Un’email scritta prima della strage potrebbe aprire un nuovo capitolo nell’inchiesta sull’incendio del Le Constellation di Crans-Montana, costato la vita a 41 persone nella notte di Capodanno. Il messaggio sarebbe stato scritto da Rose-Marie Clavien, ex municipale responsabile del dicastero delle costruzioni del Comune tra il 2017 e il 2024, e conterrebbe un riferimento esplicito al rischio che la schiuma utilizzata per l’isolamento acustico del locale potesse prendere fuoco. Un elemento particolarmente delicato perché, se correttamente contestualizzato dagli investigatori, potrebbe dimostrare che il problema della pericolosità di quel materiale era stato preso in considerazione anche all’interno dell’amministrazione comunale prima dell’incendio.
Clavien era stata convocata a Sion come persona chiamata a fornire informazioni. Durante l’interrogatorio gli inquirenti le avrebbero mostrato il messaggio e, dopo essere stata confrontata con il suo contenuto, l’ex municipale ha interrotto l’audizione avvalendosi del diritto di non rispondere. Il suo status processuale è quindi cambiato e oggi figura tra gli indagati. Con lei salgono a 17 le persone coinvolte nell’inchiesta penale, che deve ricostruire una lunga catena di decisioni, controlli mancati e responsabilità eventuali prima dell’incendio del primo gennaio 2026.
La mail sulla schiuma che apre un nuovo fronte
La nuova documentazione è stata portata alla luce dal quotidiano svizzero Tages-Anzeiger. Secondo la ricostruzione, Clavien avrebbe scritto che occorreva prestare particolare attenzione alla schiuma impiegata per l’isolamento acustico del Constellation, proprio perché il materiale avrebbe potuto incendiarsi e provocare un rogo nel locale.
Il documento assume un peso particolare per la sua provenienza. Fino a questo momento una parte centrale dell’inchiesta aveva riguardato soprattutto le scelte dei gestori, i lavori eseguiti all’interno del bar e le verifiche effettuate o omesse dagli uffici comunali. Ora gli investigatori dovranno capire quando esattamente fu scritta quell’email, a chi fosse indirizzata, in quale contesto nacque l’allarme e quali eventuali conseguenze produsse.
Sono passaggi decisivi. L’esistenza di una comunicazione che segnala un rischio non significa automaticamente che l’intero Comune ne fosse a conoscenza, né dimostra di per sé che qualcuno avesse l’obbligo giuridico di intervenire in un determinato modo. Ma introduce una domanda inevitabile: se la possibile infiammabilità della schiuma era stata segnalata, che cosa accadde dopo quella segnalazione?
Non era il primo allarme sul materiale
La nuova email assume ancora maggiore rilevanza perché non rappresenterebbe l’unico documento precedente alla tragedia nel quale compare il rischio legato alla schiuma.
Agli atti dell’inchiesta figura infatti un messaggio del 13 dicembre 2019 inviato da Jessica Moretti, comproprietaria e cogerente del Constellation, a una dipendente. Il tema erano le fontane pirotecniche utilizzate durante le serate nel locale. Moretti raccomandava di evitare che le scintille entrassero in contatto con divani, pavimento e soprattutto con la schiuma presente sul soffitto, arrivando a evocare la possibilità che il locale potesse bruciare.
Interrogata il 5 giugno, la proprietaria ha sostenuto che quella frase fosse ironica e non dovesse essere interpretata letteralmente. Spetterà agli investigatori stabilirne il significato nell’ambito dell’intero materiale probatorio. Il punto, però, diventa adesso più ampio: esisterebbero almeno due comunicazioni precedenti all’incendio nelle quali il materiale fonoassorbente viene associato a un possibile rischio di incendio.
Il nodo decisivo: cosa sapeva il Comune?
È proprio questa la domanda che la nuova svolta rende centrale. Il Comune di Crans-Montana aveva già ammesso pochi giorni dopo la tragedia una grave lacuna nel sistema delle verifiche: tra il 2020 e il 2025 il Le Constellation non era stato sottoposto ai controlli periodici previsti.
