Sud chiama Nord prepara la corsa alle Politiche nel centrodestra, punta al 3% nazionale e rafforza la propria presenza alla Camera. Per Meloni è un possibile apporto di voti con cui ridurre il potere contrattuale di Vannacci. Ma l’intesa lascia aperta una contraddizione: alleati a Roma, avversari in Sicilia, dove De Luca continua a costruire un’alternativa al governo Schifani.
Cateno De Luca si allea con Giorgia Meloni per le elezioni politiche, ma mantiene le mani libere contro il centrodestra siciliano. È questa la formula dell’intesa che porta Sud chiama Nord nel progetto nazionale della presidente del Consiglio senza ricomporre lo scontro con Renato Schifani.
L’accordo ha già prodotto un risultato parlamentare verificabile: il 12 ottobre è stata autorizzata alla Camera la componente Sud chiama Nord nel gruppo Misto, formata da Francesco Gallo, Manlio Messina e Luca Sbardella. Non è invece ancora misurabile il rendimento elettorale dell’operazione. Il 3% evocato dal sindaco di Taormina è un obiettivo politico, non un pacchetto di consensi già disponibile.
Il progetto interviene su due problemi del centrodestra: allargare la coalizione in vista del voto e limitare la capacità di Roberto Vannacci di condizionarne gli equilibri. Per De Luca, invece, la sfida è trasformare il radicamento territoriale in una presenza nazionale senza perdere l’identità di oppositore del potere regionale.
L’accordo nazionale e l’eccezione siciliana
De Luca ha confermato pubblicamente la scelta del centrodestra nell’intervista al Corriere della Sera ripresa dall’ANSA il 10 ottobre. La delimitazione è esplicita: «Vale in ambito nazionale». Il progetto siciliano, ha precisato, prosegue autonomamente.
Il leader di Sud chiama Nord presenta la scelta come il risultato di una trattativa sui Comuni e sul rapporto fra amministrazioni locali e governo centrale. Sostiene di avere trovato nel centrodestra una disponibilità che il centrosinistra non avrebbe mostrato. È la sua ricostruzione del negoziato, attraverso la quale rivendica una scelta fondata sulle esigenze dei territori. La conferma dell’intesa e le dichiarazioni riportate dall’ANSA.
Non c’è dunque un ingresso automatico nella maggioranza di Schifani. Sud chiama Nord si prepara a sostenere il centrodestra alle Politiche, mentre De Luca mantiene un proprio percorso per la presidenza della Regione.
Questa separazione consente a entrambi di rinviare un problema: Meloni può cercare nuovi voti senza imporre subito una riconciliazione nell’Isola; De Luca può ottenere una sponda nazionale senza rinunciare alla competizione regionale.
La componente alla Camera: il primo risultato concreto
Il passaggio parlamentare aiuta a capire la consistenza dell’operazione. Sud chiama Nord non ha costituito un gruppo autonomo, ma una componente politica del gruppo Misto: una distinzione importante, perché status e prerogative non sono equivalenti.
La composizione pubblicata dalla Camera indica tre deputati: Francesco Gallo, Manlio Messina e Luca Sbardella. Quest’ultimo è il commissario di Fratelli d’Italia in Sicilia; Messina proviene a sua volta dall’esperienza meloniana, dalla quale si era allontanato. La loro partecipazione rende visibile il sostegno politico all’accordo. La composizione ufficiale sul sito della Camera.
Per De Luca significa conquistare una struttura parlamentare riconoscibile mentre prepara la campagna nazionale. Per Fratelli d’Italia è un investimento su un interlocutore che può portare amministratori, organizzazione e candidature.
Resta da vedere se questa collaborazione produrrà anche una piattaforma comune sufficientemente precisa da andare oltre l’intesa elettorale.
Perché la legge elettorale rende appetibili anche i piccoli alleati
La legge 9 ottobre 2026, n. 180, con entrata in vigore prevista per il 24 ottobre, lega il premio di governabilità al primo posto e al raggiungimento di almeno il 42% in entrambe le Camere da parte della stessa lista o coalizione collegata. Prevede inoltre il recupero della lista coalizzata più votata fra quelle escluse dalla ripartizione ordinaria.
Sono regole che aumentano l’interesse per gli alleati minori. La costituzione di una componente parlamentare incide anche sulle sottoscrizioni: il testo distingue l’onere ordinario di 6.000-7.000 firme da quello di 1.500-2.000 previsto per le formazioni rappresentate in gruppi o componenti, ferme le esenzioni applicabili. Riduzione delle firme ed esenzione completa non sono la stessa cosa. Il testo della legge su Normattiva.
La conseguenza politica è che una forza piccola può diventare utile sia nella competizione fra coalizioni sia nella distribuzione dei seggi al loro interno. Da qui nasce anche un possibile terreno di concorrenza con Noi Moderati, evidenziato dal Fatto Quotidiano nella ricostruzione dell’intesa. L’analisi sull’accordo e sugli equilibri fra gli alleati minori.
Il 3% è il traguardo, non il punto di partenza
De Luca punta a superare il 3% e ha indicato un obiettivo di un milione di voti. Le dichiarazioni accompagnano il tentativo di costruire accordi con movimenti civici e autonomisti anche fuori dalla Sicilia. Il punto stampa ricostruito da Tempostretto.
