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Mattarella richiama la politica sui giovani: sono una priorità sociale, servono prospettive per il futuro

Mattarella giovani

All’indomani del decreto sicurezza, il presidente della Repubblica chiede di affrontare malessere, insicurezza ed emarginazione giovanile con strategie di lungo periodo. Al Quirinale parla anche di lavoro, talenti che lasciano l’Italia e potere dei monopoli tecnologici. Un intervento che amplia il dibattito oltre la gestione delle violenze di piazza.

La questione giovanile è una priorità sociale che richiede risposte sul lavoro, sulle opportunità e sulla possibilità di costruire un futuro. Sergio Mattarella la riporta al centro del dibattito il giorno dopo l’approvazione del nuovo decreto sicurezza, mentre il confronto politico resta concentrato sulle devastazioni, sui minorenni coinvolti e sugli strumenti per impedire nuovi scontri.

«La società non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione», afferma il capo dello Stato. «È una grande questione sociale. Una priorità che deve vedere sensibili istituzioni e tutte le forze della società».

Mattarella interviene al Quirinale durante la cerimonia di consegna delle insegne ai nuovi Cavalieri del Lavoro e dei riconoscimenti agli Alfieri del Lavoro, gli studenti premiati per i risultati scolastici. Un’occasione che mette insieme imprenditori e nuove generazioni e nella quale il presidente lega le prospettive dei ragazzi alla capacità del Paese di produrre sviluppo e coesione. La cerimonia sul sito del Quirinale.

Il richiamo a una politica capace di guardare oltre l’emergenza

Il passaggio centrale del discorso riguarda l’orizzonte delle decisioni pubbliche.

«Occorre uno sguardo di ampia visione che, accanto alle necessarie scelte congiunturali, si proponga strategie adeguate nel farsi carico del malessere, del senso di insicurezza per il futuro che sovente i giovani avvertono, del timore di asservimento o di emarginazione. Tanto più in questi tempi così tumultuosi e incerti».

Le misure immediate vengono collocate dentro una responsabilità più ampia. Il presidente richiama la necessità di occuparsi delle condizioni che rendono difficile progettare la propria vita: il timore di restare ai margini, la fragilità delle prospettive e la sensazione di avere poco controllo sul proprio percorso. Il richiamo di Mattarella riportato dall’ANSA.

È un’indicazione che interessa istituzioni, imprese e società civile. Affrontare la questione giovanile significa infatti interrogarsi anche sulla qualità delle occasioni offerte ai ragazzi, sul rapporto fra formazione e lavoro e sulla possibilità di raggiungere un’autonomia economica.

Dopo il decreto sicurezza, senza attribuire al Colle una bocciatura

La collocazione temporale dà alle parole di Mattarella un rilievo politico evidente. Il 20 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo decreto sicurezza, con il fermo preventivo esteso ai minorenni, nuove disposizioni sull’imputabilità e il reato di partecipazione violenta alle manifestazioni.

Il presidente interviene quindi mentre la risposta del governo alle devastazioni prende forma soprattutto sul terreno penale e dell’ordine pubblico. Ma le sue parole non contengono una bocciatura esplicita del decreto e non autorizzano a trasformare il discorso in una dichiarazione di scontro con Palazzo Chigi.

Il punto che emerge è la richiesta di affiancare alle scelte dettate dall’urgenza una strategia sulle condizioni sociali.

Anche la mancata introduzione dei nuovi poteri di polizia giudiziaria per i militari appartiene al confronto sul provvedimento: la misura, inizialmente prospettata, è stata esclusa dopo le interlocuzioni istituzionali. È un piano distinto dal contenuto dell’intervento odierno sui giovani.

La condanna delle violenze e la richiesta di comprenderne le radici

Il discorso si collega a quanto Mattarella aveva detto lunedì 19 ottobre a Imperia, all’assemblea delle Province italiane.

In quell’occasione aveva definito inaccettabile ogni violenza, espresso solidarietà alle forze dell’ordine e chiesto un esame approfondito dei disordini, soffermandosi sul coinvolgimento di soggetti diversi da quelli abitualmente presenti negli scontri.

Nel testo pubblicato dal Quirinale, il presidente tiene insieme la tutela della sicurezza e la necessità di comprendere fenomeni che pongono nuovi interrogativi. L’intervento di Imperia.

