Nelle registrazioni delle comunicazioni con il centro di controllo di Adif, il macchinista dell’AVE riceve l’autorizzazione a riprendere la “marcia normale”. Davanti a lui, però, un Iryo resta fermo all’ingresso di Urda. Tre italiane risultano ancora disperse. L’inchiesta dovrà chiarire perché il guasto al sistema di protezione sia stato seguito da una collisione che le procedure di emergenza avrebbero dovuto impedire.
Il sistema di sicurezza si interrompe, i treni si fermano, poi arriva l’ordine di ripartire. È attorno a questa sequenza che si concentra l’indagine sulla strage ferroviaria di Urda, nella provincia di Toledo, dove mercoledì 28 ottobre un AVE di Renfe ha tamponato un convoglio Iryo rimasto fermo sulla linea ad alta velocità Madrid-Siviglia.
Il bilancio riportato nella mattinata del 29 ottobre dalla televisione pubblica spagnola è di almeno 69 morti, oltre a numerosi feriti. Nella notte sono proseguite le operazioni tra le carrozze distrutte, mentre le autorità hanno avviato le procedure di identificazione delle vittime. L’aggiornamento di RTVE.
Le registrazioni delle conversazioni tra il centro di controllo di Adif a Madrid-Atocha e i macchinisti aggiungono elementi alla ricostruzione. Documentano le autorizzazioni impartite e gli avvisi sul treno ancora immobilizzato. Restano da confrontare con i registratori di bordo, i dati della segnalazione e la sequenza completa delle comunicazioni: gli audio pubblicati sono una parte delle prove, non una conclusione definitiva sulle responsabilità.
Alle 8.36 l’ordine all’AVE: riprendere la “marcia normale”
Uno dei passaggi centrali è registrato alle 8.36. Dopo la segnalazione di un problema al sistema di protezione LZB, dal centro di controllo viene comunicata al macchinista dell’AVE l’istruzione di disconnettere e riconnettere l’apparato, quindi riprendere la circolazione sotto il regime alternativo indicato come BSL.
Nella comunicazione compare l’espressione «con marcia normale». Il macchinista la ripete, chiedendo conferma, e riceve una risposta affermativa.
La registrazione è stata acquisita e descritta anche dall’agenzia spagnola EFE. È un elemento decisivo perché riguarda le condizioni nelle quali l’AVE è stato autorizzato a muoversi dopo il guasto.
Secondo la prima ricostruzione del ministero dei Trasporti spagnolo, il convoglio ha successivamente raggiunto una velocità intorno ai 200 chilometri orari. La velocità effettiva nelle diverse fasi della corsa e al momento dell’impatto dovrà essere verificata attraverso i dati tecnici.
L’Iryo segnala di essere fermo
Alle 8.41, in un’altra delle comunicazioni diffuse, la macchinista dell’Iryo informa Atocha di aver perso la trasmissione del sistema e di trovarsi ferma davanti al segnale di ingresso di Urda.
Anche a lei viene trasmessa un’istruzione per disconnettere e riconnettere l’LZB e riprendere la circolazione. Ma il convoglio non riesce a ripartire.
In una chiamata successiva, la macchinista ribadisce che il sistema non si riavvia e che il treno è ancora immobilizzato. Dal centro di controllo le viene risposto di richiamare in caso di ulteriori problemi.
Il punto da chiarire è che cosa sia accaduto alla protezione del tratto occupato dall’Iryo mentre l’AVE avanzava nella stessa direzione. Gli investigatori dovranno accertare quali informazioni fossero disponibili ai diversi operatori, come siano state interpretate e quali disposizioni siano state impartite al treno che sopraggiungeva.
Il governo indica un errore, ma la cronologia resta da verificare
Il ministero dei Trasporti spagnolo ha indicato nella gestione della ripartenza un possibile errore umano. Secondo fonti ministeriali citate da Europa Press, nelle condizioni dell’emergenza sarebbe stato necessario prescrivere una marcia più restrittiva, anziché autorizzare la ripresa normale della circolazione. La ricostruzione di Europa Press.
Questa è la valutazione iniziale dell’esecutivo. L’accertamento delle cause richiede però di ricostruire anche il funzionamento degli apparati, la segnalazione e l’interazione tra i sistemi di protezione e le decisioni operative.
Non è ancora univoca neppure la cronologia dell’impatto. RTVE riferisce che la versione governativa lo colloca alle 8.53, mentre fonti vicine a Iryo indicano le 8.48 e presentano una diversa scansione dei contatti con Atocha.
La differenza rende necessario sincronizzare registrazioni telefoniche, registratori di bordo e dati dell’infrastruttura, prima di attribuire a ogni comunicazione una posizione certa nella sequenza dello schianto. Le divergenze riportate da RTVE.
LZB e BSL: che cosa cambia quando si interrompe la protezione
L’LZB è un sistema che fornisce informazioni e supervisione continua della marcia. Il suo guasto non dovrebbe, da solo, rendere inevitabile una collisione: esistono procedure alternative per gestire la circolazione in condizioni di sicurezza.
Il BSL, Bloqueo de Señalización Lateral, regola invece la circolazione attraverso la segnalazione laterale e le relative procedure. Le condizioni di passaggio da un regime all’altro dipendono dal tipo di anomalia, dall’occupazione del tratto e dalle autorizzazioni previste.
È quindi impreciso affermare che ogni circolazione in BSL imponga automaticamente un limite di 40 chilometri orari. Il regolamento spagnolo distingue situazioni differenti e prevede specifiche prescrizioni per la perdita di trasmissione dell’LZB, compresi i casi in cui il tratto successivo risulti occupato.
La marcia a vista richiede di procedere in modo da potersi fermare davanti a un ostacolo. Nell’indagine su Urda occorrerà stabilire quali precauzioni fossero obbligatorie in quel punto e perché non abbiano impedito l’avvicinamento dei due convogli. Il regolamento di circolazione ferroviaria pubblicato nel BOE.
Tre italiane ancora disperse
La tragedia coinvolge anche nove cittadini italiani, secondo il quadro comunicato dalla Farnesina.
Cinque passeggeri sono stati recuperati in condizioni stabili, un sesto è ricoverato in un ospedale di Toledo e tre donne risultano disperse. Il ministero degli Esteri riferisce inoltre che le autorità spagnole hanno iniziato il riconoscimento delle salme. Il comunicato della Farnesina del 29 ottobre.
La condizione di persona dispersa non equivale alla conferma del decesso. Le verifiche sui connazionali proseguono insieme alle operazioni di identificazione e al confronto con le informazioni raccolte negli ospedali.
Tre giorni di lutto e l’indagine sulle barriere di sicurezza
Il presidente del governo Pedro Sánchez ha annunciato tre giorni di lutto ufficiale, dal 29 al 31 ottobre, e ha assicurato che saranno accertati eventuali errori e negligenze. Sul disastro lavorano gli organismi di investigazione ferroviaria e le autorità giudiziarie. La dichiarazione pubblicata dalla Moncloa.
L’inchiesta dovrà rispondere a due domande collegate: che cosa ha provocato il guasto iniziale e perché le protezioni successive non hanno evitato lo scontro.
Le registrazioni rendono verificabili istruzioni, conferme e richieste di assistenza. Per spiegare la strage servirà stabilire come quelle parole abbiano interagito con lo stato reale della linea e dei treni. Intanto, per le famiglie, resta l’attesa più difficile: conoscere la sorte delle persone che viaggiavano su quei convogli.
