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Meloni domina i social, Vannacci cresce. Ma la vera sfida della politica si gioca con l’AI

Meloni Vannacci

Per oltre un decennio la politica ha inseguito follower, like e condivisioni. Essere visibili sui social è diventato quasi sinonimo di consenso. Oggi, però, qualcosa sta cambiando. La comunicazione politica entra in una nuova fase, nella quale non basta più conquistare il feed di Facebook, Instagram o X: sempre più spesso la partita si gioca anche nelle risposte generate dall’intelligenza artificiale.

L’analisi realizzata da Arcadia sul primo semestre del 2026 fotografa un panorama ormai consolidato. Giorgia Meloni continua a essere la leader politica più forte sul piano digitale, con oltre sei milioni di follower complessivi distribuiti sulle principali piattaforme. Una leadership costruita nel tempo e alimentata da una presenza costante, capace di mantenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica.

Accanto a questo dato, però, ce n’è un altro che merita attenzione. La crescita più significativa è quella di Roberto Vannacci, che continua ad ampliare rapidamente la propria platea di utenti e a generare un numero elevato di interazioni. Matteo Salvini, pur attraversando una fase politica diversa rispetto al passato, conserva invece una notevole capacità di coinvolgere il proprio pubblico online.

Nel centrosinistra emergono dinamiche differenti. Giuseppe Conte continua a registrare un livello di interazioni superiore rispetto a Elly Schlein, mentre Angelo Bonelli è tra i leader che crescono maggiormente sui social. C’è poi chi punta sulla quantità dei contenuti: Nicola Fratoianni, ad esempio, figura tra i politici più attivi su X per numero di messaggi pubblicati ogni giorno.

Ma il dato forse più interessante riguarda un indicatore ancora poco conosciuto dal grande pubblico: ilVisibility Score, cioè la frequenza con cui partiti e leader vengono richiamati nelle risposte fornite dalle piattaforme di intelligenza artificiale. È un parametro destinato ad assumere un peso crescente, perché riflette il modo in cui milioni di utenti iniziano a cercare informazioni.

La differenza non è banale. I social premiano soprattutto velocità, capacità di attirare attenzione e coinvolgimento emotivo. Le piattaforme di intelligenza artificiale, invece, tendono a valorizzare contenuti autorevoli, coerenti e ben strutturati. Due logiche diverse che impongono anche ai protagonisti della politica una riflessione sul modo di comunicare. Naturalmente follower e interazioni non si trasformano automaticamente in voti. La storia recente dimostra che il successo online non coincide sempre con quello elettorale. Ma ignorare questa trasformazione sarebbe un errore.

La prossima campagna elettorale potrebbe essere la prima in cui la competizione non si giocherà soltanto nei talk show, nelle piazze o sui social network. Sempre più cittadini chiedono informazioni direttamente agli assistenti digitali e ai motori di ricerca basati sull’intelligenza artificiale. In questo nuovo ecosistema, la sfida non sarà soltanto conquistare visibilità, ma costruire credibilità. Per chi fa politica, e anche per chi fa informazione, il cambiamento è già iniziato. E probabilmente rappresenta una delle trasformazioni più profonde della comunicazione pubblica degli ultimi anni.