Il presidente americano congela le principali misure del Graham Act prima della loro entrata in vigore. Fermati nuovi dazi e restrizioni contro Mosca e i suoi partner commerciali. Le sanzioni precedenti restano in vigore, ma la deroga non ha una scadenza automatica. Il Cremlino esulta, Zelensky denuncia un incentivo a continuare la guerra.
Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che sospende l’applicazione delle principali nuove sanzioni e dei dazi contro la Russia previsti dal Graham Act, la legge che lui stesso aveva promulgato il 18 settembre. La decisione arriva alla vigilia dell’entrata in vigore di una parte centrale delle misure, prevista per il 18 ottobre, e dopo l’accordo con Vladimir Putin per aumentare le forniture di diesel russo.
La motivazione formale è l’interesse nazionale degli Stati Uniti. Il risultato politico è un alleggerimento della pressione che il Congresso aveva costruito per colpire le risorse economiche della guerra russa contro l’Ucraina. Il testo è stato pubblicato dalla Casa Bianca nella serata americana di venerdì 16 ottobre. L’ordine esecutivo della Casa Bianca.
Che cosa prevedeva il Graham Act
Il Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act of 2026 prende il nome dal senatore repubblicano scomparso a luglio, tra i sostenitori di una maggiore pressione economica sul Cremlino.
Il provvedimento interviene su diversi settori: funzionari e soggetti collegati al governo russo, istituzioni finanziarie, investimenti, trasferimenti di denaro, debito sovrano ed energia. Comprende inoltre strumenti rivolti contro le reti che permettono alla Russia di continuare a commerciare e aggirare le restrizioni.
L’obiettivo è aumentare il costo della prosecuzione della guerra, rendendo più difficili sia l’accesso ai capitali sia le attività che sostengono le entrate di Mosca.
La stessa legge contiene però una possibilità di deroga molto ampia. La sezione 115 permette al presidente di sospendere sanzioni, restrizioni e dazi, presentando al Congresso una certificazione scritta dell’interesse nazionale e un rapporto che ne spieghi le ragioni. È la facoltà utilizzata da Trump. Il testo della legge pubblicato dal Government Publishing Office.
I dazi fermati: merci russe e Paesi che comprano energia da Mosca
La componente commerciale è particolarmente pesante. L’ordine richiama un aumento dei dazi del 500% sulle merci provenienti dalla Russia e del 100% sulle merci dei cinque maggiori Paesi importatori di greggio e gas russi, alle condizioni previste dalla normativa. Un’ulteriore disposizione riguarda i principali facilitatori dell’elusione delle sanzioni petrolifere.
Sono misure concepite per esercitare pressione anche attraverso i partner commerciali di Mosca: acquistare energia russa potrebbe esporre un Paese a un forte aggravio sui prodotti venduti negli Stati Uniti.
Trump ne ferma l’applicazione attraverso le deroghe. Rimane invece previsto il monitoraggio americano degli acquisti di energia russa e delle attività di elusione.
La deroga non contiene una data di scadenza automatica: resta operativa finché il presidente o il segretario di Stato, attraverso le consultazioni indicate, non decidano diversamente. Anche questo elemento distingue la decisione da un semplice rinvio di pochi giorni. Le disposizioni sui dazi e sulle deroghe.
Le sanzioni precedenti non vengono cancellate
La distinzione è essenziale per capire la portata della notizia: Washington non ha eliminato l’intero sistema di sanzioni contro la Russia.
L’ordine esecutivo preserva espressamente le misure preesistenti adottate attraverso gli ordini presidenziali richiamati nel testo. La sospensione riguarda il nuovo irrigidimento previsto dal Graham Act.
Il vantaggio per Mosca consiste dunque soprattutto nell’evitare un’ulteriore stretta. Per chi già opera sotto restrizioni, non significa automaticamente poter tornare a commerciare senza limiti; per gli operatori che avrebbero potuto essere raggiunti dalle nuove misure, significa invece evitare un nuovo ostacolo.
È anche per questo che parlare genericamente di “fine delle sanzioni” sarebbe scorretto. La decisione blocca un rafforzamento della pressione americana, con conseguenze politiche rilevanti, pur lasciando in piedi una parte importante delle restrizioni.
Il precedente del diesel: una licenza fino ad aprile 2027
La scelta si inserisce nell’apertura energetica annunciata da Trump nei confronti della Russia. Il presidente americano punta sulle forniture russe per contribuire a ridurre il prezzo del gasolio, un tema diventato politicamente sensibile prima delle elezioni di metà mandato del 3 novembre.
Al di là degli annunci, esiste un atto preciso: il 9 ottobre l’OFAC, l’ufficio del Tesoro americano che amministra le sanzioni, ha emesso la licenza generale numero 135.
Il documento autorizza le operazioni relative alla vendita, consegna, scarico e importazione di diesel di origine russa, comprese le importazioni negli Stati Uniti, altrimenti vietate dai due regolamenti sanzionatori indicati. L’autorizzazione arriva fino al 7 aprile 2027 e mantiene una specifica esclusione per gli addebiti sui conti americani della Banca centrale russa, del Fondo nazionale del benessere e del ministero delle Finanze russo. Il testo della licenza OFAC.
La licenza sul diesel e la deroga al Graham Act sono atti distinti, ma appartengono allo stesso contesto politico: l’amministrazione cerca spazio per la cooperazione energetica con Mosca mentre il Congresso chiede di limitarne le risorse.
