La guerra in Ucraina torna a mostrare il suo volto più inquietante proprio mentre la diplomazia cerca una strada per riaprire i negoziati. A raccontare quanto sia ancora fragile ogni ipotesi di tregua è un episodio avvenuto nei cieli della Moldavia: l’aereo del presidente ucraino Volodymyr Zelensky sarebbe stato quasi colpito da un drone mentre si preparava a decollare alla volta di Oslo.
A riferirlo è stato il primo ministro norvegese Jonas Gahr Store, parlando ai giornalisti dopo aver incontrato Zelensky in occasione dei funerali del re Harald V. «È stato quasi colpito da un drone», ha spiegato il premier, aggiungendo una considerazione che fotografa la contraddizione del momento: «Questa è la realtà con cui si deve confrontare».
L’episodio arriva dopo una notte di attacchi russi proprio nell’area di confine tra Ucraina e Moldavia. Secondo le autorità di Kiev, un attacco con droni ha colpito il valico di Starokozache, causando due morti e tre feriti. Al momento non è stato chiarito se esista un collegamento diretto tra il raid e il drone che avrebbe sfiorato l’aereo presidenziale.

Il contrasto con le notizie provenienti dal fronte diplomatico non potrebbe essere più netto. Nelle stesse ore, infatti, Zelensky ha ribadito la propria disponibilità a un compromesso e Mosca ha lasciato intendere di voler riaprire il negoziato trilaterale con Ucraina e Stati Uniti.
Il Cremlino parla di una possibile ripresa dei colloqui in un futuro prossimo. Il portavoce Dmitry Peskov ha riferito di una «volontà politica comune» per tornare al formato a tre, mentre il consigliere presidenziale Yuri Ushakov ha evocato nuovamente Abu Dhabi come possibile sede dei negoziati.
Il terreno, tuttavia, resta tutt’altro che sgombro. Zelensky ha spiegato di essere pronto a fare concessioni, ma ha escluso che l’Ucraina possa essere l’unica parte chiamata a cedere. E soprattutto ha insistito sulla necessità di coinvolgere l’Europa nel processo.
Una richiesta sulla quale l’Italia prova a prendere posizione. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha invitato Zelensky a guardare all’Unione europea nel suo complesso, sottolineando che non servono iniziative ristrette a pochi Paesi. Francia e Germania, dunque, ma anche Italia e Polonia.

Mosca continua però ad accusare Kiev di non compiere passi sufficienti verso la pace. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha sostenuto che anche alcuni governi europei, pur invocando un cessate il fuoco, lo farebbero soprattutto per guadagnare tempo e consentire all’Ucraina di rafforzare le proprie difese.
Nel frattempo, la guerra prosegue. Zelensky ha chiesto nuove forniture di sistemi di difesa aerea, in particolare missili Patriot, e nuove sanzioni contro la Russia. La Slovacchia del premier Robert Fico starebbe invece bloccando l’estensione di alcune misure europee contro Mosca.
Anche Kiev continua a colpire in profondità il territorio russo. L’intelligence ucraina ha rivendicato un attacco contro una base navale e la fregata Admiral Essen a Novorossiysk. Nella stessa notte, secondo le autorità russe, un drone ucraino ha raggiunto per la prima volta la parte artica del Distretto federale degli Urali, a oltre 2.800 chilometri dal confine, provocando un incendio in un impianto energetico.
Così, mentre Donald Trump parla di una possibile intesa con Vladimir Putin e Mosca torna a evocare il tavolo negoziale, la guerra continua a produrre immagini e notizie che raccontano tutt’altro.
L’aereo di Zelensky quasi colpito da un drone è forse la fotografia più efficace di questa fase: la diplomazia prova ad avvicinare le parti, ma il conflitto resta ancora terribilmente vicino.
