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Trump firma l’ordine sui vaccini dei bambini e rilancia i dubbi sull’autismo

Trump Ordine Vaccini

Donald Trump cambia la strategia federale americana sulle vaccinazioni pediatriche e torna contemporaneamente a evocare un possibile rapporto tra vaccini e autismo, una correlazione che le evidenze scientifiche disponibili non hanno dimostrato. Il presidente degli Stati Uniti ha firmato nello Studio Ovale un ordine esecutivo che ridisegna le raccomandazioni per l’immunizzazione dei bambini, intervenendo sul numero di vaccini raccomandati universalmente, sulla possibilità di somministrare più preparati nella stessa visita e sul vaccino combinato contro morbillo, parotite e rosolia.

Il provvedimento, intitolato “Gold Standard Childhood Vaccine Recommendations”, porta l’impronta del ministro della Salute Robert F. Kennedy Jr., da anni fortemente critico nei confronti delle politiche vaccinali statunitensi. Durante la firma Trump ha nuovamente richiamato l’aumento delle diagnosi di autismo tra i bambini americani. “Ogni anno abbiamo sempre più casi di autismo nei bambini. Non sappiamo ancora perché”, ha affermato, presentando le nuove indicazioni come raccomandazioni che considera positive.

Il punto richiede però una distinzione fondamentale. L’aumento della prevalenza diagnosticata dei disturbi dello spettro autistico è oggetto di ricerca, ma non costituisce una prova di un rapporto con le vaccinazioni. Numerosi studi epidemiologici condotti negli anni su popolazioni molto ampie non hanno individuato un nesso causale tra vaccini e autismo.

Come cambia il calendario vaccinale americano

L’ordine interviene in maniera sostanziale sull’impostazione seguita finora dalle autorità sanitarie federali. Il nuovo modello prevede infatti la suddivisione delle vaccinazioni pediatriche in tre differenti categorie, distinguendo quelle raccomandate universalmente da quelle destinate prevalentemente ai bambini appartenenti a gruppi considerati a maggiore rischio e da quelle per le quali la scelta dovrebbe essere effettuata attraverso un confronto tra medico e famiglia.

Un altro cambiamento riguarda il numero di vaccini somministrati contemporaneamente. Il provvedimento punta a superare, per quanto possibile, la pratica di effettuare diverse vaccinazioni durante uno stesso appuntamento. Le nuove indicazioni chiedono che, “nella misura massima possibile”, le somministrazioni vengano distribuite in visite differenti.

Si tratta di una modifica importante anche dal punto di vista organizzativo. Il calendario tradizionale consente infatti di concentrare diverse immunizzazioni in un numero limitato di appuntamenti, mentre separarle significa aumentare il numero delle visite necessarie per completare il ciclo vaccinale di un bambino.

Il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia

Uno dei punti più significativi riguarda il vaccino Mmr, equivalente al vaccino Mpr utilizzato in Italia, che protegge contemporaneamente da morbillo, parotite e rosolia. L’amministrazione Trump punta alla somministrazione separata delle tre componenti quando i singoli vaccini saranno disponibili sul mercato statunitense.

La decisione non deriva dalla dimostrazione di un problema di sicurezza del vaccino combinato. Il trivalente contro morbillo, parotite e rosolia viene utilizzato da decenni e la sua sicurezza è stata oggetto di numerosi studi.

Una delle principali obiezioni degli esperti alla separazione riguarda invece i tempi dell’immunizzazione: moltiplicare gli appuntamenti potrebbe allungare il periodo durante il quale un bambino rimane privo di una protezione completa, oltre ad aumentare la possibilità che alcune famiglie non completino tutte le somministrazioni previste.

La questione è particolarmente delicata per il morbillo, una malattia estremamente contagiosa che può provocare complicazioni importanti e che negli Stati Uniti, come in altre parti del mondo, è tornata periodicamente a causare focolai.

I vaccini che continueranno a essere raccomandati a tutti i bambini

L’ordine non cancella il sistema delle vaccinazioni pediatriche. Rimane infatti un gruppo di immunizzazioni considerate necessarie per tutti i bambini, comprendente la protezione contro undici malattie.

Tra queste figurano morbillo, parotite, rosolia, difterite, tetano, pertosse, poliomielite e varicella. Per queste patologie continuerà dunque a esistere una raccomandazione federale generalizzata, anche se potranno cambiare modalità e tempistiche delle somministrazioni.

Diverso il trattamento previsto per altre vaccinazioni. Quelle contro epatite A, epatite B, meningococco e malattia provocata dal virus respiratorio sinciziale (Rsv) verrebbero maggiormente indirizzate verso le categorie considerate a rischio oppure sottoposte a una valutazione individuale.

Un’impostazione analoga riguarderebbe influenza e Covid-19, per le quali assumerebbe maggiore importanza la cosiddetta decisione condivisa tra il medico e i genitori sulla base delle caratteristiche e dei fattori di rischio del singolo bambino.

