Secondo le ricostruzioni di Repubblica e ANSA, la premier continua a valutare elezioni tra aprile e maggio 2027. Gli alleati chiedono di arrivare alla scadenza naturale. Prima, però, la maggioranza deve superare il voto finale sulla riforma elettorale.
Giorgia Meloni guarda alla primavera del 2027. Non ha annunciato una data per le elezioni politiche, ma l’ipotesi di anticiparle torna al centro della trattativa nella maggioranza. Secondo Repubblica, la presidente del Consiglio resta orientata a votare tra aprile e maggio; l’ANSA riferisce che l’idea è da tempo nei suoi ragionamenti. Lega e Forza Italia, invece, chiedono di arrivare all’autunno, quando la legislatura raggiungerebbe la sua scadenza naturale.
A riaprire pubblicamente la partita è stato Lucio Malan, capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato. Ha evocato la possibilità di votare a maggio insieme alle amministrative, salvo precisare poche ore dopo che, per il suo partito, la legislatura deve arrivare fino in fondo, «ferme restando le prerogative del Capo dello Stato». La correzione non ha cancellato la domanda politica: Malan si è spinto troppo avanti oppure ha detto ad alta voce ciò che Meloni continua a considerare?
La risposta dipenderà anche da quello che accadrà alla Camera. La riforma della legge elettorale ha ottenuto il 6 ottobre le prime due fiducie, con 226 e 227 voti favorevoli. La maggioranza ha dunque tenuto nei voti palesi. Il passaggio più delicato resta lo scrutinio finale, atteso per giovedì 8 ottobre, nel quale il voto segreto potrebbe lasciare spazio a dissensi rimasti finora invisibili.
Perché Meloni potrebbe voler anticipare
Il vantaggio di un voto primaverile, per Fratelli d’Italia, sarebbe scegliere il momento della sfida invece di affrontare un altro anno di governo, una nuova manovra e le tensioni che potrebbero accumularsi nella coalizione. L’eventuale coincidenza con le amministrative offrirebbe inoltre un’unica campagna elettorale, anche se gli effetti politici di un accorpamento sono difficili da prevedere.
C’è poi la legge elettorale. Il testo ora alla Camera sostituisce quasi tutti i collegi uninominali con un sistema proporzionale corretto da un premio: 70 seggi alla Camera e 35 al Senato per la coalizione o lista più votata in entrambe le Camere che raggiunga almeno il 42% dei voti validi in ciascuna. Il premio non scatterebbe, quindi, per il solo fatto di arrivare primi. Quel 42% è la soglia attorno alla quale ruotano i calcoli del centrodestra.
Qui emerge il limite della strategia. Fratelli d’Italia può avere interesse a capitalizzare il proprio consenso, ma ha bisogno di alleati abbastanza forti da portare la coalizione alla soglia prevista. Un’elezione anticipata, mentre Lega e Forza Italia chiedono tempo per rafforzarsi, potrebbe rendere meno sicuro proprio il risultato che la nuova legge vorrebbe favorire. Anche Futuro Nazionale di Roberto Vannacci è una variabile: la sua capacità di sottrarre voti nell’area della destra resta da misurare su scala nazionale, ma ignorarla nei calcoli sarebbe imprudente.
Gli alleati chiedono tempo, per ragioni diverse
La Lega pone una condizione politica esplicita. «Solo dopo aver concluso l’iter sull’autonomia differenziata si possono fare ipotesi di elezioni anticipate, non prima», ha detto all’ANSA il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo. Il Carroccio vuole poter presentare ai propri elettori un risultato identitario prima della campagna per le politiche. La riforma elettorale elimina inoltre quasi tutti i collegi uninominali, nei quali la forza territoriale leghista ha avuto un peso nelle trattative interne al centrodestra.
Antonio Tajani usa toni meno conflittuali, ma la posizione di Forza Italia è altrettanto chiara: il partito è favorevole ad arrivare alla fine della legislatura. Il vice Roberto Occhiuto ha suggerito a Meloni di utilizzare il tempo restante per adottare misure economiche riconoscibili dagli elettori. Anche Maurizio Lupi si è espresso per il voto alla scadenza naturale.
Sono motivazioni che non coincidono del tutto. La Lega insiste sull’autonomia; Forza Italia chiede tempo per consolidare la propria posizione e l’azione di governo. Per entrambe, però, votare prima significa affrontare più rapidamente la prova delle urne e la selezione delle future candidature. È su questa differenza d’interessi, più che sulle dichiarazioni di lealtà reciproca, che si misura la tensione nella maggioranza.
La riforma può passare. La data delle elezioni è un’altra decisione
Le due fiducie mostrano che Meloni dispone dei numeri per portare avanti la legge elettorale. Non garantiscono, da sole, l’esito del voto finale. Né l’eventuale approvazione della riforma porterebbe automaticamente allo scioglimento delle Camere: una legge che stabilisce come votare non decide quando si vota.
Anche una crisi aperta dalla presidente del Consiglio non produrrebbe elezioni per sua sola volontà. L’articolo 88 della Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica il potere di sciogliere le Camere, dopo averne sentito i presidenti. Meloni può rendere politicamente più probabile quel passaggio; non può fissare unilateralmente la data del voto.
Restano inoltre i dubbi di costituzionalità sollevati dalle opposizioni sul nuovo sistema, in particolare sul rapporto tra il premio collegato al risultato nazionale e l’elezione del Senato «a base regionale» prevista dall’articolo 57 della Costituzione. Sono questioni serie, non una bocciatura già scritta. La Corte costituzionale non esamina automaticamente una legge elettorale appena approvata: occorrerebbe che una questione arrivasse al suo giudizio attraverso le procedure previste.
La partita, dunque, ha due tempi. Il primo è immediato e si gioca alla Camera: verificare se la maggioranza resta compatta anche nel voto segreto. Il secondo riguarda la primavera del 2027. Se la legge passerà, Meloni dovrà decidere se spingere davvero per abbreviare la legislatura, assumendosi il rischio di andare alle urne con alleati che chiedono apertamente di aspettare. Volere il voto in primavera è una scelta politica; ottenere le condizioni per vincerlo è un problema diverso.
Fonti
- Repubblica, la ricostruzione sul voto in primavera e le tensioni nel centrodestra.
- ANSA, le posizioni di Lega, Forza Italia e degli altri alleati sul voto anticipato.
- ANSA, le dichiarazioni e la successiva precisazione di Lucio Malan.
- ANSA, i risultati delle prime due fiducie e il calendario del voto finale.
- Camera dei deputati, dossier sulla proposta di legge elettorale A.C. 2822-B.
- Costituzione, articoli 57 e 88, sito del Senato.
- Corte costituzionale, sentenza n. 1 del 2014 sui limiti dei premi di maggioranza.
