Ci sono autori che attraversano il tempo. E poi c’è Agatha Christie, che il tempo lo sfida, lo prende in giro e alla fine lo incastra con un alibi traballante. A cinquant’anni dalla morte, la “regina del giallo” continua ad essere ristampata, adattata, divorata da avidi lettori di tutto il mondo. Non per nostalgia, ma per efficacia, per lo straordinario potere della sua penna. Agatha Christie non scriveva solo misteri: costruiva trappole narrative eleganti, spesso spietate. E soprattutto raccontava l’essere umano in tutte le sue fragilità, nei momenti in cui abbassa la guardia. Il delitto, nei suoi romanzi, è quasi sempre un pretesto: quello che conta è ciò che rivela.

Agatha Christie, perché leggere ancora oggi la “regina del giallo”
Nata nel 1890 in Inghilterra, Agatha Christie inizia a scrivere durante la Prima guerra mondiale mentre lavora come infermiera. Lì impara una cosa fondamentale: come funzionano i farmaci e i veleni. Una competenza che diventerà il suo marchio di fabbrica. Da quel momento in poi, la sua produzione è impressionante per quantità e coerenza: oltre 60 romanzi, più di 150 racconti, opere teatrali, memoir e libri di viaggio. Storie diversissime, ma tutte governate da una stessa ossessione: dimostrare che il male non ha un volto riconoscibile. Spesso abita il salotto buono.

Personaggi immortali (e irresistibilmente imperfetti)
Il successo planetario di Agatha Christie passa anche dai suoi personaggi, entrati nell’immaginario collettivo come vecchi amici o sospetti abituali. Il più noto, forse, è Hercule Poirot, il detective belga metodico, vanitoso, allergico al disordine. Poi Miss Marple, apparentemente innocua, in realtà letale come una lama ben nascosta. Conosce l’umanità perché la osserva senza illusioni. E ancora ci sono Tommy e Tuppence, Ariadne Oliver, Mr Quin: variazioni sul tema del mistero che dimostrano una cosa semplice ma rara: Christie sapeva reinventarsi senza tradirsi.

Agatha Christie: perché le sue opere continuano a vendere e trovare nuovi lettori
In Italia Agatha Christie è una presenza stabile e solidissima, con numeri che molti autori contemporanei possono solo invidiare. Le sue opere, lo dicevamo in apertura, continuano a vendere, a essere riedite, a trovare nuovi lettori. Il teatro resta un capitolo a parte: The Mousetrap è in scena a Londra dal 1952, un record assoluto. Cinema e televisione non sono da meno: dalle versioni classiche alle più recenti riletture con Kenneth Branagh nei panni di Poirot, fino alle nuove serie che dimostrano quanto i suoi intrecci funzionino ancora, eccome. Perché Agatha Christie non bara. Non complica inutilmente, non esibisce virtuosismi. Scrive chiaro, pensa sottile, colpisce preciso. In un’epoca di thriller talvolta troppo ingarbugliati, Agatha Christie ricorda al lettore una verità elementare: il miglior colpo di scena nasce dall’osservazione dell’essere umano, non dall’effetto speciale. Ed è per questo che non invecchia mai.

Tutt’altro che una scrittrice chiusa e polverosa: tutte le curiosità
Del resto, Agatha Christie non è mai stata un mistero solo sulla pagina. A cominciare dal nome: Dame Agatha Mary Clarissa Miller, poi Lady Mallowan dopo il secondo matrimonio. “Agatha Christie” è uno pseudonimo perfetto, così netto da sembrare un marchio editoriale ante litteram. E forse non è un caso che abbia collezionato identità alternative anche in letteratura, firmando sei romanzi sentimentali con il nome di Mary Westmacott. I suoi personaggi più celebri nascono spesso da lampi improvvisi. Hercule Poirot, per esempio, prende forma dopo l’incontro casuale con un uomo sceso da un autobus: baffi notevoli, andatura strana, presenza impossibile da ignorare. Miss Marple, invece, sembra uscita da un villaggio inglese qualunque, e proprio per questo è micidiale: ci fa capire che il male non è mai esotico, ma domestico.

Oggi si può persino dormire nella casa di Agatha Christie
Agatha Christie, lontanissima dall’immagine della scrittrice chiusa e polverosa, amava il surf (lo praticava in Sudafrica e alle Hawaii) e viaggiava moltissimo. Dopo il divorzio dal primo marito sposò l’archeologo Max Mallowan e lo seguì in Siria e in Iraq: paesaggi, scavi, reperti entrano così nei suoi romanzi, arricchendoli di un fascino straniero mai decorativo. Poi c’è l’episodio che più di tutti sembra uscito da un suo libro. Nel 1926 Agatha Christie scompare per dieci giorni. L’Inghilterra intera la cerca. Quando viene ritrovata, è in un hotel termale, registrata con un altro nome e in stato di amnesia. Non chiarirà mai del tutto cosa sia successo. Oggi si può perfino dormire nella sua casa nel Devon, trasformata in residenza affittabile: non è difficile immaginare che qualche lettore speri di assorbire, per osmosi notturna, un po’ di quella lucidità narrativa. E se perfino dei matematici hanno provato a costruire un algoritmo per individuare l’assassino nei suoi romanzi, è perché Christie non improvvisava nulla: ogni indizio è al posto giusto, ogni omissione è calcolata. Si è spenta per cause naturali nella sua Winterbrook House il 12 gennaio 1976 all’età di 85 anni.

I suoi libri? Molto più di enigmi
Ridurre però Agatha Christie a una fabbrica di rompicapi sarebbe però un errore. Romanzi come Dieci piccoli indiani, L’assassinio di Roger Ackroyd, Assassinio sull’Orient Express, La morte nel villaggio o Sipario funzionano ancora oggi perché sono prima di tutto storie sull’equilibrio fragile delle comunità, sull’ipocrisia e sul desiderio di rispettabilità. Christie scrive di classi sociali che si osservano e si giudicano, di famiglie che nascondono più di quanto mostrano, di ambienti apparentemente ordinati che crollano al primo urto. Il crimine è la miccia, non l’incendio. Quella della più nota autrice di gialli è forse una lezione sempiterna di scrittura: ironia senza cinismo, intelligenza senza ostentazione. Leggerla oggi non è un atto di nostalgia, ma un esercizio di lucidità. E un utile promemoria: mai sottovalutare una signora tranquilla che osserva tutto.





