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Antonio Scurati, il nuovo libro racconta chi ha difeso la democrazia: 20 vite contro l’oblio

Da Sandro Pertini ad Anna Kuliscioff, da Leone Ginzburg ad Anna Politkovskaja: in «Storia di donne e uomini in lotta per la democrazia», lo scrittore Premio Strega abbandona i territori del grande affresco sul fascismo per ricostruire le esistenze di chi ha scelto di non arrendersi. Un libro che guarda al Novecento per interrogare il nostro presente e ricordarci quanto siano vulnerabili i diritti che consideriamo acquisiti.

Ci sono momenti della Storia in cui la libertà smette di essere una parola astratta e diventa una scelta concreta. Può significare rifiutarsi di giurare fedeltà a una dittatura, continuare a difendere i propri ideali dietro le sbarre, sfidare un regime sapendo di rischiare la vita. Oppure opporsi, con la forza della parola e della legge, a un sistema che considera alcuni esseri umani meno liberi di altri.

È in questi passaggi, spesso lontani dalle celebrazioni ufficiali, che Antonio Scurati cerca il significato più autentico della democrazia. Con Storia di donne e uomini in lotta per la democrazia, pubblicato da Feltrinelli, lo scrittore torna sul terreno della memoria europea, ma cambia prospettiva: dopo aver raccontato l’ascesa e il consolidamento del fascismo nella saga di M., sceglie di illuminare le vite di venti persone che, in epoche e circostanze differenti, hanno contribuito a difendere la libertà.

Non è un catalogo di eroi senza macchia, né una raccolta di biografie destinate a confermare una versione rassicurante del passato. Il libro procede attraverso brevi narrazioni, episodi esemplari e momenti decisivi, restituendo a ciascun protagonista la complessità di un’esistenza reale. Il risultato è una galleria di figure che appartengono alla Storia, ma che costringono il lettore a interrogarsi anche sulla propria vita. La domanda che attraversa queste pagine è tanto semplice quanto scomoda: che cosa avremmo fatto noi, se fossimo stati al loro posto?

La democrazia non è un’eredità garantita

Il cuore del libro si concentra in una distinzione che Scurati formula con particolare efficacia: «La democrazia non è debole, è fragile». La differenza non è soltanto linguistica. Definire debole un sistema democratico significa suggerire che gli manchi la forza necessaria per resistere. Parlare di fragilità, invece, vuol dire riconoscere che proprio i principi sui quali si fonda — il confronto, il pluralismo, il rispetto dei diritti e la possibilità del dissenso — richiedono una tutela costante.

La democrazia non elimina automaticamente l’intolleranza, non impedisce per sempre il ritorno dell’autoritarismo e non mette al riparo le società dalle proprie contraddizioni. La sua sopravvivenza dipende anche dalle persone che la abitano, dalle istituzioni che la rendono concreta e dalla disponibilità dei cittadini a difenderne le regole. È questa consapevolezza a rendere attuale il percorso di Scurati. Le conquiste politiche e civili del Novecento possono apparire lontane, sedimentate nei libri di storia e consolidate nelle costituzioni. Ma il fatto che siano diventate parte della nostra quotidianità non significa che siano irreversibili.

Lo scrittore non propone una celebrazione astratta dei valori democratici. Preferisce mostrare il prezzo pagato da chi li ha sostenuti quando farlo comportava conseguenze personali, professionali e familiari. La libertà acquista così un volto, una biografia, una serie di decisioni che avrebbero potuto avere esiti diversi. Ed è proprio attraverso queste vite che un principio politico smette di essere una formula e diventa esperienza umana.

Vent’anni, trenta, quaranta: quando la Storia entra nelle vite individuali

Uno degli aspetti più significativi del libro è la distanza, spesso sorprendente, tra l’età dei protagonisti e la portata delle loro scelte. Sandro Pertini sperimenta la repressione fascista quando è ancora giovane: il carcere e gli anni di prigionia segnano profondamente la sua esistenza prima che diventi una delle figure più riconoscibili della Repubblica italiana. Anna Kuliscioff, impegnata nella battaglia socialista e nella difesa dei diritti delle donne e delle lavoratrici, conosce la detenzione e le conseguenze di una militanza condotta in condizioni durissime. Leone Ginzburg, docente e intellettuale, rifiuta di prestare giuramento al fascismo, mentre Maddalena Cerasuolo partecipa giovanissima alla Resistenza napoletana durante le Quattro Giornate del 1943. Sono destini differenti, uniti da un elemento: nessuno dei protagonisti può sapere in anticipo quale sarà l’esito delle proprie decisioni. Non esiste una garanzia di successo, né la certezza che il sacrificio venga riconosciuto dai contemporanei o ricordato dalle generazioni successive.