Mosca esulta, Kiev vede un incentivo agli attacchi
Il consigliere economico del Cremlino Kirill Dmitriev ha definito la sospensione un momento “storico”. Secondo la sua valutazione, l’applicazione del pacchetto avrebbe potuto bloccare la cooperazione economica fra Russia e Stati Uniti.
La reazione ucraina è opposta. Volodymyr Zelensky sostiene che ridurre la pressione economica offra a Putin un incentivo a proseguire la guerra, proprio mentre Mosca colpisce la rete energetica ucraina alla vigilia dell’inverno.
Il presidente ucraino ha collegato il rischio di blackout nel suo Paese a quello che considera un arretramento americano sul fronte delle sanzioni. La sua contestazione riguarda soprattutto la sequenza delle decisioni: alleggerire la pressione senza avere ottenuto prima una riduzione verificabile dell’aggressione russa. La ricostruzione di Radio Free Europe/Radio Liberty.
Il confronto va quindi oltre il numero di tonnellate di carburante che potranno raggiungere il mercato. Per Washington conta il possibile sollievo sui prezzi; per Kiev il rischio è che quel sollievo si traduca in maggiori opportunità commerciali per il Paese che continua ad attaccarla.
Al Congresso una proposta per bloccare l’accordo energetico
La contestazione non arriva soltanto dall’Ucraina. Il 16 ottobre Gregory Meeks, esponente democratico di vertice della commissione Esteri della Camera, ha presentato una proposta bipartisan per fermare l’accordo americano sul diesel russo.
Il Prohibit Corrupt Russia Oil Deals Act punta a impedire investimenti della Development Finance Corporation nell’energia russa, annullare le licenze OFAC interessate e vietarne di nuove, imponendo inoltre sanzioni al settore energetico di Mosca.
Fra i sostenitori indicati nel comunicato figura anche il repubblicano Don Bacon. La presenza di entrambi gli schieramenti segnala che il dissenso attraversa il Congresso, anche se non permette di prevedere quale sarà l’esito dell’iniziativa.
Si tratta di una proposta di legge, non di un blocco già operativo. Per incidere sulle decisioni dell’amministrazione dovrà completare il percorso legislativo. Il comunicato della commissione Esteri della Camera.
Il gas russo continua a viaggiare
L’impatto potenziale delle sanzioni emerge anche dall’analisi dell’organizzazione tedesca Urgewald, riportata dal Kyiv Independent. L’ong ha identificato 134 navi coinvolte nel commercio di gas russo fra il 24 febbraio 2022 e il 15 ottobre 2026, per oltre 150 milioni di tonnellate di carico trasportato.
Nel periodo fra la firma del Graham Act, il 18 settembre, e il 15 ottobre, 42 navi avrebbero movimentato gas russo.
Sono dati sul trasporto di gas, in particolare Gnl: non vanno confusi con le quantità di diesel annunciate da Trump. Descrivono però una rete commerciale ancora attiva, sulla quale le restrizioni a navi, operatori e servizi possono esercitare pressione.
L’analisi sottolinea anche il ruolo di società occidentali nei trasporti. Il problema delle entrate energetiche russe riguarda l’intera filiera, dagli acquisti alle navi e ai servizi necessari per farle operare. L’inchiesta del Kyiv Independent sui dati Urgewald.
Per l’Europa le regole non cambiano, la difficoltà politica sì
La decisione americana non modifica automaticamente le sanzioni europee, che dipendono dagli atti dell’Unione. Il Consiglio Ue ha anzi continuato ad ampliare le proprie misure: il 12 ottobre ha aggiunto 1.569 individui ed entità collegati al complesso militare-industriale russo, seguiti il 15 ottobre da ulteriori designazioni contro reti di elusione. La cronologia ufficiale delle sanzioni europee.
Sul piano politico, tuttavia, la divergenza rende più difficile sostenere una pressione coordinata. È questa la conseguenza che emerge dal confronto fra le decisioni: Bruxelles amplia alcune restrizioni mentre Washington rinuncia ad applicare una nuova parte della propria stretta.
Per Italia ed Europa resta inoltre aperta la questione dei prezzi. L’autorizzazione a vendere più carburante non documenta, da sola, nuove consegne effettive né garantisce un ribasso immediato alla pompa. Occorrerà verificare disponibilità, tempi e quantità dei carichi.
Il punto da seguire è dunque duplice: quanto diesel aggiuntivo arriverà davvero sul mercato e quale contropartita Washington otterrà da Mosca. Per ora è documentata la decisione americana di fermare le nuove restrizioni; un corrispondente passo russo verso la fine della guerra non emerge dai provvedimenti esaminati.
Fonti
- Casa Bianca — Ordine esecutivo del 16 ottobre 2026 sull’attuazione del Graham Act.
- Government Publishing Office — Testo del Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act of 2026.
- Tesoro americano, OFAC — Licenza generale 135 sul diesel russo.
- Euronews — La sospensione delle nuove sanzioni e la reazione di Kirill Dmitriev.
- Radio Free Europe/Radio Liberty — Le deroghe, le critiche e la posizione di Zelensky.
- Commissione Esteri della Camera Usa, minoranza democratica — La proposta bipartisan contro l’accordo sul diesel.
- Kyiv Independent — L’analisi Urgewald sulle navi che trasportano gas russo.
- Consiglio dell’Unione europea — Cronologia delle sanzioni contro la Russia.
