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Ucraina, il vice di Zelensky lancia l’allarme: “Abbiamo i piani segreti russi per l’inverno”. Nel mirino luce, acqua e riscaldamento

L’Ucraina sostiene di essere entrata in possesso di due documenti russi dettagliati che descriverebbero la prossima campagna di attacchi contro il sistema energetico del Paese, fino a indicare quali infrastrutture colpire e quante armi sarebbero necessarie per distruggerle. Se le informazioni fossero confermate, non saremmo davanti a una generica previsione dell’intelligence, ma a qualcosa di molto più preciso: una pianificazione tecnica della guerra energetica che Mosca intenderebbe condurre durante il prossimo inverno.

A rivelarlo è stato Denys Shmyhal, primo vice primo ministro e ministro dell’Energia ucraino, in un’intervista all’emittente Inter TV ripresa da Kyiv Post e da Radio Free Europe/Radio Liberty. Secondo Shmyhal, Kiev avrebbe ottenuto due documenti “voluminosi”, compilati in maniera fredda e dettagliata, con tabelle nelle quali sarebbero indicati gli obiettivi e il numero dei diversi sistemi d’arma necessari per neutralizzarli.

La notizia è rilevante, ma richiede una precisazione fondamentale. I documenti non risultano pubblicati integralmente e non abbiamo quindi la possibilità di verificarne indipendentemente autenticità, provenienza e contenuto. Ciò che possiamo verificare è che un alto esponente del governo ucraino sostiene pubblicamente che queste informazioni siano nelle mani di Kiev. La precedente condotta russa contro il sistema energetico ucraino rende lo scenario plausibile, ma non costituisce da sola la prova dell’autenticità dei nuovi piani.

Due documenti con obiettivi e quantità di armi

La descrizione fornita da Shmyhal è impressionante soprattutto per il livello di dettaglio attribuito ai documenti. Non conterrebbero soltanto una lista di possibili bersagli, ma calcoli relativi alle armi necessarie per distruggere ciascuna infrastruttura. Missili balistici, droni convenzionali e nuovi droni a reazione verrebbero combinati in funzione delle caratteristiche e delle difese dell’obiettivo.

Nel mirino ci sarebbero centrali e impianti per la produzione di elettricità, reti di trasmissione e distribuzione, sistemi di riscaldamento, acquedotti, impianti fognari e altre infrastrutture critiche. Un elemento è particolarmente importante per l’Europa: secondo il ministro, i piani comprenderebbero anche gli interconnettori attraverso i quali l’Ucraina importa elettricità dai Paesi europei.

Se fosse così, l’obiettivo non sarebbe soltanto ridurre la capacità di produzione interna ucraina, ma ostacolare anche uno degli strumenti utilizzati da Kiev per compensare i danni provocati dagli attacchi precedenti.

Colpire l’energia per colpire la società

La guerra energetica non è una novità nel conflitto ucraino. La Russia ha ripetutamente colpito centrali, sottostazioni e reti elettriche, mentre Kiev ha attaccato raffinerie, depositi e altre infrastrutture energetiche russe. Ma nel caso ucraino la vulnerabilità assume una dimensione particolare durante l’inverno, quando l’elettricità non serve soltanto a illuminare case e fabbriche: serve a garantire riscaldamento, acqua, comunicazioni, trasporti e funzionamento dei servizi essenziali.

Un attacco a una sottostazione può quindi produrre conseguenze molto più ampie del danno fisico provocato dall’esplosione. Può interrompere la corrente a migliaia di abitazioni, fermare pompe dell’acqua, creare problemi alle reti di riscaldamento e costringere le autorità a razionare l’elettricità in altre zone.

È questo l’effetto moltiplicatore che rende le infrastrutture energetiche uno dei bersagli strategicamente più importanti della guerra.

L’ultimo inverno ha mostrato cosa significa

Non serve immaginare scenari teorici. L’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha documentato gli effetti degli attacchi russi alle infrastrutture energetiche ucraine tra dicembre 2025 e maggio 2026. Secondo l’ONU, gli attacchi hanno danneggiato o distrutto impianti di generazione, trasmissione e distribuzione dell’elettricità e provocato ripetute interruzioni delle forniture di energia, riscaldamento e acqua.

