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Mosca sotto una pioggia di droni di Kiev: nel mirino il carburante della capitale russa

Due morti e nove feriti nella regione della capitale. Le immagini indicano un incendio nell’area della stazione petrolifera di Volodarskaja, già colpita a maggio. Il danno all’impianto resta da accertare: il bersaglio rivela però la strategia di Kiev contro la logistica energetica russa.

La notte tra il 5 e il 6 ottobre la guerra è tornata alle porte di Mosca con un attacco di dimensioni eccezionali. Secondo il sindaco della capitale russa, Sergej Sobjanin, dalle 20:30 di lunedì alle 5 di martedì 650 droni si sono diretti verso la regione moscovita. Il sindaco sostiene che la maggior parte sia stata distrutta dalle difese aeree a grande distanza e che 105 velivoli siano stati abbattuti mentre si avvicinavano alla città. Il numero complessivo è una dichiarazione delle autorità russe: non disponiamo di una verifica indipendente di quanti droni siano stati effettivamente lanciati, né della loro destinazione originaria. Interfax.

Le conseguenze per la popolazione sono invece già parte del bilancio diffuso dal governatore della regione, Andrej Vorob’ëv: due persone uccise e nove ferite. Le vittime sono un uomo di 71 anni, trovato sotto le macerie di un’abitazione a Barybino, e un ventenne morto a Radumlja. Sono state danneggiate decine di case. Durante l’attacco i quattro aeroporti dell’area di Mosca — Vnukovo, Domodedovo, Sheremetyevo e Žukovskij — hanno sospeso temporaneamente arrivi e partenze. Le restrizioni sono poi state rimosse. Reuters, The Moscow Times, Ukrainska Pravda.

Il deposito che collega raffinerie, città e aeroporti

L’obiettivo più significativo segnalato dalle immagini diffuse nella notte è la stazione di pompaggio e distribuzione di prodotti petroliferi di Volodarskaja, vicino a Konstantinovo. Video e fotografie mostrano fiamme e una colonna di fumo nell’area. Il media indipendente russo Astra ha localizzato l’incendio presso l’impianto. Le autorità locali, nelle prime comunicazioni, non hanno però fornito un bilancio dei danni alla struttura. Non è quindi possibile stabilire ora quanti serbatoi o componenti siano stati colpiti, se la stazione abbia interrotto le operazioni e per quanto tempo. Meduza, Kyiv Independent.

La distinzione è decisiva. Vedere un incendio in un impianto petrolifero non equivale a dimostrare che l’intera rete di rifornimento della capitale sia fuori uso.

Volodarskaja, però, non è un deposito qualsiasi. È un nodo per lo stoccaggio e il pompaggio di benzina, gasolio e carburante per aerei nel sistema che serve Mosca e la sua regione. Secondo una descrizione tecnica pubblicata da un operatore del settore, l’impianto movimenta circa tre milioni di tonnellate di prodotti petroliferi l’anno ed è collegato all’oleodotto ad anello che rifornisce anche gli scali aeroportuali della capitale.

Colpire una stazione di questo tipo ha una logica diversa dall’attaccare una raffineria. Una raffineria trasforma il greggio in carburanti; Volodarskaja contribuisce a riceverli, conservarli e distribuirli. Un danno grave potrebbe complicare il trasferimento dei prodotti anche se la produzione a monte continuasse. È una possibilità strategica, non un effetto già dimostrato dall’incendio di questa notte.

Non è la prima volta che Kiev punta a Volodarskaja

C’è un precedente che aiuta a leggere l’attacco. Il 18 maggio 2026 il ministero della Difesa ucraino rivendicò di aver colpito Volodarskaja insieme ad altre infrastrutture del carburante nei pressi di Mosca. Allora Kiev descrisse la stazione come un punto chiave dell’anello di condotte attorno alla capitale, utilizzato per ricevere e distribuire prodotti petroliferi. ministero della Difesa ucraino.