Trump torna a parlare dell’aumento dei casi di autismo

È soprattutto il riferimento di Trump all’autismo ad aver riacceso il confronto con la comunità scientifica. Il presidente ha collegato politicamente la revisione delle raccomandazioni alla necessità di comprendere perché negli Stati Uniti venga diagnosticato un numero crescente di bambini con disturbi dello spettro autistico.

L’aumento delle diagnosi è reale, ma le ragioni possono comprendere diversi fattori, tra i quali l’ampliamento dei criteri diagnostici, una maggiore consapevolezza del disturbo, il miglioramento delle capacità di individuazione e l’accesso più diffuso ai servizi diagnostici. La ricerca continua inoltre a studiare il ruolo di fattori genetici e ambientali.

Quello che le grandi ricerche epidemiologiche non hanno invece dimostrato è un rapporto di causa-effetto tra le normali vaccinazioni pediatriche e l’autismo.

Da dove nasce la teoria sui vaccini e l’autismo

La controversia ha origini ormai lontane. Alla fine degli anni Novanta uno studio pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet suggerì un possibile collegamento tra il vaccino Mmr e alcuni disturbi dello sviluppo. Quel lavoro ebbe un’enorme risonanza internazionale e contribuì alla diffusione della paura nei confronti delle vaccinazioni.

Negli anni successivi emersero però gravi problemi metodologici e irregolarità. L’articolo venne infine ritirato dalla rivista e il suo principale autore, Andrew Wakefield, fu radiato dall’ordine dei medici britannico.

Da allora la questione è stata analizzata attraverso studi molto più ampi, condotti su centinaia di migliaia e, complessivamente, milioni di bambini. Non è emersa una relazione causale tra il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia e l’autismo, né le evidenze disponibili hanno dimostrato che la somministrazione di più vaccini provochi il disturbo.

Per questo la posizione espressa da Trump non coincide con il consenso scientifico attuale: indagare sulle cause dell’autismo è un obiettivo della ricerca medica, ma ciò non significa che i vaccini rappresentino una causa accertata o probabile.

Il ruolo decisivo di Robert F. Kennedy Jr.

Dietro il cambio di impostazione c’è soprattutto Robert F. Kennedy Jr., al quale Trump ha affidato la guida della politica sanitaria federale. Kennedy ha costruito negli anni una parte importante della propria notorietà pubblica proprio attraverso una posizione fortemente critica nei confronti di diversi aspetti del sistema vaccinale.

Trump aveva già chiesto al ministro di accelerare sia la revisione del calendario pediatrico sia gli approfondimenti sulle cause dell’autismo. Il nuovo ordine porta quindi sul piano delle politiche federali una battaglia che Kennedy conduce da molto tempo.

La nuova impostazione apre inevitabilmente uno scontro con una parte consistente della comunità medica americana, che teme soprattutto un calo della copertura vaccinale infantile e un conseguente aumento della circolazione di malattie prevenibili.

L’ultima parola sulle vaccinazioni scolastiche spetta agli Stati

L’ordine della Casa Bianca non significa però che le nuove indicazioni diventino automaticamente obbligatorie in tutti gli Stati Uniti. Il sistema americano attribuisce infatti ai singoli Stati la competenza sui requisiti vaccinali richiesti per frequentare le scuole.

L’amministrazione federale può modificare le proprie raccomandazioni e sollecitare una revisione delle norme locali, ma non può semplicemente sostituire con un ordine presidenziale tutte le legislazioni statali.

Alcuni Stati hanno già scelto negli ultimi mesi di prendere le distanze dalle nuove politiche sanitarie federali, annunciando l’intenzione di utilizzare come riferimento anche le indicazioni dell’American Academy of Pediatrics e di altre organizzazioni mediche indipendenti.

Si potrebbe quindi creare una situazione molto diversa rispetto al passato, con calendari e raccomandazioni non perfettamente uniformi tra governo federale, società scientifiche e singoli Stati.

Una svolta destinata ad aprire un nuovo scontro negli Stati Uniti

Il nuovo ordine rappresenta dunque molto più di una modifica tecnica del calendario vaccinale. Tocca contemporaneamente sanità pubblica, autonomia degli Stati, rapporto tra governo e comunità scientifica e uno dei temi più controversi della discussione americana degli ultimi decenni.

La Casa Bianca presenta la riforma come un modo per rendere le vaccinazioni pediatriche più selettive e personalizzate. Una parte rilevante della comunità medica teme invece che separare le somministrazioni, ridurre le raccomandazioni universali e riaprire pubblicamente il dibattito sul presunto rapporto con l’autismo possa aumentare la diffidenza dei genitori verso i vaccini.

Ed è proprio su questo punto che si giocherà adesso la partita. Trump e Kennedy hanno trasformato una discussione che per anni era rimasta soprattutto ai margini della politica sanitaria ufficiale in una questione direttamente affrontata dalla Casa Bianca. Le evidenze scientifiche disponibili, tuttavia, continuano a non dimostrare che i vaccini pediatrici causino l’autismo.