Milioni di persone sono state interessate dai blackout di emergenza e centinaia di migliaia sono rimaste senza riscaldamento e acqua calda per periodi prolungati, mentre in alcune zone le temperature scendevano sotto i -20 gradi.

È questo precedente a rendere particolarmente seria la nuova dichiarazione di Shmyhal. Non perché dimostri automaticamente che i documenti descritti siano autentici, ma perché la strategia che attribuiscono alla Russia è coerente con operazioni già osservate sul campo.

L’inverno come arma

La logica militare è brutale ma semplice: più diminuisce la temperatura, maggiore diventa l’effetto di un’interruzione energetica. Distruggere una centrale in primavera e distruggerla durante un’ondata di gelo non produce lo stesso risultato sulla popolazione.

Per questo l’inverno diventa esso stesso parte dell’arma.

Un blackout prolungato a gennaio può significare appartamenti senza riscaldamento, condutture a rischio congelamento, scuole chiuse, ospedali costretti a funzionare con generatori e interi quartieri nei quali diventa difficile garantire servizi elementari. Il danno non è soltanto economico. Aumenta la pressione psicologica sulla popolazione e costringe il governo a utilizzare risorse enormi per riparare continuamente ciò che viene distrutto.

Da anni Kiev accusa Mosca di utilizzare proprio questa strategia per cercare di logorare la capacità di resistenza della società ucraina. La Russia, dal canto suo, sostiene di colpire infrastrutture collegate allo sforzo militare ucraino.

Gli interconnettori europei diventano un bersaglio strategico

Uno degli elementi più significativi della nuova rivelazione riguarda i collegamenti elettrici con l’Europa. Dopo la sincronizzazione della rete ucraina con quella continentale, Kiev ha potuto utilizzare le importazioni europee per compensare parte della capacità produttiva perduta.

Questo significa che l’elettricità europea è diventata indirettamente una componente della resilienza ucraina.

Se i piani descritti da Shmyhal comprendessero davvero gli interconnettori, Mosca starebbe cercando di colpire non soltanto la produzione ma anche la possibilità di sostituirla dall’esterno. Sarebbe una logica simile a quella osservata in altri settori della guerra: non basta distruggere una capacità, bisogna rendere più difficile anche rimpiazzarla.

Naturalmente colpire un’infrastruttura situata in territorio ucraino è cosa completamente diversa dal colpire una struttura sul territorio di un Paese dell’Unione europea o della NATO. Le dichiarazioni disponibili non indicano attacchi previsti oltre il confine ucraino.

Missili balistici e nuovi droni nello stesso attacco

C’è poi un elemento che collega questa notizia direttamente all’evoluzione della guerra aerea che abbiamo analizzato nei giorni scorsi su La Voce Nuova. Shmyhal sostiene che nei documenti compaiano missili balistici, droni tradizionali e droni a reazione.

È precisamente la combinazione che rende più difficile la difesa.

Un attacco composto da sistemi differenti costringe i radar e le batterie antiaeree a distinguere rapidamente minacce con velocità, quote e traiettorie diverse. Gli intercettori più costosi devono essere conservati per i missili più pericolosi, mentre droni più economici possono essere utilizzati in quantità molto maggiori per saturare le difese.

I nuovi Geran a reazione complicano ulteriormente questo equilibrio perché volano più velocemente e a quote superiori rispetto alle versioni precedenti, riducendo il tempo disponibile per reagire.

La Russia potrebbe cercare la saturazione

Se le tabelle descritte dal ministro ucraino indicano realmente quante armi servono per distruggere ciascun obiettivo, il particolare è militarmente molto interessante. Suggerirebbe un calcolo basato non soltanto sulla potenza dell’esplosivo, ma anche sulla capacità della difesa ucraina di intercettare una parte degli attaccanti.