L’amministrazione aveva ricostruito la storia delle verifiche attraverso gli archivi comunali, spiegando che controlli relativi anche alla sicurezza antincendio erano stati effettuati nel 2016, 2018 e 2019, con richieste di modifiche per adeguare il locale alle prescrizioni. Poi, per cinque anni, quelle ispezioni periodiche non risultano effettuate.
Il Comune aveva definito la situazione una carenza e aveva affidato alla magistratura il compito di stabilire quale influenza potesse aver avuto nella catena di eventi che condusse alla tragedia. Dopo l’incendio erano stati inoltre ordinati controlli straordinari sugli esercizi pubblici e vietato l’utilizzo di dispositivi pirotecnici nei locali chiusi.
La scoperta dell’email attribuita a Clavien aggiunge però un elemento diverso. Non si parla più soltanto di controlli che non furono eseguiti, ma della possibilità che all’interno dell’amministrazione fosse circolata un’informazione specifica relativa al materiale che avrebbe poi avuto un ruolo fondamentale nella rapidissima propagazione delle fiamme.
La schiuma installata durante i lavori del 2015
Una parte importante dell’inchiesta riguarda proprio i lavori effettuati nel 2015, quando Jacques e Jessica Moretti presero in gestione il Constellation e intervennero pesantemente sugli spazi interni.
È in quella fase che sarebbe stata installata la schiuma acustica successivamente finita al centro degli accertamenti. Per la veranda esterna venne presentata una domanda di autorizzazione, mentre per diversi lavori interni non fu avviata una specifica pratica edilizia. La questione è diventata oggetto di approfondimento perché gli interventi riguardarono anche il seminterrato, la disposizione degli spazi, le scale e le vie di uscita.
Audizioni svolte nei mesi scorsi hanno inoltre riportato l’attenzione sul comportamento delle autorità dell’allora Comune di Chermignon, nel cui territorio si trovava il locale prima della nascita dell’attuale Comune di Crans-Montana nel 2017. Gli investigatori stanno cercando di stabilire quali lavori fossero effettivamente conosciuti dagli uffici e quali verifiche furono eseguite una volta terminati.
L’ultimo controllo antincendio nel 2019
L’ultima ispezione periodica documentata al Constellation risale al 2019. A effettuarla fu Ken Jacquemoud, all’epoca responsabile comunale della sicurezza e della prevenzione degli incendi e oggi a sua volta indagato.
Interrogato nei mesi scorsi, Jacquemoud ha spiegato che negli anni successivi il servizio avrebbe sofferto di carenze di personale e problemi informatici, sostenendo che il Comune fosse stato informato delle difficoltà che impedivano di effettuare tutte le verifiche necessarie.
Anche queste dichiarazioni dovranno essere valutate dalla Procura. Ma contribuiscono a delineare una questione ormai evidente: l’inchiesta non riguarda più soltanto ciò che accadde nel locale la notte della tragedia, ma anche come funzionava negli anni precedenti l’intero sistema comunale di prevenzione e controllo.
Lo studio acustico del 2025 non segnalò altri problemi
C’è poi un elemento apparentemente contraddittorio. Nel settembre 2025, soltanto pochi mesi prima dell’incendio, un ufficio esterno specializzato effettuò uno studio acustico sul Constellation. Secondo quanto comunicato ufficialmente dal Comune, lo studio certificò il rispetto delle norme relative al rumore e non segnalò altre problematiche.
Ma un’analisi acustica non equivale necessariamente a una verifica antincendio. Lo stesso Comune, dopo la tragedia, ha precisato che la normativa applicabile ai controlli periodici non prevedeva espressamente una verifica della qualità dei materiali utilizzati negli esercizi pubblici.
È proprio su questo confine tra competenze, obblighi e conoscenze effettive che dovrà muoversi l’inchiesta. Una cosa è chiedersi se una determinata verifica fosse prevista dalla legge; un’altra è stabilire che cosa avrebbe dovuto fare un’amministrazione qualora fosse stata effettivamente informata di uno specifico rischio di incendio.
Anche gli appartamenti sopra il locale avevano problemi
I nuovi documenti riportati dalla stampa svizzera riguardano inoltre l’intero Chalet Constellation, edificio costruito alla fine degli anni Sessanta che comprendeva, oltre al bar, undici appartamenti e altri spazi commerciali.
