Tania Terrin aveva denunciato l’ex compagno. La famiglia si era rivolta più volte alle forze dell’ordine. C’era stato un precedente episodio di violenza, un procedimento per maltrattamenti e lesioni e, a giugno, un ammonimento del questore di Venezia. Eppure la sera di Ferragosto la 39enne è stata uccisa nella sua abitazione di Camponogara, nel Veneziano.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, a ucciderla sarebbe stato l’ex compagno Dino Keber, 43 anni, che successivamente si è tolto la vita impiccandosi nella propria abitazione a Dolo. I due corpi sono stati trovati domenica 16 agosto. A dare l’allarme era stata Marinella Forner, madre di Tania. Non riusciva a mettersi in contatto con la figlia e, dopo avere bussato inutilmente alla porta della sua abitazione, aveva chiesto l’intervento dei carabinieri. Ora sono soprattutto le sue parole a riportare l’attenzione su quanto era accaduto prima dell’omicidio. «Sette o otto volte siamo state dai carabinieri. Mia figlia l’ha anche querelato», ha raccontato la donna. Keber, sostiene, avrebbe continuato a ricomparire nella vita della figlia nonostante i tentativi di allontanarlo: «Sentivo, da madre temevo che prima o poi sarebbe successo qualcosa».
La precedente aggressione e l’ammonimento
La relazione tra Terrin e Keber sarebbe durata circa due anni, segnata, secondo gli accertamenti, da frequenti litigi. Ad aprile si era verificato l’episodio più grave prima dell’omicidio. La Procura aveva aperto un procedimento per maltrattamenti e lesioni dopo la denuncia presentata dalla donna. Secondo quanto raccontato dalla madre e riportato da Fanpage, l’aggressione sarebbe arrivata fino a un tentativo di strangolamento. Terrin avrebbe perso i sensi e sarebbe stato lo stesso Keber ad accompagnarla successivamente al pronto soccorso.
Nel giugno scorso il questore di Venezia aveva emesso nei confronti dell’uomo un ammonimento, strumento preventivo previsto anche nei casi di violenza domestica. Tania, inoltre, non aveva ritirato la denuncia per stalking e la sua abitazione sarebbe stata oggetto di controlli periodici da parte dei carabinieri.
Dopo l’episodio di aprile la preoccupazione era tale che la madre aveva avvertito anche i vicini, inviando loro una fotografia dell’uomo e chiedendo di non aprirgli qualora si fosse presentato. Una condomina ha raccontato che la stessa Tania le aveva confidato di trovarselo spesso sotto casa. In seguito i rapporti tra i due sembravano essere diventati meno conflittuali. Terrin aveva riferito di aver rivisto l’ex e, a giugno, parlando con la magistratura, avrebbe raccontato anche di una serata trascorsa insieme in pizzeria. Ma la relazione, nelle parole della madre, era rimasta profondamente problematica.
«Geloso, possessivo e manipolatorio»
Marinella Forner descrive Keber come un uomo «geloso, possessivo, manipolatorio». Avrebbe controllato il telefono della figlia, voluto conoscere le persone che frequentava e preteso di sapere con chi parlasse. In alcune occasioni, racconta ancora la madre, l’avrebbe seguita persino sul posto di lavoro.
Dopo l’aggressione di aprile i due si erano allontanati per un periodo, ma successivamente l’uomo aveva ricominciato a cercarla. Proprio venerdì sera, alla vigilia dell’omicidio, secondo la ricostruzione della famiglia Keber avrebbe inviato numerosi messaggi alla 39enne. La madre sostiene inoltre che l’uomo avesse già avuto comportamenti violenti con altre donne: «Aveva già mandato in ospedale quattro donne prima di lei». Un elemento riferito dalla famiglia sul quale saranno gli accertamenti investigativi a ricostruire nel dettaglio eventuali precedenti. La sera di Ferragosto Tania aveva in programma di partecipare a una festa. Poche ore prima aveva parlato ancora con sua madre dell’ex compagno. «Io ero convinta che lui prima o poi le avrebbe fatto del male», racconta oggi Forner.
La domanda sulla protezione
È inevitabile che dopo la morte della 39enne l’attenzione si concentri anche sulla successione di interventi che avevano preceduto il delitto e sulla loro efficacia. La madre si domanda perché a Keber non fosse stato applicato un braccialetto elettronico e ricorda che alla figlia era stato consigliato di non rispondere ai messaggi, evitare incontri e chiamare immediatamente il 112 qualora l’uomo si fosse nuovamente presentato. «Ci avevano detto che stavano monitorando», racconta.
L’indagine dovrà chiarire l’esatta dinamica dell’omicidio e ricostruire anche la storia precedente della coppia. È importante, in questa fase, distinguere ciò che emerge dagli atti da quanto riferito dai familiari e dalle persone vicine alla vittima. Rimane però un fatto: Tania Terrin aveva denunciato e le istituzioni erano già a conoscenza di una situazione considerata a rischio. È questo che rende particolarmente dolorose le ultime parole della madre: «Qui i segnali c’erano tutti».

