Vai al contenuto

Del Vecchio punta sul «Fatto Quotidiano», ma trova il muro dei soci: cosa c’è dietro l’offerta

L’imprenditore, attraverso Lmdv Media, avvia il percorso per un’Opa totalitaria da 7,1 milioni di euro. I fondatori di Seif, che controllano la maggioranza del capitale, si sfilano. Sullo sfondo, gli articoli di Selvaggia Lucarelli, le inchieste sui presunti dossier e lo scontro con Marco Travaglio.

L’offerta è sul tavolo, ma la risposta dei soci è già arrivata: «No, grazie». Il tentativo di Leonardo Maria Del Vecchio di acquisire il controllo del Fatto Quotidiano si scontra con il rifiuto degli azionisti fondatori di Seif, la società editrice del giornale, che detengono la maggioranza del capitale e dichiarano di non essere interessati a vendere le proprie quote. La partita si gioca sul terreno dell’editoria, ma solleva interrogativi che vanno oltre i numeri dell’operazione. Da una parte c’è Lmdv Media, il gruppo riconducibile al figlio del fondatore di Luxottica, già impegnato in altre operazioni nel settore dei media. Dall’altra, una testata che ha costruito parte della propria identità sull’indipendenza editoriale e sul rapporto conflittuale con il potere economico e politico. Al centro della vicenda ci sono il direttore Marco Travaglio, l’amministratrice delegata di Seif, Cinzia Monteverdi, e la giornalista Selvaggia Lucarelli.

Sullo sfondo, articoli recenti che hanno riguardato direttamente Del Vecchio e che, secondo quanto riferito negli ambienti del quotidiano, potrebbero aver contribuito ad alimentare la tensione.

L’offerta da 7,1 milioni e il nodo del controllo

La decisione di avviare il percorso per l’acquisizione è stata presa dal consiglio di amministrazione di Lmdv Media, assistito dallo studio legale Chiomenti. Il progetto prevede una due diligence, cioè una verifica approfondita delle informazioni societarie ed economiche, propedeutica al lancio di un’offerta pubblica di acquisto volontaria totalitaria su Seif, con l’obiettivo finale di ritirare la società dalla Borsa. Il prezzo ipotizzato è di 0,286 euro per azione, per un controvalore complessivo di circa 7,1 milioni di euro. La proposta incorporerebbe un premio del 30% rispetto alle quotazioni di Borsa, un elemento che potrebbe renderla economicamente interessante per gli azionisti disposti a vendere.

Il piano contempla inoltre un apporto di capitale fino a quattro milioni di euro nell’arco di 24 mesi. Tra gli impegni annunciati figurano anche la conferma di Marco Travaglio alla direzione e il mantenimento dell’attuale linea editoriale. È proprio quest’ultimo punto a rendere l’operazione particolarmente delicata. Acquisire una testata non significa soltanto comprarne le azioni: significa entrare in possesso di una realtà editoriale con una propria storia, una struttura organizzativa e un’identità pubblica consolidata. Ma, prima ancora di discutere il futuro del giornale, c’è un ostacolo societario decisivo: il consenso di chi detiene la maggioranza.

Il muro dei fondatori: non interessati

La risposta dei soci fondatori di Seif è netta. In una nota, gli azionisti che rappresentano la maggioranza del capitale sociale hanno comunicato di non essere interessati a cedere le proprie partecipazioni. Una presa di posizione che, allo stato delle informazioni disponibili, mette seriamente in discussione le possibilità di successo dell’iniziativa. Per raggiungere l’obiettivo dichiarato, infatti, Lmdv Media dovrebbe riuscire a raccogliere un numero sufficiente di adesioni, confrontandosi con la volontà dei soci che controllano la società. L’offerta, dunque, non equivale a un’acquisizione già realizzata. È un progetto che deve ancora superare passaggi societari e finanziari determinanti.

Nella sede romana del Fatto Quotidiano, in via di Sant’Erasmo, la mossa viene interpretata anche alla luce dei rapporti tesi tra l’imprenditore e la testata. Secondo quanto riferito dal quotidiano, alcuni giornalisti ritengono che l’iniziativa possa rappresentare una reazione agli articoli pubblicati nelle ultime settimane su Del Vecchio. Si tratta, tuttavia, di una lettura attribuita agli ambienti del giornale, non di una motivazione ufficialmente dimostrata. La distinzione è importante: i fatti societari sono documentabili, mentre le ragioni personali o editoriali che avrebbero spinto l’imprenditore ad avviare l’operazione restano oggetto di interpretazione.

Travaglio e la linea editoriale: una promessa sotto osservazione

Quando la notizia è arrivata in redazione, poco prima delle 20, Marco Travaglio avrebbe scelto di aprire il giornale proprio con la vicenda dell’offerta. La reazione dei giornalisti, riferisce il Corriere della Sera, è stata immediata e dura: l’operazione è stata percepita da alcuni come un possibile tentativo di condizionare la testata. L’espressione circolata in redazione («Lmdv ci vuole tappare la bocca, ci vuole comprare») restituisce il clima di diffidenza che ha accompagnato l’annuncio.