Per distruggere un obiettivo protetto non basta infatti lanciare un missile o un drone. Bisogna calcolare quanti potrebbero essere abbattuti e quanti devono riuscire a passare perché la probabilità di successo diventi sufficientemente elevata.

È la matematica della saturazione.

Se una difesa riesce a intercettare una quota elevata degli attaccanti, l’aggressore può provare ad aumentare il numero dei vettori fino a superarne la capacità. La quantità diventa così parte integrante della tecnologia dell’attacco.

Kiev sostiene di conoscere in anticipo il piano

Se autentici e sufficientemente aggiornati, i documenti darebbero però all’Ucraina un vantaggio importante: sapere in anticipo quali infrastrutture Mosca considera prioritarie.

Questo permetterebbe di concentrare sistemi antiaerei, guerra elettronica, strutture fisiche di protezione e squadre di riparazione nei punti ritenuti più vulnerabili. Potrebbe inoltre consentire di accumulare trasformatori, generatori e altri componenti vicino alle zone nelle quali si prevede che saranno necessari.

Naturalmente esiste un limite evidente: sapere quale bersaglio potrebbe essere colpito non significa necessariamente essere in grado di proteggerlo.

L’Ucraina dispone di un numero limitato di sistemi di difesa aerea e deve contemporaneamente proteggere città, infrastrutture militari, industria, logistica e rete energetica. Anche un’intelligence perfetta non elimina quindi il problema delle risorse.

Oltre 200 strutture protettive

Kiev sostiene di essersi preparata molto più intensamente rispetto agli inverni precedenti. Secondo Shmyhal, sono state costruite più di 200 strutture protettive attorno a infrastrutture considerate obiettivi prioritari.

Non si tratta di rendere una centrale o una sottostazione completamente invulnerabile. L’obiettivo è ridurre il danno provocato da esplosioni e frammenti, separare fisicamente componenti critiche e rendere più difficile che un singolo attacco possa mettere fuori servizio l’intera infrastruttura.

Questa forma di protezione passiva è diventata sempre più importante perché non esistono abbastanza sistemi antiaerei per difendere ogni struttura del Paese. Se non è possibile abbattere ogni drone, bisogna almeno fare in modo che un drone che passa produca meno danni.

L’altra difesa sono i pezzi di ricambio

La resilienza energetica non dipende soltanto da bunker e missili. Dipende anche dalla velocità con cui un trasformatore distrutto può essere sostituito.

L’Ucraina e i suoi partner stanno quindi accumulando apparecchiature e componenti destinati alle riparazioni di emergenza. Secondo Shmyhal, più di 40 Paesi partecipano all’iniziativa definita “Energy Ramstein”, mentre negli ultimi tre anni il Fondo di sostegno energetico per l’Ucraina avrebbe raccolto oltre 2,1 miliardi di dollari.

Solo quest’anno i partner avrebbero fornito 545 milioni di dollari, con altri 305 milioni di euro già impegnati. Dall’avvio del fondo sarebbero inoltre state consegnate all’Ucraina oltre 33mila tonnellate di apparecchiature energetiche critiche.

È un aspetto meno visibile dei Patriot o dei missili, ma può essere altrettanto importante per superare l’inverno.

Riparare più velocemente di quanto la Russia riesca a distruggere

La guerra energetica produce infatti una competizione particolare. Mosca cerca di distruggere capacità più rapidamente di quanto Kiev riesca a ripristinarla. L’Ucraina cerca di fare esattamente il contrario: riparare, sostituire e decentralizzare più velocemente di quanto la Russia riesca a colpire.

Non è molto diverso dalla corsa tecnologica dei droni. Anche qui non esiste una soluzione definitiva. Un’infrastruttura viene protetta, l’attaccante modifica il metodo. Un componente viene duplicato, si cerca un nuovo punto debole. Una rete viene decentralizzata, gli attacchi vengono distribuiti su un numero maggiore di bersagli.

È una guerra di adattamento continuo nella quale l’energia è diventata un vero fronte.

