Nel nuovo libro “I fuori classe”, il giornalista riflette sul rapporto tra istruzione, politica e democrazia. E legge le proteste sociali come il segnale di un Paese deluso: «La scuola deve essere una priorità, non le armi».
L’Italia che protesta, le difficoltà economiche, una scuola che fatica a ottenere il posto che merita nell’agenda politica. Per Giovanni Floris, il malessere che attraversa il Paese è il segnale di una stanchezza che non può essere liquidata come semplice insoddisfazione passeggera. Camionisti, agricoltori e studenti, pur portando avanti rivendicazioni differenti, raccontano un disagio che interroga direttamente chi governa.
È uno dei temi affrontati dal giornalista e conduttore televisivo nell’intervista concessa ad Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, in occasione dell’uscita di I fuori classe. Scegliamo: ignoranti o liberi?, il nuovo volume pubblicato da Solferino. Un libro che mette al centro il valore dell’istruzione e il suo ruolo nella formazione di cittadini consapevoli, capaci di comprendere la realtà e di scegliere autonomamente.
Floris descrive l’Italia come un Paese «incupito» e invita a non sottovalutare il significato delle mobilitazioni in corso. Il malcontento, osserva, si accompagna alla percezione che i risultati attesi non siano arrivati. In questo quadro, anche le prospettive politiche restano aperte: il giornalista invita a non dare per scontato l’esito della prossima sfida elettorale e a considerare il peso delle forze di opposizione.
La protesta e il malessere che attraversa il Paese
Le difficoltà degli autotrasportatori, le richieste degli agricoltori e le mobilitazioni degli studenti appartengono a contesti diversi, ma hanno un elemento comune: la domanda di risposte concrete. Il rincaro dei costi, le preoccupazioni per il futuro e le contestazioni sul sistema educativo alimentano un clima di insoddisfazione che la politica è chiamata ad affrontare. Per Floris, il consenso non può essere dato per acquisito. La protesta sociale può diventare un elemento rilevante nel confronto pubblico, soprattutto quando le aspettative dei cittadini si scontrano con risultati giudicati insufficienti. Da qui anche il richiamo a non sottovalutare Elly Schlein e Giuseppe Conte, in una fase in cui il quadro politico è ancora in evoluzione.
Il nuovo libro di Floris: la scuola come scelta per il futuro
Il cuore del volume è però il rapporto tra cultura, istruzione e libertà. Floris ripercorre le storie di figure della politica italiana che, pur provenendo da famiglie modeste e avendo incontrato ostacoli nel percorso scolastico, attribuivano allo studio un valore decisivo. Tra gli esempi citati figurano Giuseppe Di Vittorio, Achille Grandi e Teresa Noce.
Il giornalista mette così a confronto una generazione che considerava l’istruzione uno strumento di emancipazione con un presente in cui, a suo giudizio, la scuola non riceve sufficiente attenzione. La sua tesi è netta: investire nella formazione significa rafforzare la capacità delle persone di comprendere il mondo e partecipare alla vita democratica.
Da qui la critica alla priorità assegnata alle spese militari rispetto all’istruzione. Floris sostiene che la scuola debba essere al centro delle politiche pubbliche, perché senza investimenti nella conoscenza cresce il rischio di una società meno attrezzata ad affrontare le sfide del presente.
Nel confronto con Cazzullo affronta anche il tema dell’educazione affettiva, del rapporto tra scuola e famiglie e delle polemiche che coinvolgono il mondo universitario. Questioni che, nella sua lettura, rimandano a un interrogativo più generale: quanta autonomia viene riconosciuta ai giovani nel loro percorso di crescita?
«Attenti ai leader che fanno ridere»
Un altro passaggio significativo dell’intervista riguarda il rapporto tra politica, spettacolo e comunicazione. Floris richiama l’attenzione sui leader che trasformano la propria immagine pubblica in una rappresentazione continua, tra gesti provocatori, battute e performance destinate a diventare virali.
Il giornalista distingue questa dinamica dal ruolo tradizionale della satira, che nella democrazia serve a mettere in discussione il potere e a evidenziarne i limiti. Quando, invece, è il leader stesso a costruire il proprio consenso attraverso lo spettacolo, secondo Floris, occorre interrogarsi su ciò che rischia di passare in secondo piano: le decisioni politiche, le loro conseguenze e la responsabilità di chi governa.
Nel libro il ragionamento si collega alla diffusione di modelli politici che, secondo l’autore, svalutano la competenza e presentano la cultura come un privilegio riservato a pochi. Il rischio è che l’ignoranza venga trasformata in un segno di autenticità e che il pensiero critico sia considerato un ostacolo anziché una risorsa.
La sfida della cultura contro la semplificazione
Per Floris, cultura non significa soltanto possedere una laurea o conoscere i grandi autori. È qualcosa di più ampio, che riguarda le esperienze, le conoscenze e gli strumenti con cui ciascuno interpreta la realtà. La domanda decisiva diventa quindi quale tipo di cultura una società voglia trasmettere alle nuove generazioni e quale spazio intenda riservare alla formazione.
Il nuovo libro si inserisce in una collana dedicata proprio alle scelte che attraversano la vita pubblica. Il tema di fondo è il rapporto tra conoscenza e libertà: una comunità in cui le persone dispongono di strumenti per valutare le informazioni e mettere in discussione le dichiarazioni del potere è anche una comunità più consapevole delle proprie possibilità.
Il messaggio che emerge dall’intervista va dunque oltre la polemica politica del momento. Le proteste e il malessere sociale pongono domande sulle risposte della classe dirigente; la riflessione sulla scuola riguarda invece le condizioni necessarie perché i cittadini possano comprenderle, discuterle e giudicarle.
È questo il filo che unisce l’attualità e I fuori classe: la convinzione che il futuro del Paese dipenda anche dalla capacità di investire nella conoscenza, senza lasciare che la comunicazione spettacolare sostituisca il confronto sui problemi reali.