Scurati insiste proprio su questa dimensione umana. Le persone che hanno contribuito a cambiare la Storia non possedevano necessariamente una consapevolezza superiore a quella degli altri, né erano immuni dalla paura. Si sono trovate davanti a circostanze che chiedevano una risposta e hanno agito, spesso senza conoscere tutte le conseguenze. La loro grandezza non cancella la vulnerabilità. Al contrario, è proprio la vulnerabilità a rendere comprensibili le loro scelte.

Anna Kuliscioff e le altre donne: una libertà conquistata due volte

Tra i percorsi più significativi del volume emerge quello delle donne, le cui battaglie si sono spesso sviluppate su due fronti: contro i sistemi autoritari e contro una società che negava loro piena cittadinanza politica e autonomia. La figura di Anna Kuliscioff occupa un posto centrale. Medica, socialista e protagonista del dibattito politico italiano, contribuì alla riflessione sui diritti dei lavoratori e sulla tutela delle donne. La sua storia permette a Scurati di mettere in luce una contraddizione: idee e proposte elaborate da donne potevano incidere sul dibattito pubblico senza che alle loro autrici fosse riconosciuto lo stesso spazio politico riservato agli uomini. Il problema non riguardava soltanto le capacità individuali, ma le regole di una società nella quale le donne non disponevano del diritto di voto e non potevano essere elette. La loro esclusione limitava anche la possibilità di determinare direttamente le scelte collettive.

Accanto a Kuliscioff, il libro richiama esperienze differenti, come quelle di Maddalena Cerasuolo, della militante antifascista Ada Rossi e di Ursula Hirschmann, legate alla circolazione clandestina del Manifesto di Ventotene, e dell’avvocata franco-tunisina Gisèle Halimi, impegnata nelle battaglie per i diritti delle donne e per la libertà di scelta. Sono storie che mostrano come la democrazia non possa essere misurata soltanto attraverso le istituzioni, ma debba essere valutata anche in base alle persone che riesce a includere e ai diritti che rende effettivi. Il contributo femminile alla libertà, in questa prospettiva, non rappresenta un capitolo aggiuntivo della Storia. È parte integrante della trasformazione democratica, spesso ottenuta sfidando contemporaneamente il potere politico e le discriminazioni sociali.

Gli eroi imperfetti e le contraddizioni del Novecento

Il libro evita anche una trappola frequente nella narrazione storica: dividere il passato in due schieramenti perfettamente separati, quello dei giusti e quello degli sbagliati. Le vite raccontate da Scurati sono attraversate da esitazioni, compromessi e contraddizioni. Alcune figure che in seguito avrebbero assunto un ruolo importante nella difesa della democrazia non furono sempre, fin dall’inizio, dalla parte giusta della Storia. Il caso di Winston Churchill è emblematico. Nel 1927 espresse pubblicamente parole di apprezzamento per Mussolini, salvo diventare successivamente uno dei protagonisti della lotta contro il nazifascismo. Anche Piero Calamandrei, giurista e futuro padre della Costituzione, attraversò una vicenda complessa nei rapporti con il regime, prima di assumere un ruolo fondamentale nella cultura democratica del dopoguerra. Questi passaggi impediscono di leggere il passato come una sequenza ordinata di scelte moralmente inequivocabili. Le persone possono sbagliare, adattarsi, cambiare posizione e maturare consapevolezze che inizialmente non possiedono.

Ciò non significa che tutte le decisioni siano equivalenti o che le responsabilità possano essere cancellate. Significa, piuttosto, che comprendere la Storia richiede attenzione alle circostanze, alle contraddizioni e alle conseguenze delle azioni. Il valore delle biografie risiede anche qui: non nell’offrire modelli da imitare senza riserve, ma nel mostrare come le scelte individuali possano essere giudicate e comprese nel loro sviluppo.

Anna Politkovskaja: la libertà di raccontare quando raccontare diventa pericoloso

La riflessione sulla democrazia non si esaurisce nel Novecento delle dittature europee e della Resistenza. Tra i protagonisti evocati da Scurati c’è anche Anna Politkovskaja, giornalista russa assassinata nel 2006, nota per le sue inchieste sulla guerra in Cecenia e sulle violazioni dei diritti umani. La sua presenza allarga l’orizzonte del libro e riporta la questione della libertà nel territorio del giornalismo contemporaneo. Raccontare ciò che accade, documentare gli abusi e dare spazio alle vittime può trasformarsi in un’attività rischiosa quando il potere considera la critica una minaccia.

La vicenda di Politkovskaja ricorda che la libertà di espressione non coincide con una possibilità teorica garantita sulla carta. Per esistere davvero, ha bisogno di condizioni che consentano a giornalisti, intellettuali e cittadini di esercitarla senza essere intimiditi o perseguitati.

