Il presidente registra nuovi minimi nei sondaggi a due settimane dal voto per il Congresso. I repubblicani aumentano gli investimenti elettorali, ma faticano a recuperare terreno. Intanto il vicepresidente lega la sua possibile candidatura alle presidenziali anche alle esigenze della famiglia.
Donald Trump perde ulteriore consenso mentre si avvicinano le elezioni di metà mandato del 3 novembre. A due settimane dalle midterm, il gradimento del presidente statunitense scende al 33%, secondo un sondaggio realizzato da Washington Post, Abc News e Ipsos. Un dato che mette sotto pressione il Partito repubblicano, chiamato a difendere la sua maggioranza in Congresso, e contribuisce a spiegare la prudenza del vicepresidente JD Vance sulle proprie ambizioni per le presidenziali del 2028.
Intervistato da Cbs News, Vance ha ribadito che non prenderà una decisione definitiva sulla candidatura prima delle elezioni di novembre. «C’è, ovviamente, la possibilità che non mi candidi», ha dichiarato, introducendo un elemento personale nel ragionamento: la scelta dovrà tenere conto anche della moglie e dei quattro figli piccoli. Una valutazione familiare che, nelle sue parole, avrà un peso insieme agli sviluppi politici.
Trump ai minimi, cresce la sfiducia nell’economia
I numeri del sondaggio descrivono un quadro difficile per la Casa Bianca. Alla quota del 33% di giudizi positivi si contrappone un 66% di disapprovazione; il 52% degli intervistati si dice fortemente contrario all’operato del presidente. Il consenso è diminuito di quasi quattro punti rispetto alla rilevazione di luglio e di circa otto rispetto a quella dell’ottobre 2025.
A pesare sono soprattutto le preoccupazioni economiche, dall’inflazione al costo della vita e dei carburanti, insieme all’impopolarità della guerra in Iran. Un segnale particolarmente sfavorevole per i repubblicani arriva proprio dal terreno economico: per la prima volta in oltre dieci anni, secondo la rilevazione, gli elettori considerano i democratici più affidabili del Grand Old Party su questi temi.
Il calo di Trump arriva nonostante gli ingenti investimenti nella campagna elettorale. Secondo un’analisi di Cnbc basata sui dati di AdImpact, dal Labor Day di inizio settembre al 14 ottobre i gruppi repubblicani hanno speso oltre 740 milioni di dollari per le elezioni del Congresso. Di questa somma, almeno 220 milioni provengono da organizzazioni legate al presidente.
A sostenere il fronte repubblicano è intervenuto anche Elon Musk, fondatore di SpaceX e Tesla, con donazioni per 276 milioni di dollari a gruppi conservatori. I finanziamenti hanno contribuito anche al risultato record raggiunto in un singolo trimestre dal Senate Leadership Fund, il super Pac che sostiene i candidati repubblicani al Senato. Per ora, tuttavia, la disponibilità di risorse non sembra aver prodotto una svolta significativa nei sondaggi.
I repubblicani passano all’offensiva difensiva
Le medie delle rilevazioni raccolte da FiftyPlusOne indicano un vantaggio democratico in diversi Stati in cui la competizione per il Senato è particolarmente serrata, tra cui Alaska, Georgia, Iowa, Kansas, Maine, Michigan, Minnesota, New Hampshire, Carolina del Nord, Ohio e Texas.
Di fronte a questo scenario, i repubblicani stanno riorganizzando la distribuzione dei fondi: meno risorse per cercare di conquistare nuovi seggi e maggiori investimenti per difendere quelli che rischiano di essere persi. Anche Stati considerati a lungo sicuri, come Texas, Kansas e Nebraska, sono diventati più importanti nella strategia del partito. In alcune competizioni, invece, il fronte conservatore ha ridotto il proprio impegno, ritirando risorse dalla Carolina del Nord e da alcune sfide per la Camera dei rappresentanti. Parallelamente, i repubblicani continuano a puntare su temi capaci di mobilitare la propria base elettorale, dalla sicurezza delle frontiere alla partecipazione delle atlete transgender nelle competizioni sportive femminili, fino agli attacchi contro quello che definiscono il radicalismo socialista dei democratici.
La partita delle midterm resta quindi decisiva non soltanto per gli equilibri del Congresso, ma anche per misurare la tenuta politica di Trump a metà del suo mandato.

Vance prende tempo, AOC guarda al 2028
L’incertezza sul risultato di novembre contribuisce a rendere più cauta anche la strategia di JD Vance. Il vicepresidente è considerato uno dei possibili candidati repubblicani alla Casa Bianca nel 2028, ma ha scelto di non anticipare una decisione mentre il partito affronta una tornata elettorale complicata.
Sul fronte democratico, intanto, si muove Alexandria Ocasio-Cortez. La deputata progressista ha donato un milione di dollari alla campagna di Abdul El-Sayed, candidato democratico al Senato in Michigan, impegnato in una sfida combattuta contro l’ex deputato repubblicano Mike Rogers.
L’intervento di AOC ha alimentato le speculazioni sul suo futuro politico e sulle sue eventuali ambizioni presidenziali. La deputata ha spiegato di non voler arrivare al giorno successivo al voto con il rimpianto di non aver fatto abbastanza per contrastare le campagne contro El-Sayed. «Sto dando tutto ciò che posso in questa battaglia», ha affermato. La scelta potrebbe indicare la volontà di rafforzare il peso dell’ala progressista, compresi gli esponenti vicini ai Democratic Socialists of America, nella definizione della futura agenda democratica. Anche in questo caso, il risultato delle elezioni di novembre sarà un passaggio cruciale per capire quali correnti avranno maggiore influenza nel partito.
Con Trump in difficoltà nei sondaggi e i repubblicani impegnati a difendere il controllo del Congresso, le midterm si profilano dunque come un test per gli equilibri politici attuali e per le candidature che potrebbero emergere nella corsa alla Casa Bianca del 2028.