Il ruolo dell’Europa diventa ancora più importante

La possibilità che vengano presi di mira gli interconnettori rende evidente quanto la sicurezza energetica ucraina sia ormai collegata a quella europea. L’UE non fornisce soltanto denaro e attrezzature: la sua rete elettrica rappresenta una riserva dalla quale l’Ucraina può importare energia quando la propria capacità viene danneggiata.

Questo non significa che l’Europa possa sostituire integralmente il sistema energetico ucraino. Le capacità di interconnessione hanno limiti fisici e anche le reti interne devono rimanere operative per distribuire l’elettricità importata.

Ma ogni megawatt disponibile dall’Europa riduce l’efficacia della strategia russa di isolamento energetico.

Ed è probabilmente per questo che, secondo Shmyhal, quei collegamenti sarebbero inclusi nei piani ottenuti dall’intelligence.

Zelensky chiede soprattutto difesa antibalistica

La rivelazione arriva mentre Volodymyr Zelensky sta chiedendo agli alleati un nuovo pacchetto di difesa aerea per affrontare l’inverno. Una delle priorità resta la capacità di intercettare missili balistici, contro i quali l’Ucraina dispone di un numero molto più limitato di sistemi efficaci.

I Patriot rimangono quindi una delle richieste principali rivolte agli Stati Uniti e agli altri partner. Parallelamente Kiev chiede intercettori, radar e sistemi capaci di affrontare i droni senza utilizzare ogni volta munizioni estremamente costose.

Il problema è economico oltre che militare. Un inverno composto da ondate continue di missili e migliaia di droni può consumare intercettori a una velocità enorme, obbligando l’Occidente non soltanto a cedere scorte esistenti ma ad aumentare la produzione.

La vera domanda è quanto può reggere la difesa

Sapere che un attacco potrebbe arrivare non significa poterlo fermare. Se i piani russi descritti da Shmyhal fossero autentici, Mosca conoscerebbe naturalmente anche molte delle capacità difensive ucraine e potrebbe progettare gli attacchi tenendo conto delle probabilità di intercettazione.

Da qui nasce la questione decisiva dell’inverno: chi riuscirà a sostenere più a lungo il ritmo della guerra aerea?

La Russia sta aumentando la produzione di droni e dispone di una significativa capacità missilistica. L’Ucraina riceve sistemi occidentali, sviluppa intercettori nazionali e costruisce protezioni fisiche, ma deve difendere un territorio enorme.

La partita non si gioca quindi sulla possibilità di impedire qualsiasi danno. È quasi impossibile. Si gioca sulla capacità di impedire che il danno diventi sistemico.

Mosca dovrebbe distruggere una rete, non una centrale

Questo punto è importante per comprendere perché l’Ucraina abbia ancora margini di resilienza. Un sistema elettrico nazionale non è un singolo impianto. È una rete composta da centrali, sottostazioni, linee di trasmissione, collegamenti internazionali e sistemi di distribuzione.

Distruggere una centrale può ridurre la produzione. Colpire una sottostazione può interrompere temporaneamente il flusso in un’area. Ma far collassare stabilmente un’intera rete richiede attacchi ripetuti contro molti punti differenti, soprattutto quando il difensore dispone di capacità di riparazione e collegamenti con sistemi esterni.

È uno dei motivi per cui la campagna energetica russa è diventata così persistente. Non basta colpire una volta. Bisogna tornare sugli stessi nodi dopo che vengono riparati e individuare continuamente nuove vulnerabilità.

L’obiettivo può essere rendere la vita normale impossibile

La distruzione materiale, tuttavia, è soltanto una parte della strategia. Un inverno trascorso tra blackout programmati, interruzioni improvvise, problemi al riscaldamento e servizi pubblici intermittenti può produrre un effetto psicologico molto più ampio del danno fisico alle infrastrutture.

Dopo anni di guerra, la resilienza della popolazione diventa essa stessa una risorsa strategica.

Mosca può puntare a eroderla. Kiev deve dimostrare ai propri cittadini che lo Stato continua a funzionare nonostante gli attacchi.

