Osnato esclude la necessità di uno scostamento, mentre Giorgetti tratta con Bruxelles per ottenere flessibilità su energia e difesa. Il deficit 2025 resta al 3,1% e le promesse della maggioranza si moltiplicano. La legge di bilancio dovrà trasformarle in misure finanziate.
Meno tasse per il ceto medio, aiuti contro il caro energia, incentivi alle imprese e forse un nuovo contributo delle compagnie petrolifere. Marco Osnato, presidente della Commissione Finanze della Camera ed esponente di Fratelli d’Italia, delinea così la prossima legge di bilancio in un’intervista rilasciata ad Adnkronos il 25 settembre. La sua convinzione è che il governo possa trovare le risorse necessarie senza ricorrere a nuovo deficit.
Il problema è che il quadro dei conti pubblici si è appena fatto più stretto. Il 22 settembre l’Istat ha confermato che nel 2025 il rapporto tra deficit e Pil è rimasto al 3,1%, sopra la soglia europea del 3%. L’Italia non potrà quindi uscire in anticipo dalla procedura per disavanzo eccessivo. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha preso atto del dato e ha indicato nel 2027 il possibile anno di uscita, a condizione che il percorso di rientro venga rispettato.
La distanza dalla soglia può sembrare piccola. Le decisioni che ne derivano, però, riguardano miliardi di euro e determinano quanto spazio il governo potrà utilizzare nella manovra.
Osnato: «Non vedo la necessità» di uno scostamento
Nell’intervista, Osnato difende il percorso compiuto finora dal governo. L’uscita anticipata dalla procedura europea era una possibilità, sostiene, mentre il calendario di rientro lasciava ancora un anno di tempo. Per questo ritiene possibile costruire una legge di bilancio che sostenga famiglie e imprese senza autorizzare nuovo indebitamento.
È una posizione che si distingue dalle richieste avanzate nella maggioranza da Matteo Salvini, favorevole a una manovra più ampia anche attraverso maggiore deficit. Osnato non chiude ogni porta in linea di principio: indebitarsi, dice, può avere senso se esiste una ragione valida e se la scelta è sostenibile. Nelle condizioni attuali, però, giudica lo scostamento non necessario.
Resta da stabilire come finanziare contemporaneamente gli interventi annunciati. Una riduzione permanente delle imposte richiede coperture che durino nel tempo. Un contributo straordinario chiesto a banche o compagnie petrolifere può fornire risorse, ma la sua entità e la sua durata dipendono da norme che oggi non sono state definite.
Il 3,1% non è soltanto uno «zero virgola»
Il dato Istat merita di essere letto con attenzione. Nel 2025 il deficit è sceso dal 3,4% al 3,1% del Pil: i conti sono migliorati, ma non abbastanza da raggiungere la soglia richiesta per l’uscita anticipata dalla procedura europea. Nello stesso anno il Pil reale è cresciuto dello 0,6% e la pressione fiscale è salita al 42,9% del Pil, secondo l’Istat.
Osnato parla di uno scarto di «poche centinaia di milioni». È importante distinguere due cifre. La revisione statistica pubblicata a settembre ha peggiorato la stima del deficit 2025 di 355 milioni di euro. La distanza tra il deficit effettivo e la soglia del 3%, invece, è più ampia: il rapporto non arrotondato è stato indicato intorno al 3,079%, su un Pil di circa 2.265 miliardi. Uno scarto di questa grandezza vale, indicativamente, circa 1,8 miliardi di euro.
Non si tratta di trovare oggi quella somma per «correggere» retroattivamente il bilancio del 2025. Il punto è politico e contabile: pochi centesimi di punto possono decidere se un Paese esce dalla procedura europea e quali margini ottiene per programmare le spese successive.
Giorgetti cerca una strada a Bruxelles
Nelle dichiarazioni del 23 settembre, successive al verdetto Istat, Giorgetti ha spiegato che il governo sta discutendo con la Commissione europea l’applicazione della clausola di flessibilità per energia e difesa. Se l’Italia fosse uscita in anticipo dalla procedura, ha detto, l’utilizzo della clausola sarebbe stato più semplice. Restando nella procedura, occorre invece chiarirne l’interpretazione con Bruxelles.
La distinzione è decisiva. Lo scostamento di bilancio di cui si discute nella politica italiana riguarda una scelta di aumentare il deficit rispetto agli obiettivi programmati. La clausola europea consente, a determinate condizioni, di deviare temporaneamente dal percorso di spesa concordato per finanziare interventi ammessi dalle regole.
Non è denaro gratuito e non cancella le uscite dai conti pubblici. Se gli investimenti sono finanziati con debito, deficit e debito possono comunque aumentare; cambia il modo in cui quella spesa viene valutata nell’ambito delle regole europee. Inoltre non qualsiasi misura contro il caro energia è automaticamente ammissibile: la Commissione indica come prioritarie quelle che rafforzano in modo strutturale la sicurezza del sistema energetico e valuta i progetti caso per caso.
