Il candidato premier che dovrà sfidare Giorgia Meloni ancora non c’è. E prima ancora di scegliere chi correrà, il centrosinistra deve capirecome sceglierlo. Nel Campo largo il dossier delle primarie si sta trasformando così in una partita politica complessa, nella quale alle candidature si intreccia un confronto tutt’altro che secondario sulle regole.
Per il momento i due nomi attorno ai quali sembra destinata a svilupparsi la competizione sono quelli diElly Schlein e Giuseppe Conte. La segretaria del Partito democratico e il presidente del Movimento 5 Stelle rappresentano i due principali poli della possibile coalizione alternativa al centrodestra, ma proprio tra Pd e M5S stanno emergendo le maggiori distanze sul meccanismo con cui arrivare alla scelta. Intanto viene meno, almeno per ora, una candidatura che avrebbe potuto modificare sensibilmente gli equilibri: quella diSilvia Salis. La sindaca di Genova continua infatti a ribadire di non voler partecipare alle primarie.
Salis conferma il no
Il nome di Salis circola da tempo soprattutto nell’area riformista e moderata del centrosinistra. La vittoria ottenuta a Genova nel maggio 2025, alla guida di una coalizione larga, ne ha rafforzato il profilo nazionale e l’ha resa per molti il possibile terzo incomodo nella sfida tra Schlein e Conte. Ma la diretta interessata, secondo quanto filtra dal suo entourage, non avrebbe cambiato posizione:non intende candidarsi. Uno scenario diverso potrebbe aprirsi soltanto qualora arrivasse nei prossimi mesi una richiesta unitaria dei principali leader della coalizione. Al momento, però, questa eventualità appare lontana.
La rinuncia lascia scoperto proprio lo spazio politico dei riformisti, che cercano una figura capace di partecipare alla competizione senza identificarsi né con la leadership dem né con quella pentastellata. Tra le ipotesi circolate figurano il sindaco di NapoliGaetano ManfredieFranco Gabrielli, già capo della Polizia e direttore dell’intelligence. Schlein, nel frattempo, si prepara alla possibile candidatura, anche se l’annuncio formale dovrebbe arrivare soltanto dopo la definizione delle regole.
Anche Avs potrebbe presentare un candidato
A rendere il quadro ancora più articolato potrebbe essere Alleanza Verdi e Sinistra. Prima della pausa di Ferragosto,Nicola Fratoianninon aveva escluso la possibilità che Avs presenti una propria proposta, rivendicando per il partito la capacità di concorrere direttamente alla guida del Paese. Una candidatura proveniente dalla sinistra della coalizione trasformerebbe ulteriormente una competizione che già si annuncia affollata. Fratoianni ha inoltre segnalato un altro elemento politicamente significativo: nei confronti diMatteo Renzinon ci sarebbe più il veto espresso in passato. Il problema, tuttavia, resta quello dei numeri. Pd, Movimento 5 Stelle e Avs, da soli, difficilmente riuscirebbero a raggiungere quella soglia del 40% che potrebbe diventare decisiva alle elezioni. Da qui la necessità di tenere insieme un’alleanza più ampia e di trovare un candidato capace di rappresentarne le diverse anime.
Lo scontro sul possibile ballottaggio
Ed è sulle regole che si concentra adesso il confronto più delicato. Una delle questioni principali riguardal’eventuale secondo turno nel caso in cui nessuno dei candidati raggiungesse almeno il 40% alle primarie. Il Movimento 5 Stelle è contrario. Conte e i vertici pentastellati considerano infatti il ballottaggio un sistema potenzialmente favorevole a Schlein: al secondo turno, sulla segretaria del Pd potrebbero convergere sia una parte dell’elettorato di sinistra sia i voti raccolti al primo turno da un eventuale candidato dell’area moderata. Nelle scorse settimane era circolata anche l’ipotesi di una possibile mediazione: il via libera del M5S al doppio turno in cambio dell’introduzione delvoto online accanto ai tradizionali gazebo. Una ricostruzione successivamente smentita, mentre resta la distanza tra i partiti. I Cinque Stelle vedono nel voto digitale uno strumento per ampliare la partecipazione; nel Pd, invece, l’ipotesi incontra forti perplessità.
La sfida per Palazzo Chigi, insomma, nel centrosinistra è già cominciata. Ma per ora si combatte soprattuttosulle regole della gara. E la difficoltà nel definirle racconta quanto sia ancora complicato trasformare il Campo largo da formula elettorale in una coalizione con una leadership condivisa.

