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Papa Leone XIV al Meeting di Rimini: «Disarmiamo menti, parole e nazioni». Poi l’appello ai giovani: «Il mondo ha bisogno di voi»

Papa Meeting Rimini 2026

«Il male non si combatte col male». E ancora: «Non possono esistere nemici». Papa Leone XIV sceglie parole nette davanti al popolo del Meeting di Rimini, dove circa 60mila persone hanno accompagnato il suo passaggio attraverso la Fiera. Quarantaquattro anni dopo la visita di Giovanni Paolo II, un Pontefice torna alla manifestazione di Comunione e Liberazione e trasforma il suo intervento in un appello alla responsabilità, alla pace e alla necessità di opporre alla logica della forza quella che definisce il «realismo della misericordia».

Leone XIV parla delle guerre, ma il suo ragionamento va molto oltre i conflitti armati. Chiama in causa politica, economia, tecnologia, finanza, educazione e rapporti sociali. Poi si rivolge direttamente ai giovani: «Il futuro è una promessa, non una minaccia. Mettetevi in gioco». E al movimento fondato da don Luigi Giussani consegna un’indicazione altrettanto precisa: amare e preservare l’unità, ricordando che «la Chiesa non fa proselitismo», ma cresce per attrazione.

«Al falso realismo che riarma opponiamo la misericordia»

Il passaggio più forte del discorso arriva quando il Papa affronta direttamente il tema della pace. Leone XIV richiama Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco e parte dal nome stesso della manifestazione: Meeting per l’amicizia fra i popoli.

«In questo momento storico comprendiamo più profondamente la profezia che quasi mezzo secolo fa venne inscritta nel nome dato a queste giornate», afferma. La pace, aggiunge, viene custodita da persone che «amano incontrarsi e non temono di confrontarsi».

Da qui il monito: «Seguire Gesù Cristo dopo le tragedie e le ripartenze del XX secolo implica una lucida consapevolezza: il male non si combatte col male».

Il Pontefice contrappone quindi due differenti forme di realismo: «Al falso realismo che riarma le menti, le parole e le nazioni, la cultura cattolica ha da opporre il realismo della misericordia, per il quale non possono esistere nemici».

«Anche gli avversari sono fratelli e sorelle»

Leone XIV non nega l’esistenza del conflitto o del male. La prospettiva indicata è piuttosto quella di impedire che l’avversario venga trasformato definitivamente in un nemico da eliminare.

«Tutti, anche gli avversari, sono fratelli e sorelle da guardare negli occhi e incontrare nella verità», afferma il Papa. È un’impostazione che lega direttamente alla necessità di costruire quella che definisce «amicizia sociale», intesa come «volto pubblico, dinamico e concreto della fraternità».

«Prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone», sottolinea Leone XIV. Una frase che, pronunciata nel contesto internazionale attuale, assume inevitabilmente anche un significato politico.

«Liberiamo tecnologia e finanza dai business della morte»

Il discorso si allarga quindi alle strutture economiche e sociali che possono alimentare conflitti e disuguaglianze. Il Papa mette in fila una serie di indicazioni: «Liberiamo la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte».

Leone XIV chiede inoltre di «smascherare i rapporti di potere ingiusti» che considera alla radice di povertà, disuguaglianze, guerre e disastri ambientali.

Particolare attenzione viene riservata alla tecnologia: «Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo». Un tema che attraversa il pontificato di Leone XIV e che richiama direttamente la riflessione sull’intelligenza artificiale e sulle conseguenze che l’innovazione può produrre sul lavoro, sulle relazioni e sugli equilibri di potere.

L’appello: «È l’ora della responsabilità»

Il Papa non limita però il proprio intervento alla denuncia. «È l’ora della responsabilità», afferma, soprattutto per chi ha ricevuto in eredità una tradizione cristiana capace nei secoli di trasformarsi in cultura.

Richiamando don Luigi Giussani, Leone XIV parla del «rischio educativo» e della necessità di non fuggire dalla realtà per difendere astrattamente il bene, ma di promuovere il bene dentro il mondo così com’è.

Poi arriva un’altra contrapposizione: «Guai a chi soffia sul fuoco della stanchezza e della disperazione; ci sia anche chi riaccende sogni e visioni».

Per il Pontefice sono due strade incompatibili. Una «sfrutta la divisione, l’alienazione e la disperazione», l’altra prova invece a costruire.

Ai giovani: «Il futuro è una promessa, non una minaccia»

Una parte importante del discorso è dedicata alle migliaia di giovani presenti alla Fiera. Leone XIV li invita a non chiudersi dentro appartenenze ristrette e a confrontarsi con persone provenienti da culture ed esperienze differenti.

«Che siate cristiani è oggi per molti una sorpresa», osserva. Poi l’incoraggiamento: «Siete segno che il futuro è una promessa, non una minaccia. Mettetevi in gioco».