È anche per questo che generatori, centri di riscaldamento, sistemi di emergenza e comunicazione pubblica sono diventati parte della difesa ucraina. Non impediscono ai missili di arrivare, ma possono impedire che un attacco riuscito produca conseguenze incontrollabili sulla popolazione. La resilienza, in questa fase della guerra, consiste proprio nel ridurre la distanza tra il momento in cui un servizio viene interrotto e quello in cui può essere ripristinato.

La battaglia dell’inverno si combatterà quindi contemporaneamente nei cieli e a terra: tra missili e intercettori, ma anche tra squadre russe che individuano i bersagli e tecnici ucraini che cercano di proteggerli, tra la capacità di distruzione di Mosca e quella di riparazione di Kiev.

L’intelligence può cambiare questa partita

È qui che i due documenti descritti da Shmyhal potrebbero assumere un’importanza straordinaria. Se contengono davvero informazioni aggiornate sugli obiettivi prioritari, sui vettori previsti e sulle quantità di armi necessarie per ciascun attacco, l’Ucraina potrebbe utilizzarli non soltanto per rafforzare le difese, ma per anticipare la logica con la quale Mosca intende condurre la campagna invernale.

Sapere che una determinata infrastruttura è considerata prioritaria può giustificare il trasferimento di una batteria antiaerea. Conoscere la quantità di droni o missili prevista per un bersaglio può aiutare a stimare il livello di saturazione atteso. Sapere quali componenti della rete vengono considerate più vulnerabili può consentire di accumulare ricambi nelle vicinanze o realizzare protezioni aggiuntive.

Naturalmente tutto dipende da quanto siano recenti e affidabili le informazioni. Un piano militare può essere modificato proprio perché l’avversario ne è entrato in possesso. Se Mosca sapesse che Kiev conosce i documenti, potrebbe cambiare obiettivi, tempi e modalità degli attacchi. Il vantaggio dell’intelligence, quindi, può diminuire rapidamente una volta che la sua esistenza diventa pubblica.

Perché rivelare di avere i piani?

La decisione di Shmyhal di parlare pubblicamente dei documenti solleva infatti una domanda interessante. Se l’Ucraina possiede davvero informazioni così dettagliate, perché comunicarlo?

Una possibile spiegazione è che le informazioni considerate più sensibili siano già state utilizzate e che la parte resa pubblica non comprometta le contromisure. Un’altra è che Kiev voglia aumentare la pressione sugli alleati occidentali, mostrando che la minaccia all’infrastruttura energetica non è ipotetica e rafforzando così la richiesta di nuovi Patriot, intercettori e finanziamenti.

Esiste infine una funzione interna. Dire agli ucraini che il governo conosce i possibili piani russi e si sta preparando può contribuire a rassicurare una popolazione che ha già attraversato diversi inverni di guerra.

Sono interpretazioni plausibili, non spiegazioni confermate. Senza conoscere il contenuto completo dei documenti e le valutazioni dell’intelligence ucraina sarebbe scorretto andare oltre.

Resta il problema della verifica indipendente

È proprio questo il punto sul quale occorre mantenere maggiore cautela. Non risultano al momento disponibili pubblicamente copie complete dei due documenti descritte dal ministro e non possiamo quindi verificare autonomamente che si tratti effettivamente di piani militari russi autentici.

Kyiv Post ha riportato le dichiarazioni di Shmyhal e Radio Free Europe/Radio Liberty ha riferito a sua volta della sua ricostruzione. Abbiamo quindi più riscontri sull’esistenza delle dichiarazioni del ministro, ma non una verifica indipendente del materiale sul quale quelle dichiarazioni si basano.

La distinzione è fondamentale: possiamo affermare con certezza che il governo ucraino sostiene di avere ottenuto i piani. Non possiamo affermare con lo stesso grado di certezza che quei piani siano autentici e che Mosca li eseguirà esattamente come descritto.

