La Colombia si è svegliata contando i morti e scavando tra le macerie dopo il violentissimo terremoto di magnitudo 7.4 che lunedì 10 agosto ha colpito l’ovest del Paese, con epicentro nell’area di San José del Palmar, nel dipartimento del Chocó. Il bilancio, ancora provvisorio e destinato a cambiare, è salito ad almeno 132 vittime e 570 feriti, mentre nella sola Cali risultano almeno 188 persone disperse. La portata del disastro ha spinto il governo colombiano a dichiarare una situazione di emergenza nazionale e ad attivare una vasta operazione di soccorso che coinvolge forze armate, protezione civile, vigili del fuoco e squadre specializzate nella ricerca tra le macerie.
Il sisma è stato registrato alle 7.34 del mattino, ora locale, ed è stato avvertito in una parte enorme della Colombia, da Bogotá a Cali, Medellín, Pereira, Manizales e Quibdó. Secondo il Servicio Geológico Colombiano, la magnitudo è stata fissata a 7.4, con epicentro a San José del Palmar. Le onde sismiche si sono propagate a grande distanza anche per la profondità dell’evento, facendo oscillare edifici e provocando evacuazioni preventive in numerose città.
Il bilancio continua ad aggravarsi
Le cifre diffuse nelle prime ore dopo il terremoto sono state superate rapidamente dai successivi aggiornamenti. Inizialmente il governo aveva parlato di 111 morti e 87 feriti, oltre a decine di infrastrutture gravemente danneggiate. Con il passare delle ore il bilancio delle vittime è salito a 132 e quello dei feriti a 570, secondo i dati raccolti dalle autorità locali e nazionali e rilanciati da Asocapitales.
Anche il numero dei dispersi è particolarmente preoccupante. A Cali vengono segnalate almeno 188 persone delle quali non si hanno ancora notizie, mentre le squadre di soccorso continuano a lavorare tra le strutture crollate. Nelle ore successive al sisma sono inoltre stati documentati salvataggi di persone rimaste intrappolate, tra cui una donna e un neonato estratti vivi dalle macerie.
Cali, 188 dispersi e ricerca senza sosta tra le macerie
Cali è una delle città che stanno affrontando le conseguenze più drammatiche. Già nelle ore immediatamente successive alla scossa le autorità avevano segnalato decine di strutture collassate e persone intrappolate, mentre nella notte il numero delle persone che risultano ancora disperse è salito a 188.
L’emergenza ha avuto ripercussioni anche sulla vita pubblica della città. L’amministrazione comunale ha deciso di rinviare il Festival de Música del Pacífico Petronio Álvarez, uno degli eventi culturali più importanti della regione, proprio per concentrare risorse e attenzione sulla gestione del terremoto.
Le squadre di soccorso stanno lavorando in condizioni estremamente difficili, con edifici lesionati e il rischio rappresentato dalle repliche. La priorità resta individuare le persone ancora intrappolate e verificare la stabilità degli edifici maggiormente danneggiati.
Pereira tra le città più colpite
Molto grave anche la situazione a Pereira, capoluogo del dipartimento di Risaralda. Secondo i primi bilanci locali riportati dalla stampa colombiana, almeno 18 persone sono morte nella città, tre delle quali nell’area dell’aeroporto Matecaña.
Pereira è stata indicata fin dalle prime ore come una delle aree maggiormente colpite dal terremoto. Il sisma ha provocato crolli, lesioni agli edifici e danni alle infrastrutture aeroportuali, rendendo necessario interrompere le normali operazioni e avviare controlli approfonditi prima di una possibile riapertura.
Il presidente colombiano ha indicato proprio Pereira tra le priorità della risposta nazionale, insieme a Cali, Quibdó e alle altre aree più vicine all’epicentro.
Quibdó e il Chocó, danni pesanti vicino all’epicentro
Nel Chocó, il dipartimento nel quale è stato localizzato l’epicentro, le conseguenze sono particolarmente gravi. A Quibdó e nelle altre località della regione sono stati segnalati crolli, edifici lesionati e persone ferite.
Il territorio presenta inoltre caratteristiche che complicano i soccorsi: vaste aree montuose e rurali, collegamenti difficili e comunità sparse rendono più lenta la verifica dell’effettiva entità dei danni. Proprio per questo il bilancio nazionale potrebbe subire ulteriori aggiornamenti quando i soccorritori riusciranno a raggiungere tutte le zone interessate.
San José del Palmar, il comune indicato come epicentro, è diventato uno dei principali punti di osservazione per gli esperti del Servicio Geológico Colombiano, che continuano a monitorare la sequenza sismica e le repliche.
Buenaventura isolata: dieci morti e 174 feriti
Tra le situazioni più critiche c’è anche quella di Buenaventura, grande porto colombiano sul Pacifico. Il bilancio locale parla di dieci morti, circa 174 feriti, almeno tre dispersi, quasi 400 famiglie colpite e 53 abitazioni distrutte.
La città è rimasta inoltre parzialmente isolata a causa di tre frane che hanno bloccato le principali vie di accesso, complicando l’arrivo dei soccorsi e degli aiuti. La municipalità ha dichiarato lo stato di calamità pubblica e mantiene operativo un posto di comando unificato per coordinare emergenza, assistenza alla popolazione e ripristino della viabilità.
La posizione di Buenaventura, stretta tra l’Oceano Pacifico e un territorio montuoso particolarmente instabile, rende ancora più delicata la gestione dell’emergenza dopo un terremoto di questa intensità.