Travaglio, almeno nell’immediatezza, ha evitato dichiarazioni articolate, spiegando che la presenza della Borsa e degli avvocati rendeva opportuno non commentare troppo: «C’è di mezzo la Borsa, gli avvocati, rischio di far danni». Lmdv Media, dal canto suo, ha prospettato la conferma del direttore e il mantenimento della linea editoriale. È un impegno che, se l’operazione dovesse andare avanti, diventerebbe uno dei punti centrali da valutare: quanto può incidere la proprietà sul lavoro di una redazione e quali garanzie possono assicurare che l’autonomia giornalistica rimanga effettiva? Al momento, la promessa è parte del progetto annunciato.

Il caso Lucarelli e l’intervista a Fedez

Per comprendere il contesto in cui arriva l’offerta, bisogna tornare agli articoli pubblicati dal Fatto Quotidiano nelle settimane precedenti. Il primo episodio riguarda Selvaggia Lucarelli e la partecipazione di Del Vecchio a Pulp Podcast, il programma condotto da Fedez. Nel corso della conversazione, l’imprenditore aveva raccontato aspetti della propria vita privata, facendo anche riferimento alle sue esperienze sentimentali e sessuali. Il 18 ottobre Lucarelli aveva dedicato all’intervista un articolo dal titolo «Del Vecchio jr fa harakiri da Fedez», con un giudizio critico sulle dichiarazioni dell’imprenditore e sull’immagine pubblica che ne emergeva. Il pezzo si inserisce in un confronto che riguarda il rapporto tra notorietà, ricchezza e comunicazione personale. Ma, nel contesto della possibile acquisizione del giornale, assume anche un altro significato: diventa uno degli episodi citati per spiegare il deterioramento dei rapporti tra Del Vecchio e una parte della redazione. Non esistono, sulla base degli elementi riportati, prove sufficienti per affermare che l’articolo abbia determinato la decisione di avviare l’Opa. Il collegamento resta una ricostruzione del contesto, non una causalità accertata.

Lo scoop del New York Times e i presunti dossier

Il secondo fronte è ancora più delicato. Un articolo del Fatto Quotidiano pubblicato il sabato precedente aveva ripreso uno scoop del New York Times relativo a presunte intercettazioni di manager riconducibili a Lmdv e a ipotesi di creazione di dossier contro Jessica Serfaty, ex compagna di Del Vecchio. Si tratta di accuse e circostanze che richiedono particolare cautela: la loro pubblicazione non equivale, di per sé, alla dimostrazione che i fatti contestati siano avvenuti. Per valutarne la fondatezza occorre distinguere tra quanto documentato dalle fonti, quanto riportato come ipotesi e le eventuali smentite degli interessati.

La replica di Del Vecchio è stata secca: «Sono tutte bugie». La contrapposizione è quindi esplicita: da un lato, le ricostruzioni giornalistiche relative ai presunti dossier; dall’altro, la smentita dell’imprenditore. Senza ulteriori elementi verificati, non è corretto trasformare le contestazioni in fatti accertati. Proprio questo episodio contribuisce, però, a spiegare perché la possibile acquisizione venga osservata anche attraverso la lente del rapporto tra proprietà dei media, libertà di stampa e conflitti d’interesse.

La risposta di Lucarelli: «Non riuscirai a comprare i giornali»

La tensione è proseguita anche sui social. Dopo la notizia dell’offerta, Lucarelli è tornata ad attaccare pubblicamente Del Vecchio, scrivendo: «Se non ti piacciono gli articoli che scrivono su di te, prova a cambiare vita. Costa meno che comprarti i giornali (che comunque non riuscirai a comprare)».

Una frase che riassume il significato attribuito alla vicenda da una parte della redazione: il timore che l’acquisizione di una testata possa essere percepita come uno strumento per intervenire sul racconto giornalistico che riguarda l’acquirente stesso. Resta da verificare se questa interpretazione corrisponda alle reali motivazioni dell’iniziativa. L’operazione annunciata ha una struttura finanziaria definita, ma il suo eventuale impatto sull’indipendenza editoriale dipenderebbe anche dalle condizioni effettive dell’acquisizione, dagli assetti di governance e dagli impegni assunti dalla nuova proprietà.

La posta in gioco: un giornale, una proprietà e la libertà di critica

La vicenda si trova, per ora, a un punto di svolta: Lmdv Media ha avviato il percorso verso un’Opa totalitaria, ma i soci fondatori di Seif hanno dichiarato di non voler vendere la propria quota di maggioranza.

Il progetto prevede risorse aggiuntive, la conferma di Travaglio e la continuità della linea editoriale. La reazione del giornale, invece, mostra quanto sia sensibile il tema del passaggio di proprietà quando l’acquirente è anche oggetto di attenzione giornalistica.

Non è possibile concludere, sulla base dei soli elementi disponibili, che l’offerta sia stata concepita per mettere a tacere le critiche. È però legittimo interrogarsi sulle garanzie necessarie affinché un eventuale cambio di controllo non comprometta l’autonomia della redazione. La prima risposta è arrivata dai soci: per ora, la maggioranza non intende cedere. La seconda, quella decisiva per il futuro dell’operazione, dipenderà dai prossimi passaggi societari e dalla capacità di Lmdv Media di superare l’ostacolo rappresentato dagli azionisti. Per il Fatto Quotidiano, la questione non è soltanto quanto valga la società sul mercato. È anche chi potrà determinarne il futuro e quali garanzie resteranno a tutela della sua indipendenza.

Perché, in questa partita, il punto decisivo non è soltanto chi può permettersi di comprare un giornale, ma a quali condizioni quel giornale potrà continuare a raccontare anche ciò che il suo proprietario preferirebbe non leggere.