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Bettini: «Schlein può battere Meloni, Conte ha un profilo da statista». E sulle primarie: «Non dico chi voterò»

L’esponente dem, intervistato da Davide Desario per Adnkronos, analizza gli equilibri del centrosinistra: «La sinistra da sola non vince». Sì all’allargamento del campo, Renzi da recuperare e cautela sui rapporti con il M5S. Sull’Ucraina: «No alla guerra infinita»

Elly Schlein ha le carte in regola per sfidare e battere Giorgia Meloni, mentre Giuseppe Conte può contare su un profilo politico con caratteristiche da statista. È la lettura di Goffredo Bettini, che in un’intervista al direttore Davide Desario per AdnTalks, il format di Adnkronos, ragiona sulle prospettive del centrosinistra, sulle primarie per scegliere il candidato alla guida della coalizione e sulla necessità di costruire un’alleanza ampia per competere con il centrodestra.

«Schlein ha tutte le possibilità di vincere contro la Meloni: è donna, è capo di un grande partito, un partito che ha risollevato e quindi tutte le carte in regola per vincere», afferma Bettini. Diverso, secondo l’esponente dem, il profilo di Conte: «Ha altre caratteristiche. M5S è un partito più piccolo, però ha diciamo un profilo di governo, persino di statista e diciamoci le cose come stanno perché ha governato con noi salvando l’Italia sia sul piano economico» grazie ai fondi del Pnrr, «che sono stati conquistati e combattuti da Conte», sia nella gestione della pandemia. Bettini invita comunque a non sottovalutare la presidente del Consiglio. «È una donna combattiva che ha avuto la forza di farsi da sé, è una donna che ha dimostrato più coraggio di tutti i suoi uomini al governo messi insieme». E avverte: «Noi dobbiamo stare attenti. Non è che la destra è fiaccata. Ha fatto tanti errori, ha fatto un governo che non ha combinato nulla però è rocciosa perché è entrata in parte nella coscienza degli italiani».

Primarie del centrosinistra, Bettini non rivela il suo voto

Per Bettini, la strada delle primarie sembra ormai tracciata. «C’erano anche altre strade, altre strade però ormai c’è un accordo fondamentali i partiti, quindi si andrà alle primarie e quando fare devo farle subito il prima possibile perché non ci illudiamo, non saranno rosa e fiori evidentemente. Ci sarà una competizione. Ci saranno evidentemente delle frizioni e quindi chi vince deve avere il tempo prima delle elezioni politiche di essere il candidato di tutti, di entrare nel cuore di tutti».

Sul possibile confronto tra Schlein e Conte, l’esponente politico non indica un favorito. «Questo non lo so e devo dire che Rinascita ha una posizione molto chiara: noi offriamo contenuti, spunti – poi buoni o cattivi ognuno lo giudicherà – a tutta l’alleanza, a tutta la larga alleanza. Non diciamo questo o quello o quell’altro, ma a tutta l’alleanza. Noi offriamo contenuti e prospettive a tutti». E, alla domanda su chi voterà, risponde: «Non lo dico, proprio per la posizione di Rinascita che ho detto».

Renzi sì, Calenda è un’altra storia

La costruzione della coalizione passa, nella visione di Bettini, anche dal recupero di Matteo Renzi. «Escludere Renzi sarebbe grande errore politico. Avremmo un profilo più settario e meno inclusivo», sostiene. Più distante, invece, la posizione di Carlo Calenda: «Calenda è un’altra cosa, è stato ostinatamente contro il centrosinistra, quindi sarebbe un’incoerenza inglobarlo e ma poi lui non si vuole fare inglobare, lui ha la sua linea, la sua prospettiva e tanti saluti».

Bettini chiarisce anche il senso delle recenti aperture di Conte sul nome di Roberto Gualtieri come possibile alternativa nella competizione per la leadership: «Conte ha dato solo una disponibilità a riflettere, dicendo che lui è disponibile anche a fare un passo indietro. Conte si è fermato a questo, non ha detto una parola di più». Quanto al sindaco di Roma, ne sottolinea l’autorevolezza e il lavoro svolto nella capitale e in Europa.

«La sinistra da sola non vince»: il modello per allargare il campo

L’allargamento dell’alleanza è uno dei punti centrali del ragionamento di Bettini. L’esponente politico cita Alessandro Onorato come interlocutore che ha saputo interpretare questa impostazione: «Ho visto in Alessandro Onorato la persona che aveva più in testa lo schema politico che io porto avanti da tanti anni. Ho visto una personalità molto forte con un carattere impegnato, fantasioso, tenace che stava dentro questo mio ragionamento politico che è molto semplice: la sinistra da sola non vince». Il precedente è quello della candidatura di Francesco Rutelli a Roma. «Perché io proposi Rutelli? Perché la sinistra romana seppure fortissima non avrebbe vinto a Roma se non c’era quell’allargamento. Questo allargamento allora è stato Rutelli, oggi è la costituzione di un’area che esiste liberale, civica, socialista che è essenziale per vincere».

