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Vannacci può far perdere Meloni e cambiare la linea sull’Ucraina? Il paradosso che favorirebbe Putin

Una lista autonoma di Futuro Nazionale potrebbe ribaltare gli equilibri elettorali. Nel centrosinistra, intanto, Pd e M5S sono divisi sugli aiuti militari a Kiev. Fabrizio Cicchitto intravede un possibile vantaggio per Mosca. Il vantaggio politico è uno scenario da analizzare; un piano diretto dal Cremlino, allo stato delle informazioni disponibili, non è dimostrato.

Roberto Vannacci si presenta come l’alternativa alla destra di Giorgia Meloni. Ma se alle prossime elezioni decidesse di correre da solo, il risultato potrebbe essere l’opposto di quello desiderato da molti dei suoi elettori: una vittoria del centrosinistra.

È da questo paradosso che parte Fabrizio Cicchitto in un intervento pubblicato dal Riformista il 25 settembre. La sua ipotesi va oltre il calcolo elettorale. Secondo Cicchitto, Vladimir Putin potrebbe avere interesse a una rottura nel centrodestra italiano, perché un’eventuale maggioranza guidata dal campo largo dovrebbe fare i conti con la richiesta del Movimento 5 Stelle di fermare l’invio di armi all’Ucraina.

Il ragionamento intreccia tre questioni diverse: i voti di Vannacci, la posizione di Conte sull’Ucraina e le possibili interferenze russe nella politica europea. Le prime due hanno riscontri precisi. Sulla terza bisogna distinguere l’allarme generale da una prova riguardante questo caso.

Con Vannacci fuori, la simulazione cambia vincitore

Una simulazione realizzata da YouTrend per Sky TG24 mostra quanto potrebbe pesare la collocazione di Futuro Nazionale. Applicando le attuali intenzioni di voto alla legge elettorale proposta dalla maggioranza, il centrodestra otterrebbe 226 deputati se Vannacci entrasse nella coalizione. Il centrosinistra si fermerebbe a 157.

Se invece Futuro Nazionale corresse da solo, lo scenario si ribalterebbe: 221 seggi al centrosinistra e 139 all’attuale centrodestra, mentre il partito di Vannacci ne otterrebbe 25.

Non è una previsione del risultato elettorale. È una proiezione costruita su sondaggi che possono cambiare, su una legge non ancora definitivamente approvata e su alleanze ancora da decidere. Ma rende concreta la domanda posta da Cicchitto: una destra divisa potrebbe consegnare la maggioranza ai suoi avversari.

La corsa autonoma, però, non è inevitabile. Vannacci ha definito il suo partito un «naturale interlocutore» del centrodestra e si è detto disponibile a discutere con chi ne condivida principi e valori. La distanza politica da Meloni è evidente; la scelta finale sulle alleanze resta aperta.

Il nodo che divide Schlein e Conte

Dall’altra parte dello schieramento c’è una divergenza che riguarda direttamente la politica estera.

Nella consultazione conclusa il 20 settembre, il 91,68% degli iscritti M5S che hanno partecipato al voto ha approvato una proposta secondo cui continuare a inviare armi all’Ucraina «significa allontanare la pace». Giuseppe Conte considera questa posizione un punto da portare al confronto sul programma del centrosinistra.

Elly Schlein ha ribadito una linea diversa. La segretaria del Pd continua a sostenere l’Ucraina contro l’aggressione russa e parla della necessità di arrivare a una pace giusta. La distanza tra i due partiti non è quindi un’invenzione degli avversari: prima di presentarsi come alternativa di governo, il campo largo dovrà spiegare quale decisione prenderebbe sugli aiuti a Kiev.

Questo non significa che il Pd abbia adottato la posizione del M5S. Né significa che chiedere uno stop alle armi costituisca, da solo, la prova di un rapporto politico con Mosca. Significa che una questione decisiva per l’Italia e per l’Europa è ancora irrisolta all’interno della possibile coalizione.

Perché la Russia entra nel dibattito

Vannacci critica le sanzioni contro la Russia e sostiene la riapertura dei canali con Mosca. Le sue posizioni hanno attirato l’attenzione anche fuori dall’Italia.

Un’analisi dello European Council on Foreign Relations lo descrive come un possibile «cavallo di Troia» per l’influenza russa e avverte che un suo peso in un futuro governo potrebbe complicare le decisioni europee su sanzioni, difesa e Ucraina. Il Financial Times ha sollevato un allarme simile, collegando l’ascesa di Futuro Nazionale alla sfida che Meloni deve affrontare alla propria destra.

Sono valutazioni politiche e strategiche, non prove di ordini ricevuti dal Cremlino. Vannacci respinge l’accusa di essere legato a Mosca e sostiene che le sue scelte rispondano agli interessi italiani.

Esiste poi una questione più ampia. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avvertito che la Russia potrebbe tentare di influenzare le elezioni nei Paesi europei e ha invitato a vigilare. Un rischio generale di interferenza, però, non dimostra che Putin abbia deciso la nascita di Futuro Nazionale o la sua futura collocazione elettorale.

L’ipotesi di Cicchitto e ciò che sappiamo davvero

Il titolo dell’intervento di Cicchitto parla di un «piano segreto di Putin». Nel testo, però, l’autore arriva a quella conclusione attraverso una domanda: Mosca potrebbe aver scelto di favorire una lista autonoma di Vannacci per far perdere Meloni e portare al governo un centrosinistra più sensibile alla linea di Conte?

È un’ipotesi, non una ricostruzione provata. I sondaggi spiegano perché una candidatura separata di Vannacci potrebbe danneggiare il centrodestra. Le posizioni di Pd e M5S spiegano perché l’Ucraina sarebbe un problema per un futuro governo comune. Nessuno di questi elementi dimostra, da solo, una regia russa.

Il punto politico rimane serio anche senza attribuire a Putin decisioni che oggi non possiamo verificare. Meloni deve scegliere come rapportarsi a una forza che può essere decisiva per vincere, ma contesta aspetti centrali della sua linea internazionale. Schlein e Conte devono chiarire se possono governare insieme mantenendo posizioni diverse sugli aiuti militari a Kiev.

Le prossime elezioni potrebbero dunque decidere non soltanto chi governerà l’Italia, ma anche quale ruolo il Paese vorrà avere nella risposta europea alla guerra in Ucraina. Prima ancora dei presunti piani segreti, sono queste le scelte pubbliche sulle quali i partiti dovranno rispondere.

Fonti