Il suo percorso dialoga idealmente con quello di altre figure del volume: cambiano le epoche e i contesti politici, ma rimane la tensione tra il diritto di conoscere la realtà e il tentativo di chi vorrebbe controllarne il racconto. È uno dei punti in cui la memoria storica si avvicina maggiormente al presente. Le battaglie per la libertà non appartengono soltanto a chi ha combattuto contro i totalitarismi del secolo scorso; riguardano anche chi oggi difende il diritto di informare, dissentire e rendere pubbliche le ingiustizie.

Un libro rivolto soprattutto ai giovani

Scurati dedica il volume alle donne e agli uomini che vivono nel presente, con un’attenzione particolare alle nuove generazioni. Nella sua lettura, la società contemporanea rischia di restringere l’orizzonte temporale all’immediato: le urgenze quotidiane, le scadenze ravvicinate e la velocità della comunicazione possono rendere più difficile percepire il legame tra le proprie azioni e il corso della Storia. Le biografie diventano allora uno strumento per recuperare una prospettiva più ampia. I protagonisti del libro hanno vissuto sapendo, in modi diversi, di essere inseriti in un tempo più grande della loro esperienza individuale. Le loro decisioni non riguardavano soltanto il destino personale, ma il mondo che avrebbero lasciato agli altri.

Per chi legge oggi, il confronto può risultare scomodo. È facile ammirare il coraggio di chi ha affrontato una dittatura quando se ne conosce già l’esito storico; è più difficile immaginare la stessa scelta nell’incertezza del momento, quando le conseguenze sono ancora imprevedibili.

È qui che il libro supera la semplice ricostruzione biografica. La domanda non riguarda soltanto ciò che avremmo fatto in passato, ma ciò che siamo disposti a fare nel presente, nelle circostanze che ci appartengono. La democrazia, suggerisce questo percorso, non si difende esclusivamente attraverso i grandi gesti. Richiede anche attenzione alle informazioni, disponibilità al confronto, rispetto delle differenze e capacità di riconoscere quando i diritti altrui vengono messi in discussione.

Dalla memoria alla responsabilità: che cosa significa difendere la libertà oggi

Dopo i cinque volumi di M., dedicati alla costruzione del potere mussoliniano e alla vicenda del fascismo, Scurati sposta lo sguardo dalla progressione di un regime alle persone che, in contesti diversi, hanno cercato di contrastare l’oppressione o di ampliare lo spazio dei diritti. Il cambiamento di prospettiva è significativo. Se la saga su Mussolini ha ricostruito la formazione e il consolidamento del potere autoritario, questo nuovo libro si concentra sulle vite che permettono di comprendere quanto sia difficile opporvisi e quanto sia necessario farlo. Non si tratta di ricavare dal passato una ricetta valida per ogni circostanza. Le situazioni storiche non si ripetono in maniera identica e le differenze tra epoche e regimi non possono essere ignorate. Il confronto con le biografie serve, piuttosto, a riconoscere alcuni interrogativi che restano aperti: quale prezzo siamo disposti a pagare per difendere un principio? Quanto conta la responsabilità individuale quando la maggioranza sceglie il silenzio? Che cosa accade quando la libertà viene considerata un’acquisizione definitiva e non più una conquista da custodire?

Sono domande che il libro affida al lettore senza trasformarle in un semplice esercizio retorico. Le risposte non sono tutte uguali, perché diverse sono le circostanze in cui ciascuno si trova a vivere. Ma la possibilità di porsi questi interrogativi rappresenta già una forma di attenzione verso la vita collettiva.

La lezione di Scurati: la libertà ha bisogno di persone

Storia di donne e uomini in lotta per la democrazia non promette consolazione attraverso il racconto di un passato eroico. Le persone che lo abitano non sono figure invincibili e le loro esistenze non si concludono tutte con una vittoria. Alcune hanno conosciuto la prigionia, altre la persecuzione, altre ancora l’isolamento o il mancato riconoscimento del proprio contributo.

È proprio questa mancanza di perfezione a rendere le loro vicende significative. La democrazia non è il risultato automatico di un progresso inevitabile: è una costruzione umana, esposta agli errori e alle regressioni, che richiede istituzioni solide ma anche cittadini consapevoli. Il libro di Scurati riporta così la Storia alla dimensione delle scelte individuali. Non chiede al lettore di sentirsi all’altezza di figure straordinarie, ma di comprendere che la libertà non appartiene soltanto a chi compie gesti memorabili. Si manifesta anche nella capacità di non considerare normale l’ingiustizia, di difendere il diritto al dissenso e di non rinunciare alla responsabilità personale.

La democrazia è fragile perché è affidata agli esseri umani. Ed è proprio per questo che non può essere difesa una volta per tutte: ha bisogno, ogni giorno, di qualcuno disposto a prendersene cura.