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NUOVO ATTACCO ALLA SINISTRA

Meloni, il Quirinale e le parole a Vespa: «Non è nei miei piani, ma basta razzismo culturale»

La premier esclude ambizioni per il Colle e rivendica il diritto di una personalità conservatrice a diventare presidente della Repubblica. Nel libro di Bruno Vespa anche un nuovo attacco alla sinistra sulla riforma della Rai.

Giorgia Meloni non considera il Quirinale un obiettivo politico. Almeno per il momento, assicura, la sua priorità è portare a termine la legislatura e ottenere dagli elettori un nuovo mandato. Ma la presidente del Consiglio coglie l’occasione per intervenire sul dibattito relativo alla futura successione al Colle, contestando quella che definisce una forma di «razzismo culturale» nei confronti delle personalità di orientamento conservatore.

Le dichiarazioni sono contenute nel nuovo libro di Bruno Vespa, Storia della Seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein, in uscita lunedì 2 novembre per Mondadori-Rai Libri. Nell’intervista con il giornalista, la presidente del Consiglio chiarisce di non avere intenzione di puntare alla presidenza della Repubblica, ma respinge l’idea che una figura espressione della cultura politica conservatrice non possa aspirare, in futuro, a ricoprire la più alta carica dello Stato.

«Sono totalmente concentrata a chiudere bene questo mandato e a chiedere agli italiani di confermarmi la loro fiducia per altri cinque anni. Il Quirinale non è nei miei piani», afferma Meloni. Subito dopo, però, sposta il discorso dal proprio futuro politico a una questione più ampia: secondo la premier, non dovrebbe suscitare scandalo l’eventualità che un esponente di cultura conservatrice possa essere scelto per il Colle.

«Il presidente della Repubblica non deve venire per forza dal centrosinistra»

Nel ragionamento di Meloni, il punto è il riconoscimento di una legittimità politica e culturale che, a suo giudizio, non dovrebbe essere riservata a una sola parte del Paese. «Chi lo ha detto che per essere un ottimo presidente della Repubblica si debba per forza venire dal centrosinistra?», domanda la presidente del Consiglio. Da qui l’accusa di «razzismo culturale», espressione con cui Meloni descrive l’atteggiamento di chi considererebbe una parte consistente degli italiani, quella che si riconosce in posizioni conservatrici, meno legittimata a esprimere una figura di garanzia per l’intera Repubblica.

La premier richiama anche il passato politico di una parte della sinistra, citando chi, da giovane, sosteneva l’Unione Sovietica. Un riferimento polemico che accompagna la sua critica a quella che considera una pretesa di esclusività nella scelta del presidente della Repubblica.

Meloni insiste poi sul rapporto tra maggioranza parlamentare e istituzioni. A suo avviso, le reazioni della sinistra quando si prospetta la possibilità che sia una maggioranza di centrodestra a indicare il prossimo capo dello Stato rivelerebbero una concezione «proprietaria» delle istituzioni. Una posizione che la presidente del Consiglio utilizza per contestare le critiche preventive a un’eventuale candidatura conservatrice.

Resta, almeno nelle dichiarazioni riportate da Vespa, la distinzione tra il principio politico rivendicato e le ambizioni personali: Meloni esclude che il Quirinale rientri nei suoi programmi e ribadisce di voler concentrare il proprio impegno sul mandato di governo e sulla ricerca della conferma elettorale.

Riforma Rai, Meloni: «Siamo a buon punto»

Nel colloquio con Bruno Vespa trova spazio anche la riforma della Rai, tema sul quale la premier rimanda al lavoro parlamentare, sostenendo che il percorso sarebbe ormai in una fase avanzata. «Come sa, è materia della quale si sta occupando il Parlamento, ma mi pare si sia a buon punto», afferma Meloni. L’approvazione della riforma, secondo la presidente del Consiglio, consentirebbe di sottrarre alla sinistra un argomento di contestazione nei confronti dell’esecutivo. Anche su questo terreno il confronto assume toni polemici.

Meloni ricorda che l’attuale normativa sulla governance del servizio pubblico è stata approvata da governi di centrosinistra e che, a suo giudizio, sarebbe stata utilizzata per anni dagli stessi partiti che oggi ne chiedono la modifica. La premier contesta quindi quella che considera un’incoerenza: quando il centrosinistra era al governo, sostiene, la legge non veniva messa in discussione; con l’arrivo dell’esecutivo di centrodestra, invece, sarebbe diventata oggetto di critiche perché attribuirebbe troppo potere alla politica nella gestione della televisione pubblica. «Questa è la sinistra in Italia», conclude Meloni, liquidando come «ridicole» le contestazioni rivolte alla riforma.

Il Colle resta sullo sfondo del confronto politico

Le parole affidate al libro di Vespa tengono insieme due questioni: da una parte la posizione personale della presidente del Consiglio, che nega di avere ambizioni per il Quirinale; dall’altra il confronto sul possibile profilo del prossimo presidente della Repubblica e sul ruolo che potrebbe avere una maggioranza di centrodestra nella sua scelta. Non si tratta, dunque, di un annuncio di candidatura.

Meloni respinge esplicitamente questa interpretazione, ma rivendica per l’area conservatrice la stessa legittimità a esprimere una figura per il Colle riconosciuta, a suo giudizio, agli altri orientamenti politici. Un tema destinato a rimanere sullo sfondo del dibattito istituzionale, mentre la premier indica nella conclusione della legislatura e nel consenso degli elettori le priorità del proprio percorso politico.