Il 13 luglio ricorrono settantadue anni dalla morte di Frida Kahlo, emblema di emancipazione, arte viscerale e resilienza. Una donna che, ancora oggi, continua a vivere attraverso il realismo emotivo delle sue opere, e nel coraggio di vivere una vita controcorrente, abbracciando ogni sua sfaccettatura: dalla sofferenza all’amore, dalla fragilità alla forza. La sua eredità artistica e umana continua a ispirare generazioni, rendendola una delle figure più iconiche e attuali della storia dell’arte.
Tra sogni, sofferenza e immaginazione: le radici di Frida
Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón nota semplicemente come Frida Kahlo, nasce il 6 luglio 1907, in Messico. Il contesto familiare è segnato da una forte presenza matriarcale, tra sua madre e le sue sorelle, nonchè dall’amore di papà Guillermo. Tuttavia, Frida era diversa, distinta sin dall’infanzia dal suo animo ribelle e anticonformista. La sua vita inizia fin da subito con uno scontro faccia a faccia con il dolore: a soli sei anni le viene diagnosticata una poliomielite che le lascerà la gamba destra molto più debole e sottile rispetto alla sinistra. Tuttavia, Frida non si perde d’animo e la sua convalescenza diventa il terreno fertile per giocare con la fantasia, sua fedele amica in un’infanzia un pò solitaria, dovuta anche a causa della derisione dei suoi compagni di classe per la sua condizione fisica.
A quindici anni comincia ad assaporare la libertà entrando nella Scuola Nazionale Preparatoria, la migliore di tutto il Messico. Le nuove compagne di classe, quel viaggio di un’ora che faceva da sola sul tram da Coyoacàn fino al centro di Città del Messico, e le tante novità, cominciavano a formare le ali della sua indipendenza. Il confronto con nuovi compagni, gli studi e un ambiente culturalmente vivace hanno contribuito a forgiare il suo spirito critico, allontanandola dalla rigida educazione religiosa impartita dalla madre. È proprio in quegli anni che Frida inizia ad esplorare nuovi orizzonti, stringendo amicizie e vivendo le prime esperienze sentimentali. Tra queste vi è stata quella con Alejandro Gòmez Arias, figlio di un medico. Nonostante la resistenza di suo padre Guillermo, i due giovani si innamorano profondamente e perdutamente, condividendo sogni e ideali destinati, di lì a poco, a essere travolti da un evento che cambierà per sempre la vita dell’artista.
Il dolore che ha dato voce ai colori
Il 17 settembre 1925 è stata la data che ha cambiato per sempre la vita di Frida Kahlo. Quel giorno, tra la folla che cercava un posto a sedere sull’autobus, c’era anche lei. All’altezza di via Cuauhtemotzin, un tram proveniente da Xochimilco con un vagone metallico pieno di persone andò a sbattere contro l’autobus sul quale si trovava la donna insieme ad Alejandro. Il mezzo finì per spezzarsi in due provocando un incidente gravissimo in cui il ragazzo andò a finire sotto il tram riportando solo alcune contusioni. Tuttavia, la sorte peggiore fu destinata a Frida: un corrimano metallico del tram, staccandosi, la trafisse da parte a parte. Le sue condizioni sono apparse fin da subito disperate, e i medici temevano che non potesse sopravvivere.
Dopo ore decisive, però, sono riusciti a salvarle la vita con il primo di una lunga serie di interventi. Undici fratture alla gamba destra, il bacino spezzato in tre punti e numerose altre lesioni l’hanno costretta ad una lunghissima degenza. Ancora una volta Frida si è ritrovata sola, immobile e faccia a faccia con il dolore, proprio come quando, da bambina, aveva affrontato la poliomielite. Tuttavia, è stato proprio in quella stanza che la sofferenza ha iniziato a trasformarsi in forza: una resilienza che ha trovato sfogo nell’arte quando, sua madre Matilde, le regala il suo primo cavalletto per farla pitturare sdraiata. I primi volti dipinti sono stati quelli delle sue sorelle e dei suoi cachuchas, ciò che la circondava, ma anche sé stessa.