Quel precedente suggerisce che il nodo sia da tempo sulla mappa degli obiettivi ucraini. Non prova, da solo, che l’attacco di ottobre abbia raggiunto lo stesso bersaglio con gli effetti sperati. Ma chiarisce perché un incendio in quest’area richiami tanta attenzione: l’Ucraina cerca di rendere più costoso e difficile il funzionamento della rete che alimenta l’economia russa e sostiene le sue operazioni militari.

Negli ultimi mesi Kiev ha intensificato gli attacchi a raffinerie, depositi, terminali e stazioni di pompaggio. Il ragionamento è duplice. Il petrolio è una fonte di entrate per la Russia; i carburanti sono indispensabili per trasporti, aviazione e forze armate. Colpire ripetutamente questi impianti può imporre riparazioni, deviazioni dei flussi e nuove misure di protezione. L’effetto reale dipende però dalla gravità dei danni, dalle scorte disponibili e dalla capacità di Mosca di usare percorsi alternativi.

Che cosa ci dicono davvero i numeri dei droni

Il ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver abbattuto 868 droni nell’arco di circa tredici ore, considerando diverse regioni russe, la Crimea occupata e il mar d’Azov. Non è un secondo conteggio dei velivoli diretti verso Mosca e non va sommato ai 650 indicati da Sobjanin: i due dati riguardano aree e criteri differenti. Entrambi provengono dalle autorità russe. The Moscow Times, Associated Press.

È prudente anche evitare di definire quello di oggi «il più grande attacco di sempre» sulla capitale. Durante le elezioni parlamentari russe di settembre, Mosca aveva denunciato un’altra ondata enorme: secondo i dati russi riferiti dall’Associated Press, furono abbattuti 1.110 droni nell’insieme delle aree colpite, mentre il sindaco parlò di 450 droni distrutti in avvicinamento alla capitale. Cambiano il periodo considerato, il territorio e il tipo di dato — velivoli segnalati in volo, intercettati o abbattuti. I record, senza queste precisazioni, rischiano di dire meno di quanto sembri. Associated Press.

Una massa di droni può impegnare a lungo radar, difese aeree, squadre di emergenza e traffico civile. Le chiusure degli aeroporti mostrano un costo immediato anche quando gran parte dei velivoli viene intercettata. Ma dal solo numero annunciato da Mosca non possiamo ricostruire il piano operativo ucraino, né sapere quanti droni fossero destinati specificamente a Volodarskaja.

Una guerra energetica sempre più intensa

L’attacco si inserisce in uno scambio di colpi che non riguarda soltanto il fronte terrestre. La Russia continua a bombardare città e infrastrutture ucraine; nelle stesse ore dell’incursione su Mosca, sono stati segnalati nuovi attacchi russi in Ucraina, compreso un colpo a un ponte a Zaporižžja. Kiev, dal canto suo, impiega droni a lungo raggio per raggiungere impianti industriali e logistici molto oltre la linea del fronte. Associated Press.

Nei giorni scorsi il ministero della Difesa ucraino ha sostenuto che i suoi attacchi abbiano neutralizzato il 51% della capacità russa di raffinazione. È una valutazione di Kiev che non è stata verificata indipendentemente e non va trasformata nella conclusione che oggi metà delle raffinerie russe sia contemporaneamente ferma. Il presidente Vladimir Putin ha comunque riconosciuto che gli attacchi al settore petrolifero hanno prodotto un danno economico, pur ridimensionandone la portata. Associated Press.

Volodarskaja racconta il punto a cui è arrivata questa fase della guerra: l’Ucraina tenta di colpire non solo la produzione di carburante, ma anche le infrastrutture che lo fanno arrivare dove serve. Per capire se l’incendio del 6 ottobre segnerà una svolta occorreranno informazioni che oggi mancano: una valutazione verificabile dei danni, l’eventuale durata dell’interruzione e le conseguenze effettive sui rifornimenti. Il bilancio umano, invece, è già certo nelle comunicazioni delle autorità regionali: due morti, nove feriti e case distrutte o danneggiate.

Fonti