Il Papa chiede ai ragazzi di «allargare i propri legami oltre ogni appartenenza troppo ristretta» e di contrastare tutto ciò che può allontanarli da persone con sensibilità, culture e provenienze differenti, con una particolare attenzione ai più poveri.

«Uscite incontro a tutti», è l’esortazione. A braccio aggiunge poi: «Il mondo ha bisogno di noi, del vostro entusiasmo, della vostra carità, della vostra fedeltà».

Sessantamila persone per il ritorno di un Papa al Meeting

L’arrivo di Leone XIV alla Fiera si è trasformato in un lungo bagno di folla. Il Pontefice ha attraversato i padiglioni a piedi e a bordo di una golf cart, percorrendo complessivamente quasi un chilometro tra le persone assiepate lungo le transenne.

Famiglie, anziani, bambini e soprattutto moltissimi giovani lo hanno accolto con striscioni e applausi. Per Comunione e Liberazione è una giornata destinata a entrare nella storia del movimento: l’ultima visita di un Papa al Meeting risaliva al 29 agosto 1982, quando a Rimini arrivò Giovanni Paolo II.

Leone XIV ha definito la manifestazione «un crocevia per la Chiesa e per la società, un incontro che moltiplica gli incontri e ispira nuovi cammini».

«L’amore non è scomparso, sì, l’amore muove»

Il Pontefice si sofferma anche sul titolo scelto per la 47ª edizione: «L’amor che move il sole e l’altre stelle», l’ultimo verso della Divina Commedia.

L’amore, afferma, «non è scomparso, non ha perso vigore, né intensità», anche se spesso rimane silenzioso rispetto alle «forze rumorose che sconvolgono la terra, il cielo e tutte le creature».

Quindi la sintesi: «Sì, l’amore muove».

Una lettura che trasforma il verso di Dante nella risposta alla domanda attorno alla quale è stata costruita questa edizione del Meeting: che cosa può ancora mettere in movimento una società attraversata da guerre, divisioni e paura del futuro.

Sant’Agostino e Léon Harmel, le due mostre visitate dal Papa

Durante le circa due ore trascorse al Meeting, Leone XIV ha visitato anche due esposizioni strettamente legate ai temi del suo pontificato. La prima è dedicata a Sant’Agostino, il santo al quale il Pontefice è legato dalla propria appartenenza all’Ordine agostiniano.

La seconda racconta Léon Harmel, imprenditore francese dell’Ottocento e precursore della dottrina sociale della Chiesa, vicino a Leone XIII. Un riferimento particolarmente significativo perché proprio alla Rerum novarum e alla necessità di affrontare una nuova questione sociale provocata anche dall’intelligenza artificiale Prevost ha legato la scelta del nome Leone.

Il Papa ha inoltre incontrato bambini e genitori nel Villaggio Ragazzi, prima di raggiungere il Grand Auditorium per il discorso ufficiale.

Il messaggio a Comunione e Liberazione: «Amate e preservate l’unità»

Nella parte conclusiva Leone XIV si rivolge direttamente a Comunione e Liberazione. E lo fa con un invito che riguarda il rapporto tra carismi, movimenti e Chiesa.

«Cari amici, amate sempre la Chiesa. Amate e preservate l’unità», afferma, invitando anche il pubblico a ripetere quelle parole.

Il Papa affronta inoltre il tema della perdita di influenza della Chiesa nelle società occidentali. Non è attraverso la ricerca del potere o dei numeri che deve arrivare la risposta: «La Chiesa non fa proselitismo», ricorda, ma «si sviluppa piuttosto per attrazione, attrazione per un modo di abitare il mondo».

L’invito al rinnovamento dei movimenti ecclesiali

Leone XIV non risparmia neppure un richiamo alla necessità di cambiamento all’interno delle realtà ecclesiali. Parla esplicitamente della necessità del «rinnovamento di ogni realtà associativa e movimento ecclesiale».

L’indicazione è quella di «camminare insieme», ascoltandosi e lasciandosi trasformare anche dalla fede degli altri. L’autorità stessa, afferma il Papa, deve convertirsi «in servizio che onora le diversità e ne facilita l’armonia».

«Ogni carisma è per l’utilità comune», «ogni ricchezza si moltiplica se condivisa» e «ogni paura può essere superata», conclude.

Dopo 44 anni, dunque, il ritorno di un Papa al Meeting non si è risolto soltanto nel grande bagno di folla delle 60mila persone arrivate a Rimini. Leone XIV ha lasciato a Comunione e Liberazione e ai giovani presenti una consegna molto più impegnativa: non rispondere alla paura con altra paura, alla forza con altra forza e al nemico costruendone uno ancora più grande. «Il male non si combatte col male».