Diego Rivera: un amore senza fine tra arte e tormento
Tra gli amori più importanti nella vita di Frida c’è Diego Rivera, uno dei pittori più famosi del Paese. La prima volta che la pittrice ha visto l’uomo è stato nell’anfiteatro della scuola, mentre stava realizzando un murale. Quell’abito scuro, sgualcito, e quella statura così imponente hanno catturato fin da subito l’attenzione della giovane, che spesso si nascondeva per osservarlo. Tuttavia, è stato il secondo incontro a farla innamorare profondamente di Rivera: lei aveva ventun’anni, lui quarantadue. Da quella sera, ogni domenica il pittore si faceva accompagnare dal suo autista a casa della ragazza, dove osservava le sue tele e le esprimeva i suoi giudizi. Diego si è innamorato ben presto della mente brillante di Frida, della sua ironia e della sua arte.
Dopo essersi fidanzati, i due si sono sposati il 21 agosto 1929. Una decisione che papà Guillermo e mamma Matilde non hanno accolto con entusiasmo, ma alla quale non si sono opposti. In seguito a quell’unione, lo stile di Frida è cambiato, abbracciando pienamente, anche attraverso i suoi abiti, la cultura messicana. Quella tra i due, così lontani per età ma così vicini nella condivisione dell’arte, degli ideali legati al Partito Comunista e del costante sostegno che Frida ha dato a suo marito nelle numerose commissioni, come quella negli Stati Uniti, è stata comunque una relazione segnata da tradimenti e sofferenze. Tanto che, nel 1939 decisero di avviare le pratiche di divorzio per mettere fine a un’unione ormai difficile. Tuttavia, nel 1940 Rivera ha chiesto nuovamente a Frida di sposarlo.
L’arte come specchio dell’anima
L’arte di Frida Kahlo è inconfondibile, così come il dolore che trasmette: tangibile, concreto e viscerale. Se le sue prime esperienze pittoriche raffiguravano la realtà, quelle successive sono andate ben oltre. Le tele dell’artista sembravano prendere vita, anche attraverso i suoi autoritratti, e Frida non era più soltanto la moglie di Diego Rivera, ma una pittrice amata, stimata e riconosciuta. Tra le sue opere più celebri si ricorda il doppio autoritratto intitolato Le due Frida (1939). Anche il dolore degli aborti che la pittrice ha subito diventa vivo e tanigibile attraverso l’opera Ospedale Henry Ford (1932). La colonna rotta (1942), è un autoritratto che rappresenta il suo grido di dolore: al posto della spina dorsale c’è una colonna fratturata in più punti. Chiodi conficcati su tutta la pelle e lacrime sul viso che raccontano il calvario subito a seguito del suo incidente. A seguire, Diego e io (1949): sulla fronte di Frida è dipinto il volto di Diego Rivera, dotato di un terzo occhio (probabilmente per simboleggiare la sua superiorità intellettuale). I capelli avvolti intorno al collo e le lacrime agli occhi comunicano la loro tormentata relazione d’amore.
Frida, anima ribelle e immortale
La vita di Frida, seppur segnata da profonde sofferenze, è stata unica e straordinaria. Un’artista amata e apprezzata ancora oggi, simbolo di resilienza di fronte alle difficoltà dell’esistenza, di coraggio nel trasformare il proprio dolore in arte e di determinazione nel portare avanti i suoi ideali e le sue scelte. Frida è morta il 13 luglio 1954, in Messico, nella sua casa, all’età di soli 47 anni, a causa di un’embolia polmonare. Ma la sua voce, impressa nelle tele e nella forza delle sue immagini, continua ancora oggi a vivere, rendendola un’icona immortale dell’arte e della libertà.
‘’[…] Questa è la sua vera eredità. Oltre i circa duecento magnifici quadri che dipinse nei suoi 47 anni di vita, Frida Kahlo ci ha lasciato in eredità una lezione di coraggio. Quando tutto era un ostacolo alla sua felicità, quando il dolore la costringeva in un letto d’ospedale, quando la morfina le impediva di pensare con lucidità e l’alcol era il suo unico amico, Frida continuò a lottare per godere della vita, per avere vicino a sé gli amici e la famiglia, per renderli felici, forse più di quanto lei stessa non sarebbe mai stata. In pochissimi la ricordano triste, ancor meno depressa. E chi la vide così, dimenticò subito quell’immagine, perché la Frida gioiosa e brillante la eclissava. Quella Frida che con la sua personalità ha sempre illuminato la vita degli altri.” Da Frida Kahlo. L’artista che ha reso la sua vita e la sua opera un’icona della lotta femminile (RBA)

