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Ucraina, Zelensky tra gli attacchi di Trump e la diplomazia di Leone XIV: il nodo della tregua umanitaria

Trump torna ad attaccare Zelensky, che denuncia le pressioni americane per spingere Kiev alla resa. Mentre l’Ucraina piange le vittime dell’ennesimo attacco russo, Leone XIV telefona al presidente ucraino e rilancia l’appello per una tregua umanitaria a Oleshky, dove la popolazione è allo stremo.

Donald Trump torna ad attaccare Volodymyr Zelensky. «Non sa di cosa parla, forse è tempo che ci sia qualcun altro a guidare i negoziati», ha detto il presidente degli Stati Uniti, rivolgendosi ai giornalisti presenti alla Casa Bianca. «Se mi avesse dato retta nello Studio Ovale, avrebbe concluso un accordo migliore molto tempo fa», ha aggiunto il Tycoon americano. Trump si è poi affrettato a chiarire: «Sto negoziando» con Mosca «sull’Iran, perché non ha fatto nulla di male lì» e «sto negoziando per gli ostaggi».

Il leader di Kiev in un’intervista a «Bloomberg» aveva detto: «Trump sta spingendo l’Ucraina ad arrendersi». E ancora: «Ritengo che siano stati intrapresi dei passi per convincere l’Ucraina a capitolare». Il presidente Zelensky aveva specificato di non voler credere alle apparenze, ossia che Washington stia puntando ad una conclusione più rapida del conflitto a spese dell’Ucraina. Una giornata intesa per quest’ultima: «Un terribile attacco russo nella regione di Kharkiv: un missile «Shahed» ha colpito un parco giochi. Un’atrocità assoluta. Sei persone sono morte, tra cui tre bambini. Anche una bimba su un passeggino. Si chiamava Angelina, aveva poco più di un anno, era nata nell’agosto del 2025… Sua madre si chiamava Inna ed è morta in ospedale… L’altra bambina uccisa aveva 11 anni. Le mie condoglianze alla sua famiglia e ai suoi amici. Altre 14 persone sono rimaste ferite, tra cui sei bambini», ha scritto su «X» Zelensky.

«Sono grato a tutti coloro che sostengono l’Ucraina in queste condizioni e ci aiutano ad abbattere gli Shahed, a fermare gli attacchi russi. Queste sono immagini terribili, ma dietro di esse ci sono vite spezzate e la verità su questa guerra. Dobbiamo proteggere le vite. Abbiamo bisogno di difesa aerea per l’Ucraina. Chiediamo che le sanzioni contro la Russia non vengano revocate finché non cesseranno le uccisioni. Chiediamo all’America di essere forte, chiediamo che applichi la legge Lindsey Graham. Chiediamo all’Europa di continuare a sostenerci. Le chiediamo di fare tutto il possibile affinché si raggiunga la pace e la sicurezza sia garantita. L’Ucraina vuole la pace. È la Russia che ha insistito sulla continuazione delle uccisioni per tutto questo tempo. Il mondo ha abbastanza potere per fermare la guerra. Dobbiamo finalmente usare questo potere, contro gli assassini», ha aggiunto il leader di Kiev.

Zelensky nella giornata odierna ha avuto un colloquio anche con il Santo Padre. Sempre su «X» il presidente ucraino ha riferito di aver parlato con Leone XIV e ha voluto ringraziarlo sentitamente perché continua a «a ricordare l’Ucraina e a pregare» per il popolo ucraino «anche in questo momento personalmente difficile». «L’ho aggiornato dettagliatamente sulla situazione relativa all’escalation russa e ai continui attacchi della Russia contro le città e le comunità ucraine», ha sottolineato il leader di Kiev.

«Abbiamo discusso anche della catastrofe umanitaria a Oleshky, attualmente sotto occupazione russa. Stiamo lavorando per aiutare la nostra popolazione in quella zona e stiamo preparando le misure da adottare. Sua Santità mi ha informato dei contatti avuti con la parte russa su questa questione», ha aggiunto Zelensky. «Naturalmente, abbiamo discusso anche di tutte le attuali sfide e minacce alla sicurezza, compresa la mancata comunicazione, da parte dei nostri alleati, di avvisi relativi agli attacchi russi con missili balistici, un fatto che si è verificato tre volte di recente», ha scritto. «Ringrazio Sua Santità per il suo sostegno e per tutti i suoi sforzi volti a raggiungere una pace dignitosa», recitavano le battute finali del messaggio su social.

Dopo la chiamata col presidente russo Putin, mentre si trovava ancora al Gemelli, il Papa ha voluto sentire anche il leader di Kiev. La Sala Stampa della Santa Sede, in una nota, ha reso noto che al centro della conversazione c’è stata di nuovo Oleshky. Si legge nel comunicato che «nel corso della conversazione, il Santo Padre ha richiamato la grave situazione nella città di Oleshky, nella regione di Kherson, facendo riferimento alla richiesta di una tregua umanitaria già presentata al Presidente della Federazione Russa. Il Santo Padre ha auspicato che la collaborazione di entrambe le parti possa consentire l’arrivo di aiuti alimentari e sanitari e l’evacuazione volontaria e sicura della popolazione civile». E «ha infine ribadito l’impegno della Santa Sede a favore del dialogo e della pace». Leone XIV non demorde: il suo obiettivo dichiarato peraltro già all’inizio del suo pontificato è quello di farsi “missionario di pace”.

Per il Santo Padre l’urgenza è ora trovare soluzioni rapide per Oleshky, cittadina nella regione di Kherson, fiaccata dalla guerra. In questi mesi gli abitanti, circa 2000 persone, tra cui una cinquantina di bambini, secondo fonti di Kyiv, vivono senz’acqua, senza elettricità, senza medicine né ambulanze. Il ponte che la collega a Kherson, fatto saltare in aria nel novembre 2022, è stato distrutto. Le strade che conducono ai villaggi circostanti pare siano tutte minate. Non esiste, in altri termini, alcuna via di fuga. Le autorità ucraine accusano le forze russe di bloccare passaggi umanitari, mentre Mosca punta il dito contro Kiev. Nella telefonata con Putin Leone XIV avrebbe domandato proprio «una tregua per consentire l’arrivo di aiuti alimentari e sanitari e l’evacuazione volontaria e sicura della popolazione civile».