Giorgetti ha assicurato che la scelta finale arriverà dopo l’aggiornamento del quadro di finanza pubblica. Secondo quanto riferito da ANSA, il ministro prevede che all’inizio di ottobre saranno più chiare le indicazioni strategiche della manovra.
Irpef fino a 60mila euro: chi guadagnerebbe dal taglio
Sul fisco, Osnato propone di estendere fino a 60mila euro lo scaglione Irpef oggi tassato al 33%. Attualmente, come ricorda la documentazione della Camera, le aliquote sono tre: 23% fino a 28mila euro, 33% tra 28mila e 50mila euro, 43% oltre i 50mila euro.
Se il 33% arrivasse a 60mila euro senza altre modifiche, il beneficio riguarderebbe la parte di reddito compresa tra 50mila e 60mila euro. Per fare un esempio semplificato, su 55mila euro di reddito imponibile il risparmio sull’Irpef lorda sarebbe di circa 500 euro annui; da 60mila euro in su arriverebbe a 1.000 euro annui. Il beneficio effettivo dipenderebbe poi dal testo della norma e dalle altre regole fiscali applicabili.
Giorgetti ha confermato che la riduzione dell’Irpef per il ceto medio è una priorità, ma non ha ancora presentato una misura definitiva né le relative coperture. La proposta di Osnato va quindi letta come un obiettivo politico, non come un taglio delle tasse già approvato.
Banche e petrolio: le coperture ancora da definire
Osnato sostiene che anche nella prossima manovra sarà chiesto un contributo alle banche. Apre inoltre alla possibilità di coinvolgere le compagnie petrolifere, in una fase in cui il costo dell’energia pesa su famiglie e imprese.
Non usa volentieri la parola «extraprofitti». Preferisce parlare di soluzioni concordate con le aziende, capaci di finanziare servizi e incentivi senza scoraggiare gli investimenti. È un’impostazione che lascia aperte le domande decisive: quali imprese pagherebbero, su quale base verrebbe calcolato il contributo, quanto incasserebbe lo Stato e per quanti anni?
Senza queste risposte, il gettito non può essere trattato come una copertura già disponibile. C’è poi una differenza da non perdere di vista: una misura temporanea può finanziare una spesa temporanea più facilmente di quanto possa sostenere una riduzione permanente dell’Irpef.
Energia e bonus edilizi: la risposta immediata e quella di lungo periodo
Osnato richiama anche l’ipotesi, discussa da Giorgetti, di portare al 65% un incentivo per ristrutturazioni orientate al risparmio energetico. L’obiettivo sarebbe sostenere l’edilizia e ridurre nel tempo i consumi degli edifici. Ma aliquota, destinatari, limiti di spesa e costo per lo Stato sono ancora da definire.
Il presidente della Commissione Finanze cita poi il nucleare come risposta al costo dell’energia per le imprese. È una scelta di politica industriale che avrebbe, se realizzata, effetti nel lungo periodo. Non può essere considerata una soluzione alle bollette dei prossimi mesi: per quelle servono decisioni più vicine nel tempo su prezzi, efficienza, produzione e sostegni mirati.
Giorgetti, nelle dichiarazioni di settembre, ha parlato di interventi su famiglie, imprese, mobilità, produzione e reti energetiche, insistendo sulla necessità di valutare ogni euro speso. La qualità della manovra dipenderà anche da questo: scegliere misure che proteggano subito chi subisce il caro energia e investimenti che riducano la vulnerabilità del Paese negli anni successivi.
Una manovra con lo sguardo alle urne
Nell’intervista ad Adnkronos, Osnato collega la legge di bilancio anche al calendario politico. Una volta approvate la riforma elettorale e la manovra, considera plausibile votare prima o dopo l’estate del 2027. È una valutazione politica, non una data elettorale decisa.
La prossima legge di bilancio sarà dunque discussa mentre i partiti guardano già alle elezioni. Questo spiega la pressione per inserire tagli fiscali, incentivi e aiuti visibili ai cittadini. Ma proprio in una manovra che precede il voto la distinzione tra annunci, proposte finanziate e misure approvate diventa essenziale.
Osnato dice che non serve nuovo deficit. Giorgetti vuole conservare credibilità sui conti, ma cerca al tempo stesso margini europei per investire. La maggioranza chiede meno tasse e più sostegni. La prova arriverà quando il governo presenterà cifre, coperture e priorità: soltanto allora si capirà quali promesse possono stare davvero nella stessa manovra.
Fonti
- Adnkronos — Intervista di Jole Saggese a Marco Osnato, «Manovra, Osnato: “Non serve nuovo deficit, voto possibile sia prima sia dopo l’estate”», 25 settembre 2026
- Istat — Conti economici nazionali 2010-2025, pubblicati il 22 settembre 2026.
- ANSA — Revisione della stima del deficit 2025 di 355 milioni, 22 settembre 2026.
- ANSA — Le dichiarazioni di Giorgetti e il confronto nella maggioranza sulla manovra, 23 settembre 2026.
- Commissione europea — Orientamenti sulla flessibilità per le misure di sicurezza energetica, 17 agosto 2026.
- Camera dei deputati — Aliquote e scaglioni Irpef in vigore.