Da verifiche effettuate nel 2020 sarebbero emerse irregolarità negli impianti di combustione di gran parte degli appartamenti. In almeno otto casi, secondo la documentazione citata dal Tages-Anzeiger, le criticità sarebbero rimaste irrisolte per oltre due anni nonostante i richiami delle autorità.
Questi problemi non possono essere collegati automaticamente all’incendio del bar e riguardano impianti differenti. Sono però rilevanti per l’inchiesta nella misura in cui consentono di ricostruire come venivano effettuati i controlli di sicurezza nello stesso edificio e più in generale nel territorio comunale.
Diciassette indagati per la strage
L’inchiesta si è progressivamente allargata nel corso degli ultimi otto mesi. Oltre ai coniugi Jacques e Jessica Moretti, proprietari e gestori del locale, sono entrati nel procedimento dipendenti ed ex dipendenti comunali, responsabili della sicurezza e diversi esponenti politici delle amministrazioni coinvolte nel corso degli anni.
Rose-Marie Clavien è la diciassettesima persona indagata. Le ipotesi contestate nell’inchiesta riguardano omicidio colposo, lesioni personali colpose e incendio colposo. Jessica Moretti deve rispondere anche dell’ipotesi di falsità in documenti.
Essere indagati non significa essere responsabili dei fatti contestati. L’inchiesta è ancora in corso e sarà necessario stabilire il ruolo concreto di ogni persona, il rapporto tra eventuali omissioni e la tragedia e soprattutto se ciascuna condotta abbia avuto un peso causalmente rilevante nell’incendio e nelle sue conseguenze.
41 morti e 115 feriti nella notte di Capodanno
La notte tra il 31 dicembre 2025 e il primo gennaio 2026 il Constellation era affollato di giovani arrivati a Crans-Montana per festeggiare il Capodanno. Il fuoco si propagò con estrema rapidità all’interno del locale, trasformando in pochi istanti la festa in una delle più gravi tragedie avvenute in Svizzera negli ultimi decenni.
Il bilancio definitivo delle vittime è salito a 41 morti, dopo il successivo decesso in ospedale di uno dei feriti. Le persone rimaste ferite sono 115, molte delle quali subirono ustioni gravissime e furono trasferite anche in strutture specializzate fuori dalla Svizzera.
Dalle prime fasi dell’indagine l’attenzione si è concentrata sulle fontane pirotecniche utilizzate all’interno del locale, sulla schiuma del soffitto, sulle vie di fuga, sulla capienza e sui sistemi di sicurezza. Con il trascorrere dei mesi, però, il campo dell’inchiesta si è progressivamente esteso agli anni precedenti alla tragedia.
Perché questa email può cambiare l’inchiesta
La mail attribuita a Rose-Marie Clavien non rappresenta una prova definitiva e non permette, da sola, di stabilire responsabilità. Potrebbe però diventare un documento molto importante perché modifica la domanda alla quale gli investigatori devono rispondere.
Fino ad ora uno dei punti principali era capire perché il Constellation non fosse stato controllato periodicamente per cinque anni. Adesso bisognerà accertare anche se qualcuno nell’amministrazione avesse avuto una conoscenza più precisa del rischio rappresentato dalla schiuma e, in caso affermativo, perché quella informazione non abbia portato a una verifica o a un intervento capace di eliminare il pericolo.
Bisognerà inoltre ricostruire la circolazione del messaggio: chi lo ricevette, chi lo lesse, quale pratica amministrativa riguardasse e se ne seguì qualche decisione. Solo dopo questo lavoro sarà possibile comprendere il suo reale valore giudiziario.
La nuova svolta, quindi, non dimostra che “il Comune sapeva” in senso generale. Ma rende sempre più difficile considerare la tragedia del Constellation come il risultato di un singolo errore compiuto la notte di Capodanno. L’inchiesta sta ricostruendo una storia molto più lunga, fatta di lavori, materiali, controlli, segnalazioni e decisioni amministrative accumulatesi nel corso di anni. Ed è dentro quella sequenza che la Procura dovrà individuare, una per una, le eventuali responsabilità per una strage che ha lasciato 41 famiglie senza i propri figli e segnato profondamente Crans-Montana.