Ma la strategia descritta non nasce oggi

Questa cautela non significa che lo scenario sia improbabile. La campagna russa contro le infrastrutture energetiche ucraine è ampiamente documentata e si ripete ormai da anni. Le Nazioni Unite hanno registrato gli effetti degli attacchi sulla popolazione civile e Kiev si prepara da mesi alla possibilità che la pressione aumenti nuovamente con l’arrivo dell’inverno.

Anche le recenti richieste di Zelensky agli alleati vanno lette in questo contesto. L’Ucraina chiede più capacità antibalistica, nuovi intercettori e un pacchetto specificamente pensato per proteggere il sistema energetico durante i mesi freddi.

I documenti descritti da Shmyhal, se autentici, non rivelerebbero quindi l’esistenza di una strategia completamente nuova. Rivelerebbero qualcosa di diverso e forse più importante: il livello di dettaglio con il quale quella strategia sarebbe stata pianificata.

Il particolare più inquietante sono le tabelle

È probabilmente questo l’elemento che colpisce maggiormente nel racconto del ministro. Non una generica indicazione del tipo “colpire le centrali”, ma tabelle che assocerebbero infrastrutture precise alla quantità di armi necessarie per distruggerle.

Se la descrizione è accurata, mostra quanto la guerra energetica sia diventata un processo industriale e quantitativo. Il bersaglio viene studiato, se ne analizzano le difese, si calcola la probabilità di intercettazione e si stabilisce quanti vettori siano necessari per ottenere l’effetto desiderato.

È la stessa trasformazione che osserviamo nella guerra dei droni. Non si tratta più soltanto di possedere l’arma più sofisticata. Conta la capacità di produrne abbastanza da superare le difese e continuare a farlo per mesi.

In questa logica una centrale elettrica diventa quasi un problema matematico: quante armi occorrono perché un numero sufficiente riesca a raggiungerla?

Anche l’Europa entra indirettamente nel calcolo

L’inclusione degli interconnettori aggiunge un’altra dimensione. L’Ucraina non è più un sistema energetico isolato: è collegata alla rete europea e può utilizzare quelle connessioni per compensare parte delle perdite.

Per Mosca, quindi, la capacità europea di sostenere Kiev può diventare una variabile da inserire nel calcolo strategico. Più elettricità l’Ucraina riesce a importare, minore è l’effetto di una centrale distrutta. Più velocemente arrivano trasformatori e ricambi dall’estero, minore è la durata del danno.

La guerra energetica assume così una dimensione internazionale anche quando gli attacchi restano fisicamente all’interno dell’Ucraina.

L’Europa non è soltanto il finanziatore della ricostruzione. È diventata parte della capacità ucraina di assorbire gli attacchi.

Mosca e Kiev combattono due guerre energetiche

C’è inoltre un elemento che non va omesso. Anche l’Ucraina conduce una propria campagna contro il sistema energetico russo, soprattutto contro raffinerie, depositi petroliferi e infrastrutture collegate alla produzione e alla logistica militare.

Le due campagne non sono identiche per obiettivi, scala e conseguenze sulla popolazione civile, ma fanno parte della stessa evoluzione del conflitto: l’energia è diventata uno dei campi di battaglia principali della guerra.

Kiev cerca di ridurre le entrate petrolifere russe, disturbare le forniture di carburante e aumentare il costo economico dell’invasione. Mosca cerca di compromettere la capacità dell’Ucraina di mantenere in funzione il sistema elettrico e i servizi essenziali.

Questo rende ancora meno probabile che l’inverno possa trascorrere senza una nuova intensificazione degli attacchi sulle infrastrutture.

Shmyhal: sarà difficile, ma non peggio dello scorso inverno

Nonostante l’allarme, il ministro ucraino ha cercato di evitare una lettura catastrofica. Secondo Shmyhal, il prossimo inverno sarà difficile, ma sulla base dei calcoli del governo non dovrebbe essere più duro di quello precedente.

È una previsione che dipende da molte variabili: intensità degli attacchi russi, quantità di intercettori disponibili, temperature, capacità di importazione dall’Europa, velocità delle riparazioni e quantità di attrezzature accumulate.