Il richiamo di oggi sviluppa quella riflessione. Accertare le responsabilità individuali e occuparsi del malessere giovanile sono compiti che devono procedere insieme. La condanna dei saccheggi non esaurisce la domanda sulle ragioni per cui alcuni adolescenti arrivano a parteciparvi.

Allo stesso tempo, la questione sociale riguarda una platea molto più vasta dei ragazzi coinvolti nelle violenze: studenti, giovani lavoratori e persone che cercano una collocazione e affrontano l’incertezza senza commettere reati.

I talenti che partono e le condizioni per farli tornare

Un altro passaggio riguarda l’emigrazione giovanile, che Mattarella considera un problema per il futuro dell’Italia.

Il presidente definisce «un grave peso il bilancio negativo delle migrazioni giovanili» e chiede di creare condizioni capaci di rendere attraente il ritorno. «Molti rientrerebbero volentieri se fosse offerto loro un cammino di lavoro e di vita che consentisse di potersi realizzare».

L’attenzione si sposta così dalla partenza alle opportunità disponibili. La mobilità internazionale può rappresentare una scelta di crescita; il problema per il Paese nasce quando mancano condizioni sufficienti per trattenere competenze o per convincere chi è partito a rientrare.

Nelle parole del capo dello Stato, lavoro e vita sono parte dello stesso percorso. Una prospettiva professionale va valutata insieme alla possibilità di costruire autonomia, relazioni e progetti.

Il collegamento con il resto del discorso è chiaro: il futuro dei giovani dipende anche da quanto il sistema economico consente loro di partecipare e di realizzarsi. Il resoconto di Repubblica.

Big Tech, monopoli e il richiamo a Einaudi

Mattarella amplia la riflessione al potere dei grandi monopoli, con un riferimento ai settori tecnologici, alle infrastrutture satellitari e all’intelligenza artificiale.

Critica «i cosiddetti magnati insofferenti alle regole della comunità, siano esse statuali o sovranazionali, con assurde inaccettabili pretese in settori nevralgici della vita internazionale».

Il tema riguarda la capacità delle istituzioni di governare trasformazioni dalle quali dipendono attività economiche, comunicazioni e opportunità di lavoro. La concentrazione del potere tecnologico entra così nella riflessione sulle disuguaglianze e sull’autonomia delle comunità.

Il presidente richiama Luigi Einaudi e la sua posizione sul controllo dei monopoli, ricordandone l’analisi delle conseguenze sociali ed economiche. È un riferimento che colloca la difesa della concorrenza e delle regole dentro la tradizione liberale e costituzionale italiana.

Il passaggio assume particolare rilievo in una fase nella quale poche grandi imprese controllano strumenti sempre più importanti per la vita collettiva. Il progresso tecnologico pone quindi anche una questione di distribuzione del potere e delle possibilità di accesso.

Guerre, rincari e condizioni di vita

Nel discorso trovano spazio anche le tensioni internazionali e le loro ricadute economiche.

Mattarella richiama le politiche neoimperialistiche, le guerre di aggressione, l’insicurezza delle rotte marittime e i rincari che ne derivano. Il contesto internazionale pesa sulle prospettive delle imprese e sulle condizioni delle famiglie, aggravando l’incertezza.

Il riferimento ai bassi salari porta la riflessione sulle condizioni materiali. Parlare del futuro di una generazione significa considerare anche quanto un reddito consenta di sostenere le spese quotidiane e di pianificare quelle successive.

È dentro questo quadro che il presidente colloca la centralità dei giovani: le loro possibilità influenzano l’evoluzione della società, dell’economia e dei modelli di vita.

Anche Draghi richiama il blocco delle aspettative

Nella stessa mattinata, Mario Draghi propone una lettura delle proteste centrata sulla percezione di opportunità bloccate.

In un’intervista a Bloomberg, ripresa dall’ANSA, l’ex presidente del Consiglio e della Banca centrale europea osserva che le mobilitazioni nei diversi Paesi hanno ragioni specifiche. Individua però un possibile elemento comune nella sensazione dei giovani di non essere ascoltati, nelle difficoltà di accesso al lavoro e nello spaesamento davanti alla rapidità della trasformazione tecnologica. Le dichiarazioni di Draghi.

Sono interventi distinti, che riportano entrambi l’attenzione sulle prospettive. Nel discorso di Mattarella, questa attenzione diventa un richiamo alla responsabilità delle istituzioni e delle forze sociali: le decisioni prese oggi devono permettere ai giovani di costruire il proprio futuro e di contribuire a quello del Paese.

Fonti