La scala nazionale, però, richiede qualcosa di diverso dalla forza personale di un candidato in un territorio. Servono candidature riconoscibili, una rete organizzativa e un’offerta capace di parlare a elettori che non conoscono direttamente l’esperienza amministrativa del leader.
Un precedente utile è quello delle Europee del 2024: la lista Libertà, che comprendeva Sud chiama Nord e altre formazioni, ottenne l’1,22% nazionale, secondo i risultati pubblicati dal Parlamento europeo. Non è una previsione per il 2027: cambiano elezione, alleanze e contesto. Mostra però quanto sia impegnativo trasformare un progetto territoriale in consenso nazionale. I risultati delle Europee 2024.
Il consenso di una futura lista non può essere semplicemente sommato a quello attuale del centrodestra. Bisognerà capire quanti voti arrivino da altri schieramenti o dall’astensione e quanti siano invece trasferimenti interni fra alleati.
La funzione anti-Vannacci
La finalità dichiarata da De Luca è rendere il centrodestra meno dipendente dal risultato di Futuro Nazionale. La lettura politica dell’accordo è quindi abbastanza chiara: ampliare la coalizione per ridurre il potere contrattuale di chi può sottrarle voti alla sua destra.
Per Meloni, una rete civica capace di attrarre elettori esterni alla coalizione avrebbe un valore superiore a quello di una semplice redistribuzione fra partiti già alleati. Potrebbe consentirle di cercare una maggioranza senza dover accettare tutte le condizioni poste da Vannacci.
Questo non dimostra che De Luca sia già in grado di compensarne il peso. Indica la scommessa sulla quale si sta costruendo l’intesa.
Non basta neppure presentare l’operazione come un passaggio automatico verso la moderazione. La contrapposizione al generale riguarda anche leadership, stile politico e capacità di amministrare: resta da verificare su quali contenuti nazionali Sud chiama Nord e gli altri partiti della coalizione troveranno una sintesi.
La rete dei sindaci e il tentativo di allargarsi oltre la Sicilia
Un tassello del progetto è l’accordo annunciato con Sindaci d’Italia, movimento di amministratori ed ex amministratori che, secondo le dichiarazioni di De Luca riportate dal Riformista, comprende anche figure provenienti dal centrosinistra.
Il confronto dovrebbe trovare una prima sistemazione nella conferenza nazionale di Sud chiama Nord, annunciata a Roma dal 27 al 29 ottobre. De Luca ha indicato la partecipazione di Ignazio La Russa e auspicato quella di Meloni, che non va presentata come già confermata. L’annuncio dell’accordo con Sindaci d’Italia e della conferenza nazionale.
È qui che si misurerà la capacità di espansione del movimento. Una rete di amministratori può offrire contatti e credibilità locale, ma il consenso personale di un sindaco non si trasferisce automaticamente su una scheda politica nazionale.
In Sicilia le mani libere hanno già un costo politico
Il doppio posizionamento incontra resistenze concrete. Messina Oggi ha documentato i malumori nell’area messinese di Fratelli d’Italia, dove l’accordo nazionale non ha cancellato le contrapposizioni locali. Le reazioni nel partito in Sicilia.
De Luca, intanto, continua ad ampliare il proprio progetto regionale. Il 15 ottobre ha annunciato l’adesione dell’ex assessore Andrea Messina, precisando ancora di non volere essere il candidato dell’attuale centrodestra siciliano. Andrea Messina, protagonista di questo passaggio all’Ars, non va confuso con Manlio Messina, deputato nazionale della nuova componente alla Camera. La conferenza stampa ricostruita da CataniaOggi.
La contraddizione è politica prima che comunicativa. De Luca chiede agli elettori di sostenere a Roma una coalizione della quale contesta la gestione a Palermo. Fratelli d’Italia deve spiegare ai propri dirigenti locali perché aiuta a rafforzarsi un interlocutore che rimane loro avversario.
La verifica arriverà dai voti nuovi e dalla tenuta dell’accordo
Il patto offre a Meloni un possibile allargamento e a De Luca un accesso più solido alla competizione nazionale. Ma per valutarne il successo bisognerà osservare quanti consensi aggiuntivi porterà alla coalizione e quanto reggerà la separazione fra il livello romano e quello siciliano.
L’esercizio di equilibrismo può funzionare finché ciascuno ricava un vantaggio senza essere costretto a sciogliere tutte le contraddizioni. Diventa più difficile quando occorre concordare programmi, candidati e responsabilità di governo.
L’intesa è già una realtà parlamentare. Il suo rendimento elettorale resta da costruire. E la distanza fra queste due condizioni è il vero terreno sul quale si giocherà la scommessa Meloni-De Luca.
Fonti
- ANSA — De Luca conferma l’accordo nazionale e l’autonomia in Sicilia.
- Camera dei deputati — Composizione ufficiale del gruppo Misto e della componente Sud chiama Nord.
- Normattiva — Legge 9 ottobre 2026, n. 180.
- Parlamento europeo — Risultati nazionali delle Europee 2024.
- Tempostretto — L’obiettivo del 3% e la costruzione della rete nazionale.
- Il Riformista — L’accordo con Sindaci d’Italia.
- Messina Oggi — Le resistenze locali in Fratelli d’Italia.
- CataniaOggi — L’adesione di Andrea Messina e la strategia regionale.