Ma mostra anche il cambiamento dell’approccio ucraino. Dopo anni di attacchi, Kiev non può più pensare di impedire ogni interruzione. Deve progettare un sistema capace di continuare a funzionare anche quando una parte viene distrutta.

La parola chiave non è invulnerabilità. È resilienza.

Il prossimo inverno può diventare una battaglia decisiva

La guerra in Ucraina continua a essere combattuta nelle trincee e lungo centinaia di chilometri di fronte, ma il prossimo inverno potrebbe rendere ancora più evidente quanto il conflitto si sia spostato anche lontano dal campo di battaglia.

Una sottostazione elettrica, un trasformatore, un collegamento con l’Europa o una centrale di riscaldamento possono diventare obiettivi strategici quanto una posizione militare.

Per Mosca, colpire queste infrastrutture significa aumentare il costo della guerra per l’intera società ucraina. Per Kiev, proteggerle significa dimostrare che anche una campagna sistematica contro l’energia non è sufficiente a spezzare la capacità del Paese di funzionare.

Ed è qui che i presunti documenti russi assumono il loro significato più importante.

Se sono autentici, l’Ucraina potrebbe conoscere in anticipo almeno una parte della prossima mossa dell’avversario.

Ma conoscere il piano non significa averlo già sconfitto.

Kiev conosce forse i bersagli. Ora deve riuscire a salvarli

È questa la differenza tra intelligence e difesa. Sapere che un’infrastruttura è nel mirino permette di prepararsi, ma alla fine bisogna comunque avere abbastanza intercettori per proteggere il cielo, abbastanza cemento per limitare i danni, abbastanza ricambi per sostituire ciò che viene distrutto e abbastanza tecnici per rimettere rapidamente in funzione la rete.

La Russia, contemporaneamente, dispone di una produzione crescente di droni e continua a modificare i propri sistemi per superare le contromisure ucraine.

La battaglia dell’inverno sarà quindi anche una gara tra due capacità industriali: quella russa di produrre e lanciare armi e quella ucraina, sostenuta dall’Occidente, di intercettarle, assorbirne gli effetti e riparare i danni.

Per questo la rivelazione di Shmyhal fa discutere, ma non cambia il punto fondamentale.

Il prossimo inverno era già destinato a essere uno dei fronti più importanti della guerra.

Se Kiev possiede davvero le tabelle russe con bersagli e quantità di missili necessari per distruggerli, parte almeno con un’informazione in più.

Ora deve trasformarla in tempo guadagnato.

E nella guerra energetica, qualche ora guadagnata prima di un attacco può significare giorni in meno senza luce, acqua e riscaldamento dopo che quell’attacco è arrivato.

Fonti

  • Kyiv Post – Energy Minister Says Ukraine Obtained Detailed Russian Plans for Winter Strikes, 25 settembre 2026. Ricostruzione delle dichiarazioni del primo vice primo ministro e ministro dell’Energia Denys Shmyhal.
  • Radio Free Europe/Radio Liberty – Radio Svoboda – Resoconto delle dichiarazioni di Shmyhal sui due documenti che, secondo il governo ucraino, descriverebbero gli obiettivi e le armi previste per la campagna invernale russa.
  • Denys Shmyhal / governo ucraino – Informazioni sulle oltre 200 strutture protettive realizzate attorno a infrastrutture prioritarie, sull’iniziativa Energy Ramstein e sulle attrezzature energetiche accumulate per le riparazioni.
  • Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) – Documentazione sugli effetti degli attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine tra dicembre 2025 e maggio 2026 e sulle conseguenze per elettricità, riscaldamento e acqua.
  • Presidenza dell’Ucraina – Dichiarazioni di Volodymyr Zelensky sulla necessità di rafforzare la difesa aerea e la protezione delle infrastrutture energetiche in vista dell’inverno.
  • ENTSO-E e istituzioni europee – Documentazione sull’integrazione della rete elettrica ucraina con quella europea e sulle capacità di importazione di elettricità dall’UE.