Lo stesso principio, secondo Bettini, dovrebbe guidare l’ampliamento della base politica che sostiene Gualtieri. Ma il percorso richiede attenzione, soprattutto nei rapporti con il Movimento 5 Stelle, con cui in passato ci sono stati contrasti significativi. «Sono molto convinto di un allargamento ulteriore della base politica che sostiene il sindaco Gualtieri, perché la sua non è stata una direzione settaria, è stata una direzione attenta, che ha ascoltato». E aggiunge un invito alla prudenza: «Ci sono però anche storie da trattare con delicatezza e soprattutto un rispetto che noi dobbiamo avere verso i compagni e le compagne del movimento 5 Stelle di Roma, perché gli scontri e i conflitti sono stati ardui, quindi consiglio una cosa: la politica molto spesso deve essere forza, ma in certi casi deve essere ricamo, deve essere delicatezza».

Milano, Gualtieri e il rapporto con gli elettori

Guardando alle prossime sfide amministrative, Bettini evita di schierarsi tra Pierfrancesco Majorino e Ferruccio Calabresi per Milano, precisando di non conoscere abbastanza le dinamiche locali. Ricorda però il rapporto politico con Stefano Boeri e invita i candidati a considerare il peso della borghesia milanese: «A Milano si vince anche convincendo una borghesia che è molto più solida, politicizzata e strutturata di quella di Roma. Bisogna avere dalla propria parte questa borghesia e i due candidati possono entrambe raggiungere questo obiettivo». Sul sindaco di Roma, il giudizio è netto: «Gualtieri come sindaco di Roma sta facendo molto bene, ma ha fatto bene anche in Europa». Bettini racconta anche un episodio legato alla candidatura di Gualtieri alle elezioni europee: «Quando lui si dovette candidare quelle europee e era uomo più di studio, più di elaborazione, più di approfondimento, soprattutto sulle questioni economiche e finanziarie in Europa, mi telefonò Draghi per raccomandarsi di non farlo andare sotto nelle preferenze, quindi pensi che stima aveva conquistato».

A suo avviso, il sindaco ha saputo evolvere anche sul piano personale: «Ha fatto molto bene in Europa sia come ministro dell’economia e poi adesso come sindaco e ha fatto anche un passo in avanti rispetto al suo carattere un po’ riservato». E sul palco del Circo Massimo con Jovanotti, chitarra alla mano, ammette: «No, no, no francamente no, però questo fa parte della sua intelligenza, lui ha capito che il sindaco deve anche avere questo tratto più umano e di farsi sentire vicino all’animo dei cittadini».

Ucraina, la critica all’Europa: «No alla guerra infinita»

Nell’intervista ad Adnkronos, Bettini affronta infine la guerra in Ucraina e il ruolo dell’Unione europea, accusata di non aver saputo affiancare tempestivamente al sostegno militare una strategia diplomatica. «Siamo di fronte a un’Europa che in particolare sulle crisi internazionali è stata assente, silente e non ha avuto immediatamente la forza di dire aiutiamo l’Ucraina con le armi – cosa sacrosanta quando è scoppiata la guerra – ma nello stesso tempo di dire subito pace». Per Bettini, l’assenza di una prospettiva politica ha contribuito a indebolire l’Europa e a lasciare spazio ai nazionalismi. «Questo non l’ha fatto l’Europa e i nazionalismi fanno il loro mestiere, rosicchiano la forza dell’Europa. Ma questa Europa crea i nazionalismi e la ventata di destra. Quindi è fondamentale la direzione di marcia dell’Europa».

La sua posizione è quella di un sostegno all’Ucraina che non escluda il negoziato. «No alla guerra infinita. Dare armi e contemporaneamente mantenere questa torsione europea belligerante non ha senso». La strada, secondo Bettini, sarebbe affidare a un rappresentante europeo il compito di promuovere una conferenza internazionale sul modello di Helsinki, capace di affrontare gli equilibri di sicurezza dell’area e le preoccupazioni di entrambe le parti. «Se si avvia questa trattativa, durante la trattativa si può sostenere con armi difensive l’Ucraina», conclude. Una posizione che, nel quadro più ampio dell’intervista, riflette la sua idea di politica: costruire alleanze, evitare chiusure identitarie e tenere aperto lo spazio della mediazione, tanto nei rapporti tra partiti quanto nelle crisi internazionali.