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La Russia mette alla prova la Germania: dalla guerra ombra al rischio di uno scontro violento

Il capo dell’intelligence tedesca Martin Jäger avverte che sabotaggi e operazioni limitate possono trascinare Berlino in una crisi con Mosca. Il BND non vede segnali di un’invasione russa della NATO. Il pericolo immediato, dice, è un’escalation che comincia sotto la soglia della guerra dichiarata.

La Germania rischia di essere trascinata in un «conflitto violento» con la Russia. Martin Jäger, presidente del Bundesnachrichtendienst, il servizio di intelligence estera tedesco, lo ha detto il 5 ottobre davanti al comitato parlamentare che controlla i servizi segreti. Nella stessa audizione ha precisato di non vedere, al momento, indizi di un attacco russo su larga scala contro un Paese della NATO. Le due affermazioni vanno lette insieme: Berlino teme che lo scontro possa aggravarsi attraverso sabotaggi, intimidazioni e operazioni militari circoscritte, prima ancora che attraverso un’offensiva convenzionale. Bundestag, Tagesschau

Per Jäger la Russia è oggi «l’avversario più pericoloso» della Germania. Mosca, sostiene il capo del BND, considera Berlino un ostacolo ai propri obiettivi in Europa: per il sostegno all’Ucraina, per le forniture militari e per l’opposizione tedesca alle pressioni sugli alleati baltici. Il Cremlino starebbe osservando la risposta tedesca per capire fin dove può spingersi. È la logica di quella che Jäger chiama «guerra ombra»: azioni ostili la cui responsabilità può essere negata o contestata, condotte senza aprire formalmente un conflitto tra Stati. Bundestag, Tagesschau

Lipsia, il caso che rende concreto l’allarme

Jäger ha citato il tentato attacco del 4 agosto all’aeroporto di Lipsia-Halle, uno snodo importante per il trasporto merci utilizzato anche da aerei ucraini. Un drone dotato di esplosivo fu trovato vicino a un velivolo cargo Antonov e l’ordigno venne disinnescato. Il 1° settembre il governo tedesco ha attribuito politicamente l’operazione alla Russia, sulla base delle indagini di polizia, delle modalità dell’azione e di informazioni di intelligence. Ha precisato, però, che le indagini penali non sono concluse: l’attribuzione ufficiale di una responsabilità statale e l’accertamento giudiziario delle responsabilità individuali sono passaggi distinti. Governo tedesco

È un episodio che spiega la preoccupazione di Berlino meglio di una previsione generica sulla guerra. Un attacco contro un’infrastruttura logistica sul territorio tedesco potrebbe provocare vittime, compromettere attività civili e obbligare il governo a reagire. Se la responsabilità ricade su uno Stato, ogni risposta diventa anche una scelta di politica estera e di sicurezza. Il rischio di escalation nasce proprio da questa sequenza: un’azione limitata, i suoi effetti forse incontrollabili, l’attribuzione, la risposta.

Dopo Lipsia, Berlino ha annunciato misure diplomatiche e di sicurezza, tra cui la chiusura del consolato russo a Bonn e un rafforzamento della protezione delle infrastrutture. Il governo ha descritto la propria reazione come decisa ma proporzionata, coordinandosi con NATO e Unione europea. Anche questo conta: riconoscere la gravità di un attacco non significa scegliere automaticamente la risposta militare. Governo tedesco

Il fronte interno: sabotaggio, spionaggio, influenza

All’audizione non ha parlato soltanto il capo del BND. Sinan Selen, alla guida dell’agenzia tedesca per la sicurezza interna, ha avvertito della disponibilità russa alla sabotaggio e a operazioni violente contro persone. Ha indicato trasporti, industria della difesa e infrastrutture militari tra i settori esposti. Martina Rosenberg, responsabile del controspionaggio militare, ha descritto tentativi di colpire anche la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e di dividere la società. Sono valutazioni dei servizi tedeschi, rese pubbliche davanti ai parlamentari; non equivalgono alla prova che ogni guasto, drone avvistato o campagna di disinformazione abbia un’origine russa. Bundestag

Il problema per chi deve difendersi è distinguere rapidamente un incidente da un’operazione ostile. Le campagne ibride possono usare strumenti molto diversi: spionaggio, cyberattacchi, interferenze informative, sabotaggi e persone reclutate per compiere singole azioni. La negazione della responsabilità fa parte del meccanismo. Costringe le autorità a raccogliere prove mentre decidono come proteggere obiettivi sensibili e quanto rendere pubbliche le informazioni disponibili.