Oltre 60 edifici collassati e migliaia di abitazioni danneggiate
Il quadro dei danni materiali è enorme. Un primo rapporto governativo parlava di 61 edifici collassati, 1.575 abitazioni danneggiate, 37 case completamente distrutte, 18 strutture sanitarie colpite, 52 scuole lesionate e 17 centri comunitari danneggiati. Anche 18 strade risultavano compromesse.
Queste cifre erano state diffuse quando il numero delle vittime era ancora fermo a 111, quindi rappresentano un quadro necessariamente parziale. Il bilancio definitivo delle strutture danneggiate potrebbe essere molto più alto una volta concluse le verifiche nei comuni più difficili da raggiungere.
Particolarmente delicata è la situazione degli ospedali e dei presidi sanitari: oltre a dover accogliere centinaia di feriti, diverse strutture hanno riportato danni e devono essere controllate per garantirne la sicurezza.
Aeroporti danneggiati e collegamenti interrotti
Il terremoto ha colpito anche il sistema dei trasporti. Il primo rapporto ufficiale parlava di sei aeroporti con infrastrutture danneggiate e operazioni commerciali sospese, oltre a un ulteriore scalo con danni sia alle strutture sia alla pista.
Tra gli aeroporti interessati figurano quelli delle aree di Pereira, Manizales, Quibdó, Armenia, Cartago e Buenaventura. Le verifiche tecniche sono fondamentali non soltanto per consentire la ripresa dei voli commerciali, ma anche perché gli aeroporti rappresentano infrastrutture decisive per il trasferimento dei feriti e l’arrivo degli aiuti nelle zone maggiormente colpite.
Le conseguenze si sono sommate alle frane e ai danni stradali, creando in alcune località seri problemi logistici.
Blackout in undici dipartimenti
La scossa ha provocato anche importanti problemi alla rete elettrica. Nelle prime ore dopo il terremoto, circa il 18% della domanda nazionale di energia non riusciva a essere soddisfatta. Il gestore del sistema colombiano, XM, ha successivamente comunicato un recupero fino al 99%, ma l’emergenza ha interessato undici dipartimenti e numerose infrastrutture locali.
I blackout hanno complicato inevitabilmente le prime operazioni di emergenza, soprattutto negli ospedali, nei centri di coordinamento e nelle aree urbane dove erano in corso ricerche tra le macerie.
Dichiarato il disastro nazionale
Di fronte alla portata dell’emergenza, il governo colombiano ha dichiarato una situazione di disastro di carattere nazionale, centralizzando il coordinamento attraverso l’Unidad Nacional para la Gestión del Riesgo de Desastres.
Il presidente Abelardo de la Espriella ha annunciato la creazione di un Puesto de Mando Unificado nazionale a Bogotá e di altri centri di coordinamento nelle aree più colpite. Il capo dello Stato ha cancellato parte degli impegni previsti e ha assunto direttamente la guida della risposta all’emergenza.
“Questo è un governo che risponde, impegnato con la gente e che non lascerà soli i cittadini”, ha affermato il presidente, annunciando inoltre l’invio di squadre specializzate nei territori colpiti e il coinvolgimento della Cancelleria per coordinare l’assistenza internazionale.
Aiuti e solidarietà internazionale
L’emergenza ha immediatamente mobilitato anche la comunità internazionale. Diversi Paesi hanno offerto assistenza alla Colombia, mentre dagli Stati Uniti è stato annunciato un pacchetto di sostegno economico. Noticias Caracol riferisce che Washington ha previsto 15,5 milioni di dollari di aiuti, mentre altre nazioni hanno espresso disponibilità a inviare squadre di soccorso e assistenza umanitaria.
La macchina degli aiuti dovrà sostenere soprattutto le aree dove le infrastrutture sono state maggiormente danneggiate e dove migliaia di famiglie hanno perso o non possono temporaneamente utilizzare la propria abitazione.
Perché il terremoto è stato così forte
Il Servicio Geológico Colombiano ha iniziato a spiegare anche le caratteristiche geologiche dell’evento. La Colombia occidentale si trova in un’area estremamente complessa dal punto di vista tettonico, caratterizzata dall’interazione tra la placca di Nazca, la placca sudamericana e altre strutture regionali.
La profondità del terremoto ha contribuito a far sì che il movimento fosse percepito in un territorio vastissimo, ma non ha impedito danni molto gravi nelle aree maggiormente vulnerabili. Secondo un esperto citato da Blu Radio, un ipocentro molto più superficiale avrebbe potuto produrre conseguenze ancora più devastanti.
Dopo la scossa principale sono state registrate numerose repliche e il monitoraggio prosegue senza interruzioni. La popolazione è stata invitata a non rientrare negli edifici visibilmente lesionati e a seguire esclusivamente le indicazioni degli organismi ufficiali.
Le prossime ore saranno decisive
Il bilancio resta inevitabilmente provvisorio. 132 morti, 570 feriti e almeno 188 dispersi rappresentano la fotografia disponibile nelle prime ore dell’11 agosto, ma le squadre continuano a scavare in diversi punti del Paese e molte comunità non sono ancora state raggiunte completamente.
La priorità assoluta resta trovare le persone ancora intrappolate e garantire assistenza alle migliaia di sfollati. Cali, Pereira, Buenaventura e il Chocó rappresentano al momento alcuni dei fronti più difficili, ma il terremoto ha interessato una porzione enorme del territorio colombiano.
Per la Colombia si apre adesso una fase lunga e complessa: prima la corsa contro il tempo per salvare chi è ancora sotto le macerie, poi la ricostruzione di case, ospedali, scuole, strade e aeroporti. Soltanto quando tutte le zone colpite saranno state raggiunte sarà possibile comprendere la reale dimensione di uno dei terremoti più devastanti vissuti dal Paese negli ultimi anni.

