Diciannove missive inedite o poco conosciute raccontano il lato più tenero e passionale dell’attrice francese, molto diverso dalle parole con cui avrebbe descritto in seguito la maternità. Intanto prosegue il confronto tra il vedovo Bernard d’Ormale e la fondazione che porta il nome della star.
Dietro l’immagine ribelle e anticonformista di Brigitte Bardot c’era anche una donna capace di esprimere sentimenti intensi, desiderio e tenerezza. A restituire questo ritratto più intimo sono diciannove lettere indirizzate al secondo marito, Jacques Charrier, che saranno messe all’asta da Christie’s il prossimo 3 novembre. Le missive, scritte quando l’attrice era incinta del loro figlio Nicolas-Jacques, offrono uno sguardo su una stagione della sua vita privata che, negli anni successivi, avrebbe raccontato in termini molto diversi. A rendere nota la vendita è stato il quotidiano francese Le Parisien, che ha anticipato alcuni passaggi delle lettere. I documenti saranno esposti al pubblico il 29 ottobre e la loro valutazione complessiva è compresa tra 100mila e 150mila euro.
L’iniziativa arriva a breve distanza da un’altra vendita dedicata agli oggetti appartenuti alla diva: 285 lotti che, secondo le informazioni diffuse, hanno raggiunto un valore complessivo vicino al milione di euro. Un nuovo capitolo nella circolazione pubblica dei ricordi di una delle figure più celebri del cinema francese. La notizia è stata riportata stamani anche dal quotidiano italiano «La Stampa».
Le lettere di una donna innamorata
Le missive risalgono al periodo in cui Charrier, conosciuto da Bardot nel 1958 sul set del film Babette va alla guerra, si trovava in Algeria per il servizio militare. Il loro figlio nacque nel gennaio del 1960. Nei messaggi, scritti con inchiostri di colori diversi e arricchiti da disegni di fiori e dolci, emerge un linguaggio affettuoso e sensuale. In una delle lettere, Bardot rassicura il marito sulle condizioni del bambino, immaginandolo già forte e vivace. In altre, invece, lascia spazio a dichiarazioni d’amore esplicite, soprannomi teneri e parole che restituiscono la passione della relazione. Qualche esempio? «Bacio anche le tue mani, le amo, mi conoscono, mi tranquillizzano, scivolo sul tuo ventre fino al tuo pene, lo sento indurirsi sotto le mie labbra, ne approfitto, sei tutto mio… Fammi l’amore, orsacchiotto, ti amo, ti amo con tutta la mia vita, con tutto il mio sangue. Orsacchiotto».
È un’immagine che contrasta con quella consegnata dall’attrice alla sua autobiografia del 1996. In quel libro Bardot aveva descritto la gravidanza con espressioni durissime, arrivando a paragonare il feto a un tumore. Il confronto tra i due racconti mostra quanto possa essere complesso ricostruire una vicenda personale attraverso documenti scritti in momenti diversi e in circostanze differenti.
Il rapporto con Charrier, del resto, non rimase a lungo quello evocato nelle lettere. L’attore, morto nel settembre 2025 all’età di 88 anni, aveva già pubblicato alcuni estratti della corrispondenza nel volume Ma réponse à Brigitte Bardot, uscito nel 1997, in risposta alle accuse mosse dall’ex moglie. Le lettere erano poi state cedute a un collezionista, che ha scelto ora di metterle in vendita.

La disputa intorno alla fondazione
Mentre i documenti privati della diva tornano sotto i riflettori, prosegue anche il confronto che coinvolge il suo ultimo marito, Bernard d’Ormale, e la Fondazione Brigitte Bardot, impegnata nella difesa degli animali e oggi guidata da Max Guazzini. D’Ormale, quarto marito dell’attrice ed ex consigliere politico vicino a Jean-Marie Le Pen, ha raccontato a Paris Match di essere stato allontanato da La Madrague, la storica residenza della star nei pressi di Saint-Tropez, oggi legata alle attività della fondazione.
Secondo la sua versione, dopo essersi assentato per pochi minuti dalla proprietà, al ritorno gli sarebbe stato impedito di rientrare. A RTL avrebbe riferito di aver lasciato all’interno effetti personali, carta di credito e ricette mediche. La vicenda presenta anche un altro elemento: secondo quanto riportato dall’emittente, una persona addetta alla vigilanza avrebbe denunciato d’Ormale per un’aggressione.
Anche i rapporti tra la fondazione e Frédéric Chatillon, figura vicina all’ambiente di Marine Le Pen ed ex presidente del gruppo studentesco di estrema destra Gud, sarebbero stati interrotti. Libération ha riferito che Guazzini, con il sostegno unanime del consiglio di amministrazione, avrebbe posto fine a diversi contratti legati alla raccolta fondi e alla comunicazione. Le collaborazioni, secondo il quotidiano, avrebbero garantito a Chatillon compensi per circa 300mila euro all’anno.

L’eredità pubblica e quella privata di B.B.
Le lettere in vendita e le tensioni intorno alla fondazione raccontano due aspetti diversi della memoria di Brigitte Bardot. Da una parte c’è la donna privata, con i suoi legami sentimentali e le contraddizioni di una maternità vissuta in modo doloroso; dall’altra resta la figura pubblica, diventata un’icona cinematografica e, negli ultimi decenni della sua vita, una protagonista dell’attivismo animalista.
La corrispondenza con Charrier aggiunge nuove sfumature a una storia personale già segnata da racconti contrastanti. L’asta consentirà a collezionisti e appassionati di entrare in contatto con una parte di quella vicenda, mentre le controversie sulla gestione della fondazione mostrano quanto l’eredità di Bardot continui a essere oggetto di attenzione anche oltre la sua scomparsa.