Non è una preoccupazione soltanto tedesca. Il Consiglio dell’Unione europea descrive le attività ibride russe contro gli Stati membri come una campagna che comprende sabotaggi, attacchi informatici e interferenze nei processi democratici. L’UE ha creato un regime di sanzioni specifico contro persone ed entità ritenute coinvolte. Il quadro europeo non prova, da solo, la responsabilità russa per ogni episodio nazionale; mostra però che Berlino colloca il rischio di Lipsia in una minaccia discussa e affrontata anche dagli altri governi.

Gli «omini verdi» e la soglia più difficile da riconoscere

L’ipotesi che Jäger considera possibile riguarda anche operazioni militari russe limitate, in particolare nell’area baltica. Il riferimento agli «omini verdi» richiama gli uomini armati senza insegne apparsi durante l’occupazione della Crimea nel 2014. Non significa che il BND annunci un’operazione identica o imminente. Indica il tipo di scenario che preoccupa i servizi: un’azione circoscritta, inizialmente ambigua, abbastanza seria da richiedere una risposta e abbastanza limitata da rendere difficile decidere quale. Politico, Tagesschau

Qui sta il punto più delicato per la NATO. L’articolo 5 del Trattato prevede la difesa collettiva in caso di attacco armato contro un alleato, ma non scatta in modo automatico per qualsiasi atto ostile. L’Alleanza spiega che la valutazione dipende dal caso concreto e che anche un grave attacco informatico o ibrido può, in determinate circostanze, essere considerato un attacco armato. Tra un sabotaggio e un’invasione esiste dunque una fascia di eventi per i quali attribuzione, gravità e risposta devono essere valutate politicamente. NATO

Una piccola operazione nell’area baltica potrebbe puntare proprio a verificare se gli alleati reagiscono insieme, con quali tempi e con quali mezzi. È un’analisi del rischio, non la descrizione di un piano russo già accertato. Jäger, del resto, ha escluso di vedere oggi segnali di un grande attacco contro il territorio dell’Alleanza. Prendere sul serio l’avvertimento significa mantenere questa distinzione, non cancellarla.

Perché l’avvertimento arriva dopo la visita di Merz a Kyiv

Le parole del capo del BND arrivano il giorno dopo la visita del cancelliere Friedrich Merz a Kyiv. Merz ha ribadito il sostegno tedesco all’Ucraina e la volontà di rafforzare la cooperazione nell’industria della difesa. Berlino ha annunciato un pacchetto di oltre 1,3 miliardi di euro destinato alla difesa ucraina e al settore energetico in vista dell’inverno. Per Mosca, secondo la lettura dei servizi tedeschi, ridurre questa capacità di sostegno è uno degli obiettivi della pressione sulla Germania. Governo tedesco, Presidenza ucraina, Tagesschau

Jäger ha inoltre avvertito che la guerra in Ucraina potrebbe entrare in una fase particolarmente dura durante l’inverno. È una valutazione d’intelligence sul possibile comportamento russo, non una certezza sui tempi e sulle dimensioni dei prossimi attacchi. Ma aiuta a capire perché Berlino guardi insieme ai bombardamenti sull’Ucraina e alla sicurezza del proprio territorio: la Germania sostiene Kyiv e, secondo i suoi servizi, è per questo uno dei bersagli della pressione russa. Politico

L’allarme del BND non dice che una guerra tra Russia e NATO sia inevitabile. Dice qualcosa di più preciso e più difficile da gestire: un conflitto può diventare violento anche senza cominciare con un’invasione dichiarata. Per ridurre il rischio, Berlino e gli alleati devono poter proteggere infrastrutture e persone, attribuire gli attacchi con prove solide e scegliere risposte credibili senza perdere il controllo dell’escalation. Dopo Lipsia, per la Germania non è più una discussione soltanto teorica.

Fonti