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L'ALTERNATIVA A MELONI

Il Campo largo vuole correre, ma inciampa su Renzi: Conte mette in guardia gli alleati

Dopo tre ore di confronto, Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni fissano una tabella di marcia per costruire l’alternativa al governo Meloni. Ma l’apertura a Italia Viva riporta al centro le riserve del leader pentastellato: la presenza di Renzi nella coalizione, avverte Conte, potrebbe allontanare una parte dell’elettorato M5S. Intanto si lavora al programma e alle primarie, previste anche online.

Il Campo largo prova ad accelerare, ma il percorso verso un’alleanza capace di sfidare Giorgia Meloni continua a passare da una questione tutt’altro che secondaria: Matteo Renzi. È attorno alla possibile presenza di Italia Viva nella coalizione che si misura una delle principali difficoltà del centrosinistra. Da una parte c’è la necessità di allargare il perimetro dell’opposizione, dall’altra il timore che un’intesa senza condizioni possa creare più problemi di quanti ne risolva, soprattutto nei rapporti con l’elettorato del Movimento 5 Stelle.

La riunione in videocollegamento tra Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni è durata circa tre ore e ha prodotto una prima agenda condivisa. I quattro leader hanno concordato di arrivare alla definizione del programma entro novembre, organizzare una grande mobilitazione nazionale a dicembre contro il carovita e la manovra economica e celebrare le primarie entro febbraio. Una tabella di marcia che punta a preparare il centrosinistra a un possibile appuntamento elettorale già nella primavera del 2027. Ma dietro l’immagine di una ritrovata unità resta una questione politica irrisolta. E il nome che continua a creare imbarazzo è quello dell’ex presidente del Consiglio.

Conte avverte: «La presenza di Iv è un problema per l’Italia»

La giornata del vertice era cominciata proprio con una nuova presa di posizione di Giuseppe Conte nei confronti di Renzi. In un passaggio del libro di Bruno Vespa dedicato alla storia della Seconda Repubblica, il presidente del Movimento 5 Stelle ha espresso forti riserve sull’ingresso di Italia Viva nella futura coalizione.

Il ragionamento attribuito a Conte è netto: «La presenza di Iv nella coalizione non è un problema nostro, ma dell’Italia». Il leader pentastellato ha aggiunto che, se una parte degli elettori del Movimento dovesse rinunciare a votare a causa della presenza di Renzi, l’obiettivo di mandare a casa il governo Meloni rischierebbe di diventare irraggiungibile. Parole che, rilanciate mentre era in corso il confronto tra i leader, sembravano poter compromettere l’intesa appena avviata. In realtà, secondo la ricostruzione del vertice, il passaggio non sarebbe stato diffuso su iniziativa diretta di Conte: il testo del ragionamento era già stato rielaborato e fatto circolare una decina di giorni prima.

Resta però il significato politico della posizione. Per il Movimento 5 Stelle, l’eventuale alleanza con Italia Viva non può essere considerata una questione puramente organizzativa. Renzi continua a rappresentare un elemento divisivo per una parte della base pentastellata, e Conte non sembra intenzionato a ignorare questo problema in nome dell’allargamento della coalizione. C’è anche un elemento che contribuisce a ridimensionare lo scontro: l’ex premier avrebbe già chiarito di non essere interessato a comparire nel cosiddetto listino di maggioranza, una delle condizioni che Conte avrebbe posto. Questo, tuttavia, non cancella le riserve sulla partecipazione di Italia Viva al progetto comune.

Porte aperte a Italia Viva, ma il centro può dividersi

La nota congiunta diffusa al termine della riunione indica una linea di apertura. Il tavolo incaricato di elaborare il programma sarà avviato dalla prossima settimana e coinvolgerà le forze di opposizione presenti in Parlamento che condividono l’obiettivo di costruire un’alternativa alla destra. Tra i soggetti invitati al confronto figurano dunque anche Italia Viva, +Europa, Progetto Civico e Rifondazione comunista. Il perimetro politico resta però da definire. Nell’area centrista sono in corso tentativi di coordinamento per evitare una dispersione di sigle e candidature. Ernesto Maria Ruffini, con il progetto «Più uno», starebbe lavorando a un’iniziativa capace di riunire diverse realtà moderate. Il percorso è stato discusso anche con Schlein e Conte, che avrebbero incoraggiato il tentativo.

Non è tuttavia escluso che il centro finisca per presentarsi diviso in due componenti: da una parte il progetto di aggregazione delle forze centriste, dall’altra Italia Viva, che potrebbe scegliere di mantenere un percorso autonomo. Una soluzione che consentirebbe di evitare una fusione politica, ma non risolverebbe automaticamente il problema della collocazione di Renzi nell’alleanza elettorale. Anche Rifondazione comunista mantiene una posizione particolare. Il segretario Maurizio Acerbo non punterebbe a un ingresso organico nella coalizione, ma a un’intesa di carattere tecnico, motivata da quella che considera un’emergenza democratica. Un’altra tessera, dunque, che mostra quanto sia ancora articolata la costruzione del fronte progressista.

Il programma entro novembre e la piazza di dicembre

Al di là delle divisioni, i quattro leader hanno deciso di imprimere una prima accelerazione al lavoro comune. Il programma dovrà essere definito entro la fine di novembre, attraverso tavoli tematici aperti alle forze politiche che intendono partecipare al progetto. A dicembre dovrebbe invece arrivare il primo appuntamento pubblico di rilievo: una manifestazione nazionale contro il carovita e la manovra economica del governo. La data indicata come più probabile è quella di sabato 12 dicembre, anche se la nota ufficiale parla più genericamente di un’iniziativa da organizzare nel corso del mese. La mobilitazione sarà aperta non soltanto ai partiti, ma anche alle organizzazioni sociali e alla società civile.

L’obiettivo è costruire un terreno comune sui temi economici e sociali, provando a trasformare le diverse opposizioni in un soggetto politico riconoscibile. Un passaggio necessario per evitare che il progetto resti confinato agli accordi tra i vertici e per dare visibilità a una proposta alternativa al governo.

Primarie a febbraio, anche con il voto online

Il calendario comprende infine le primarie, da svolgere entro febbraio. La scelta della scadenza non sarebbe casuale: Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni guardano infatti al possibile pronunciamento della Corte costituzionale sulla nuova legge elettorale, atteso tra gennaio e febbraio. Il calendario del centrosinistra sarebbe stato costruito anche tenendo conto di questo passaggio, che potrebbe incidere sul quadro delle regole e sulla preparazione delle prossime elezioni.

La consultazione dovrebbe prevedere anche la possibilità di votare online. Per evitare interferenze o tentativi di alterare il risultato, sarebbe prevista una procedura di preregistrazione degli elettori. Resta da capire, però, chi sarà effettivamente in corsa e soprattutto quale sarà il perimetro politico chiamato a scegliere il candidato alla guida della coalizione. Le primarie, infatti, non possono prescindere da un’intesa preliminare sui soggetti che ne faranno parte e sulle regole condivise.

È qui che il nodo Renzi torna inevitabilmente al centro. Il Campo largo ha fissato le scadenze e ha aperto il tavolo programmatico, ma non ha ancora sciolto la questione più delicata: fino a che punto allargare l’alleanza senza perdere pezzi del proprio elettorato? Per battere Meloni potrebbe servire una coalizione ampia. Ma, per costruirla, non basta mettere insieme sigle e leader: occorre convincere anche gli elettori che quelle forze possano stare davvero dalla stessa parte.