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Addio a Ryu Murakami, lo scrittore che ha raccontato il lato oscuro del Giappone

Aveva 74 anni. Con romanzi provocatori e radicali ha esplorato le contraddizioni della società giapponese, la solitudine urbana e la ribellione delle nuove generazioni. Da non confondere con Haruki Murakami.

Il Giappone delle inquietudini, delle solitudini e delle identità ferite perde una delle sue voci letterarie più anticonformiste. Ryu Murakami è morto il 17 ottobre scorso, a 74 anni, nella sua abitazione di Tokyo. La notizia è stata diffusa il 23 ottobre dalla casa editrice giapponese Gentosha, dopo lo svolgimento dei funerali in forma privata, alla presenza dei familiari.

Scrittore capace di dividere e provocare, Murakami ha attraversato per decenni le zone d’ombra della società nipponica, raccontando ciò che si nasconde dietro le immagini rassicuranti del benessere e della modernità. Nessuna parentela con Haruki Murakami, l’altro celebre autore giapponese dal cognome identico: Ryu ha seguito un percorso autonomo, più crudo e spiazzante, rivolto alle fratture sociali e ai comportamenti estremi.

Nato il 19 febbraio 1952 a Sasebo, nella prefettura di Nagasaki, in una famiglia di insegnanti, durante la giovinezza si è interessato più al cinema d’essai, al rock e alla letteratura americana che alla scuola. Da questa formazione irregolare è emersa una scrittura destinata a lasciare il segno fin dagli esordi.

Nel 1976, ancora studente universitario, pubblicò Blu quasi trasparente, romanzo che gli valse il premio Gunzo per gli esordienti e il prestigioso premio Akutagawa. Il libro conquistò un pubblico vastissimo, arrivando a circa 3,5 milioni di copie vendute, comprese le edizioni tascabili. La sua forza risiedeva nella capacità di rappresentare un mondo giovanile inquieto, attraversato da eccessi, disorientamento e rifiuto delle convenzioni.

Nel 1980 arrivò un altro riconoscimento con Coin Locker Babies, mentre negli anni successivi Murakami continuò a esplorare territori narrativi scomodi, tra violenza, trasgressione, utopie e desiderio di fuga. Opere come Tokyo Decadence, 69, Piercing, Audition, Esodo nel paese della speranza e Love & Pop compongono un ritratto inquieto di un Paese in cui il progresso materiale non cancella il disagio individuale e le tensioni collettive.

La sua attività non si è limitata alla letteratura. Appassionato di musica, ha suonato la batteria in un gruppo rock, scritto sceneggiature e diretto film tratti dai propri romanzi. Cinema e narrativa hanno così condiviso lo stesso sguardo: diretto, provocatorio, poco incline a concedere rassicurazioni.

Con la scomparsa di Ryu Murakami si chiude una stagione importante della narrativa giapponese contemporanea. Restano libri che hanno saputo trasformare il disagio in materia letteraria, interrogando le contraddizioni della modernità e dando voce a personaggi ai margini. Una produzione che continua a ricordare come la letteratura possa trovare la propria forza proprio dove la società preferirebbe non guardare.