abbiamo chiesto che si votasse con voto palese e che ognuno mettesse la faccia sul suo voto, ma le opposizioni hanno voluto il voto segreto. Il risultato dice che la sinistra e le opposizioni hanno votato compattamente contro. Ma anche nella maggioranza sono mancati diversi voti, e su questo serve una riflessione. L’emendamento è stato respinto per un solo voto. Un’occasione persa per gli italiani, ma era giusto provarci. P.S. La scena dell’opposizione che esulta come se avesse vinto un Mondiale per aver impedito ai cittadini di poter scegliere i propri parlamentari dice tutto’’
I contenuti della proposta
La riforma proposta dal centrodestra prevedeva una legge elettorale che premiasse la forza politica capace di ottenere almeno il 42% dei voti. Il nuovo sistema sarebbe stato di tipo proporzionale, con un premio di maggioranza pari al 55-57% dei seggi per chi avesse superato tale soglia, e con l’obbligo di indicare il potenziale premier. Il provvedimento prevedeva l’introduzione di un sistema misto, con capilista bloccati e la possibilità di esprimere fino a tre preferenze per i candidati di una lista composta da sette nomi nei collegi plurinominali.
Qualora un elettore avesse scelto di indicare più preferenze sarebbe scattato l’obbligo di votare candidati di sesso diverso. Inoltre, nel caso di tre preferenze espresse, almeno una avrebbe dovuto riguardare un candidato di genere diverso rispetto agli altri due, pena l’annullamento della seconda e della terza preferenza. Infine, uno stesso candidato avrebbe potuto essere presentato con il medesimo simbolo in non più di cinque collegi plurinominali. Si sarebbe trattato, quindi, di un sistema denominato “Stabilicum”, diverso da quello attualmente in vigore, che avrebbe previsto il ritorno al voto di preferenza.
L’attacco delle opposizioni
Applausi, urla ed esultanza tra i banchi delle opposizioni dopo la bocciatura dell’emendamento sulle preferenze ‘’[…] In un Paese con una crescita a zero, con i salari tra i più bassi d’Europa, il costo dell’energia più caro d’Europa, le liste d’attesa infinite in sanità, le tasse che avete portato a record, la priorità di Giorgia Meloni è la legge elettorale’’ dichiara Elly Schlein. Anche Giuseppe Conte è intervenuto dopo l’esito della votazione: ‘’La faccia ce l’avete messa, siete andati sotto, avete sfiduciato la vostra Presidente del Consiglio”.

